Caos scuola, tutti contro Gerosa. Durissimi i prof-consiglieri, Degasperi: "Non dialoga, non ascolta, non studia". Malfer: "Esempio di come non fare l'assessora"
La frattura tra l'assessora provinciale all'istruzione Francesca Gerosa e il mondo della scuola appare ormai insanabile. Durissimi i consiglieri Michele Malfer (Campobase) e Filippo Degasperi (Onda), entrambi docenti. "Il suo ruolo sarebbe quello di governare i fenomeni, ascoltare le parti, tendere ponti e poi, ovviamente, fare una sintesi politica, mentre invece lei ragiona con "sono qui io", "comando io", "si fa così". Con ritmi incalzanti, tipici della propaganda politica, per mettere sempre una "bandierina", l'assessora dimostra di essere lontanissima dalla realtà e dalla scuola, quella "vera" e non quella che viene raccontata nelle aule"

TRENTO. Da una parte c'è l'assessora provinciale all'istruzione Francesca Gerosa, dall'altra praticamente tutto il mondo della scuola. La maggioranza in piazza Dante tace (o, quanto meno, non la difende minimamente), l'opposizione incalza, qualcuno sta pensando addirittura ad una mozione di sfiducia da presentare prossimamente in Aula e la frattura tra chi la scuola la governa e chi la "pratica" appare ormai insanabile.
In consiglio provinciale siedono anche alcuni "prof", intesi come docenti prima della carriera politica, che utilizzano parole durissime nei confronti dell'assessora.
Michele Malfer, alla sua prima legislatura in piazza Dante, ha trascorso una "vita" nella scuola ("quasi 35 anni" racconta), prima come insegnante e poi come vice preside. A 20 anni era già docente all'Ipia di Villazzano, poi "Pozzo", l'Itc di Predazzo, poi confluito nell'istituto comprensivo "Rosa Bianca" che ha la propria sede centrale a Cavalese.
Insomma, l'ex vice sindaco di Cavalese ha trascorso molto più tempo nelle aule, nei corridoi e in tutti gli altri locali scolastici, rispetto a quello passato nei palazzi della politica: conosce benissimo le componenti, le dinamiche e le difficoltà di un mondo che tutti definiscono "unico" e, proprio per la sua importanza e peculiarità, necessiterebbe (il condizionale è d'obbligo) di un giusto approccio.
"E, invece - esordisce Malfer -, l'assessora ha un metodo, un atteggiamento e uno stile che sono completamente sbagliati. E' tutto molto semplice: il suo ruolo sarebbe quello di governare i fenomeni, ascoltare le parti, tendere ponti e poi, ovviamente, fare una sintesi politica, mentre invece lei ragiona con "sono qui io", "comando io", "si fa così". Con ritmi incalzanti, tipici della propaganda politica, per mettere sempre una "bandierina", l'assessora dimostra di essere lontanissima dalla realtà e dalla scuola, quella "vera" e non quella che viene raccontata nelle aule. Purtroppo per lei il mondo scolastico bisogna conoscerlo, si deve studiare e approfondire, non "buttare" lì provvedimenti uno dietro l'altro con la smania di chi ha bisogno di dimostrare che sta facendo molto e sta cambiando le cose. Ogni riforma che riguarda la scuola va ponderata. Il risultato è che non ha fatto nulla. La presentazione e la pretesa che venga approvato il Ddl 75 sulle carenze formative e sulle capacità relazionali nelle scuole superiori trentine è l'esempio plastico di come non interpretare il ruolo di assessora all'istruzione e come non rapportarsi con l'Aula''.
Ecco, appunto, perché c'è un altro "macro tema" che torna puntuale ogniqualvolta vi sia il coinvolgimento di Francesca Gerosa, sia nel suo ruolo di assessora provinciale che da presidente di Fratelli d'Italia. Tutto quello che "arriva" da Roma viene recepito, senza "se" e senza ma".
E, quando la situazione si fa intricata (praticamente sempre), ecco che in campo scendono i ministri (e non è la prima volta), che prendono le difese dell'assessora e del suo operato, nonostante le tante perplessità provenienti dalla stessa maggioranza.
"E' un ossimoro pazzesco - conclude il consigliere provinciale di Campobase -: una Provincia Autonomia come la nostra, che potrebbe disegnare un modello di scuola diverso, unico, esemplare e incidere in maniera significativa è piegata costantemente all'ideologia romana: tutti i fallimenti ideati nella Capitale diventano automaticamente anche "nostri", in maniera assolutamente scientifica. Un esempio? Il liceo del Made in Italy, che è stato un flop anche in Trentino. Ma non è l'unico: di fatto i suoi provvedimenti sono dei "taglia e incolla" di quanto arriva dal Ministero. Stiamo perdendo la nostra identità a livello scolastico: il suo atteggiamento politico può portare solamente ad un appiattimento, quando invece avremmo tutti gli strumenti per distinguerci e fare il bene dei giovani di oggi, gli adulti del domani. L'assessora deve capire che governare il mondo della scuola è difficile e serve preparazione: se questa non c'è "di base", allora bisogna informarsi, confrontarsi e ascoltare tutti, nessuno escluso. Io le scuole le giro, parlo con gli insegnanti, mi confronto con tutte le componenti e il distacco è evidente. Enorme: basta propaganda, basta servilismo, così non è possibile veramente andare avanti".
Tredici sono invece gli anni che Filippo Degasperi ha trascorso all'istituto alberghiero di Levico Terme come docente: al suo terzo mandato in Provincia, il fondatore e rappresentante di Onda è sempre stato prodigo di critiche, consigli e indicazioni riguardo il mondo della scuola. "Dialogo e ascolto sono però due parole assolutamente sconosciute nel vocabolario dell'assessora, che sta peggiorando il sistema scolastico" incalza.
Anche lui, come il collega di Campobase, con gli "attori" scolastici ha un rapporto quotidiano, fitto e confidenziale, che gli permette di avere il polso della situazione ad ogni angolo del Trentino.
"Evidentemente ha un gran bisogno continui di apparire - incalza il rappresentante di Onda in piazza Dante - perché continua ad utilizzare la scuola come tramite per andare sui giornali e in tv. E' incredibile, ma purtroppo è la triste realtà: l'assessora Francesca Gerosa fa un uso strumentale di un ambito che, invece, dovrebbe essere approfondito e governato con attenzione e competenza e che necessiterebbe di un approccio decisamente diverso. Da quando è in carica ha parlato tutti i giorni di scuola, ha postato tutti i giorni: già il sistema scolastico non godeva prima di buonissima salute, adesso la situazione è notevolmente peggiorata. Se non ne ha contezza, glielo dico io: il clima si è fatto decisamente più "pesante" e la fatica per chi ci lavora è aumentata. Il suo modo di porsi non funziona e non lo ha ancora compreso: non dialoga, non chiede, non ascolta anche chi, in tale ambito, ha decisamente più esperienza a lei, a cui non interessa assolutamente migliorare la scuola trentina, semplicemente cerca di dare lustro alla propria figura e mettersi in "buona luce" con chi governa a Roma. Vista l'appartenenza politica dell'assessora mi viene da dire che il suo approccio è perfettamente gerarchico".
E la scuola come reagisce?
"L'istituzione stessa ha le sue contromisure - aggiunge Degasperi -, ovvero disapplicare le indicazioni. A questo punto, però, mi domando: c'è controllo da parte dell'assessorato o l'istituzione perde credibilità una seconda volta? Faccio degli esempi, anche se servirebbe un libro da quanti sono: prendete le questioni riguardanti le vacanze lunghe, i compiti e la disconnessione. Mi domando: ma qualcuno ha poi fatto le opportune verifiche? E la questione liceo Prati? Si era alzato un polverone pazzesco. Ma non aveva fatto una delibera incaricando i due "famosi" esperti che avrebbero dovuto "rieducare" - accompagnare il corpo insegnanti? Se n'è fatto qualcosa? Per non parlare della questione legata al digitale, dove si smentirà in maniera colossale. A lei tutto ciò non interessa: l'importante è andare sui giornali, fare propaganda, poi quale sia il risultato poco importa. Ma dentro la scuola queste cose le ricorderanno. Non basta dichiarare di essere aperti al dialogo, poi bisogna mettere in pratica tali presunti buoni propositi: se una categoria, come quella degli insegnanti, manifesta delle difficoltà, che ci sono e sono molte, bisogna invitarla a parlarne, ascoltarla, confrontarsi. La soluzione non è intervenire quando l'esasperazione è al massimo e poi dire "mi ricattate". Io, e ne conosco tanti, non ho mai sentito di nessuno che sia stato convocato. Dice che la scuola non è un "progettificio": giusto, noi lo sosteniamo da anni, ma con un'enorme differenza. Lei toglierebbe tutto, noi vorremmo salvare quelli fondamentali, come quello riguardante l'educazione sessuale. Non ci siamo: non si entra sempre e costantemente a gamba tesa. Le proposte le abbiamo fatte, ma da parte sua non c'è mai stato ascolto".













