La destra austriaca celebra ''i combattenti per la libertà sudtirolesi degli anni '60'': ''Hanno lottato per la patria e fatto sì che l'Alto Adige non perdesse la sua identità''
Nel corso del “Mercoledì delle ceneri politico” il vicepresidente della regione Alta Austria e membro dell'FPÖ Manfred Haimbuchner ha applaudito all'operato degli attivisti del Bas

BOLZANO. Lode all'Alto Adige, ma soprattutto lode ai “combattenti per la libertà degli anni '60 che hanno lottato per la propria patria”. Queste parole sono state pronunciate dal vicepresidente della regione Alta Austria e membro della FPÖ Manfred Haimbuchner, nel corso del tradizionale “Mercoledì delle ceneri politico”.
Quest'ultima è una tradizione consolidata delle zona dell'alta Austria, in cui i partiti politici tengono comizi, spesso in un'atmosfera da tendone della birra, per lanciare attacchi verbali agli avversari e definire le linee guida per l'anno politico, segnando anche la fine del carnevale e l'inizio della Quaresima.
Ed è proprio in Alta Austria che il Mercoledì delle Ceneri politico è ormai per tradizione tinto di "blu", il colore della FPÖ, partito della destra nazionalista, che da molti anni elegge Ried im Innkreis come palcoscenico per il suo raduno.
Il cuore della convention è stato rappresentato dai discorsi di Manfred Haimbuchner, vicepresidente dell'Alta Austria, e del leader nazionale Herbert Kickl.
E come detto, è stato proprio Haimbuchner ad iniziare il suo discorso con con una dichiarata vicinanza all'Alto Adige.
“I combattenti per la libertà degli anni '60 sono personalità che hanno combattuto per la loro patria con grande dedizione – ha detto il vicepresidente -. In una lotta lunga decenni, hanno contribuito a fare si che l'Alto Adige sia stato in grado di preservare la sua identità e a mantenere l'attuale modello di pacifica convivenza e benessere tra i gruppi linguistici”. Una lotta che, è doveroso ricordarlo, in trent'anni in Alto Adige è constata di oltre 360 attentati e ha lasciato sul campo 21 morti, tra cui 15 appartenenti alle forze dell'ordine, 2 privati cittadini e 4 terroristi.
“E rispondo ancora una volta alle critiche: questo impegno storico è qualcosa che può derivare dal coraggio, dalla costanza e dal patriottismo, valori che ancora oggi hanno un significato. In quelle figure dovete vedere un esempio di amore per le proprie radici”, ha concluso.
Il plauso al discorso del vicepresidente arriva anche da Gudrun Kofler, nipote di Eva Klotz, eletta in Tirolo con la FPÖ, che ha condiviso il discorso del vicepresidente Haimbuchner.
Haimbuchner ha poi ribadito il suo fermo sostegno alla neutralità austriaca e all'esercito federale, ricordando con orgoglio il proprio passato sotto le armi ma augurandosi, al contempo, che nessun giovane debba mai trovarsi a combattere realmente.
Per l'esponente della FPÖ, la neutralità non deve essere intesa come un "comodo divano" o una scusa per l'inerzia, ma richiede investimenti concreti in capacità difensive e responsabilità finanziaria.
Non è mancata una stoccata polemica verso quella che ha definito la propaganda marxista presente in alcune redazioni giornalistiche, colpevole a suo dire di aver ridicolizzato l'esercito per decenni. Con il suo tipico piglio pungente, Haimbuchner ha poi concluso ironizzando su quegli intellettuali che, parole sue, non "saprebbero nemmeno annodarsi una cravatta".












