In tribunale a Trento un manifesto per votare ''No'' al referendum? Eccher: ''Gravissimo, non è luogo di propaganda politica ma di garanzia dei diritti dei cittadini''
Dopo lo scivolone clamoroso del Pd che ha dovuto cancellare il post che ritraeva i campioni olimpici Mosaner e Constantini per sostenere il ''No'' al referendum arriva un'altra situazione poco chiara in Tribunale a Trento. L'avvocata, componente laica del Consiglio superiore della magistratura: ''Comportamento totalmente incompatibile con i principi di imparzialità, autonomia e indipendenza che devono caratterizzare l'azione della magistratura e l'immagine stessa delle istituzioni giudiziarie''

TRENTO. ''Giusto dire No - 10 buone ragioni''. Il manifesto promozionale di chi sostiene il ''No'' al referendum sulla giustizia è comparso in tribunale a Trento, affisso davanti all'ufficio di un giudice della sezione lavoro e sta facendo discutere. Ovviamente per i cittadini vederlo esposto in un luogo tanto importante e istituzionale rappresenta un endorsement estremamente autorevole, per gli addetti ai lavori, invece, appare come un intervento ''a gamba tesa'' sulla campagna referendaria.
"Il tribunale è luogo di garanzia dei diritti dei cittadini e di applicazione della legge, non può in alcun modo essere percepito o utilizzato come spazio di manifestazione o propaganda politica". A dichiararlo Claudia Eccher, componente laica del Consiglio superiore della magistratura, che ha commentato così quanto è emerso. "Qualora confermato, si tratterebbe di un comportamento totalmente incompatibile con i principi di imparzialità, autonomia e indipendenza che devono caratterizzare l'azione della magistratura e l'immagine stessa delle istituzioni giudiziarie", osserva Eccher secondo la quale è "necessario che siano svolti con urgenza gli opportuni approfondimenti affinché sia assicurato il pieno rispetto dei doveri istituzionali e della credibilità dell'ordine giudiziario".
Si tratterebbe senza dubbio dell'ennesimo scivolone nell'avvicinamento al voto del 22 e 23 marzo. Proprio oggi è esploso il caso, politico in questo caso, del Partito democratico che sempre per sostenere il ''No'' al referendum si è appropriato di immagini coperte da diritti internazionali di trasmissione ed ha pubblicato un video delle Olimpiadi con in azione Amos Mosaner e Stefania Constantini. Il video caricato sui social mostrava uno dei colpi vincenti della coppia italiana di curling, bronzo alle Olimpiadi, indicandolo come un voto referendario messo a segno. Un'operazione gravissima che ha visto immediatamente il campione trentino prendere pubblicamente le distanze da quel messaggio e il Coni intervenire per la rimozione del video.
Nelle scorse settimane a sostegno del ''No'' era uscito un video dello storico Barbero completamente fuori asse nella sua analisi e poi il Pd ha rilanciato (salvo cancellarlo dopo poco tempo) un video del professor D'Orsi, noto filo russo, che il 17 ottobre scorso ha partecipato alla serata di gala per il ventesimo anniversario di Russia Today, sempre per sostenere il No e ancora i militanti di Casa Pound che facevano il saluto romano e la scritta ''loro votano sì''. Una deriva comunicativa e politica sempre più polarizzante e populista che ha portato all’intervento (contrario) della vicepresidente del Parlamento Europeo nonché esponente Pd, Pina Picierno. D'altronde è noto che diversi esponenti del centrosinistra voteranno comunque ''Sì'' al referendum ed è probabile che questa campagna così smaccata e pesante non aiuti la causa del ''No'' ma la affossi ulteriormente.












