"Riconosciamo l'indennità di bilinguismo a chi parla sloveno nelle forze dell'ordine: un provvedimento sul modello del Trentino Alto Adige"
La mozione è stata depositata dal consigliere della Slovenska skupnost Marko Pisani, e mira a favorire il dialogo con il territorio, i rapporti operatori della vicina Slovenia e le emergenze anche nelle comunità del Carso e della montagna

TRIESTE. Riconoscere l'indennità sul bilinguismo anche per tutti gli operatori delle forze dell'ordine quali polizia, carabinieri, polizia penitenziaria e guardia di finanza del Friuli Venezia Giulia. E' questa la richiesta depositata dal consigliere regionale della Slovenska skupnost Marko Pisani, già sindaco del comune di Repen/Monrupino, sostenuta anche dai consiglieri dem Nicola Conficoni e Francesco Martines.
La proposta è stata presentata giovedì 30 luglio nel palazzo del Consiglio regionale e verrà discussa nell'ambito della prossima commissione. L'auspicio, come indicato dallo stesso Pisani, risiede nella speranza che il provvedimento possa concretizzarsi entro la fine dell'anno.
“Questa mozione nasce dalla necessità di parificare la situazione del bilinguismo all'interno delle forze dell'orine – ha commentato Pisani -, così come già avviene in altre realtà, su tutte il Trentino Alto Adige, e in riconoscimento anche di quegli esponenti che già adesso ci sono e che parlano sloveno. Questo è particolarmente importante in un territorio come il nostro, confinante per buona parte con la Slovenia e dove è presente la comunità slovena all'interno, perché agevola i rapporti con la popolazione e accorcia le distanze anche verso quelle categorie di persone, come ad esempio alcuni anziani, che si trovano più a loro agio nell'esprimersi attraverso la propria lingua madre”.
La richiesta verte quindi su un aggiornamento del contratto nazionale del lavoro delle forze di polizia, che andrebbe ad equipararsi anche con altri Paesi europei. Nella stessa Slovenia ad esempio l'indennità sul bilinguismo è già prevista nei Comuni riconosciuti ufficialmente bilingui sia per i rappresentanti della lingua ungherese che di quella italiana. Un processo che inoltre favorisce le comunicazioni operative mirate alla cooperazione internazionali in una vasta gamma di situazioni.
“Oltretutto è fondamentale per noi pensare che con questo provvedimento potremmo essere più vicini anche alle comunità bilingui che vivono nel Carso o in montagna – conclude il consigliere -, e dare loro un senso di sicurezza ancora maggiore. Basti pensare a quanto ulteriore giovamento trarrebbe ad esempio la gestione delle emergenze, che frequentemente hanno coinvolto situazioni a cavallo tra il confine italiano e quello sloveno, e che necessitano spesso di comunicazioni rapide e di tutta una serie di sinergie al fine di ottenere un risultato efficiente”.
L'iter attraverso il quale poter ottenere tale riconoscimento economico passa dall'approvazione da parte del governo nell'ambito di una mediazione con i vertici della Regione Friuli Venezia Giulia e diventerebbe attuabile grazie ad un finanziamento nazionale, che oltre a rappresentare maggiormente il territorio attraverso l'espressione delle forze dell'ordine, andrebbe a favorire ulteriormente anche la cooperazione internazionale perseguendo un solco già tracciato negli ultimi anni, come ha puntualizzato Francesco Merino, segretario provinciale del Sindacato italiano unitario lavoratori di Polizia (Siulp).
“E' un'iniziativa che parte proprio dal sindacato Siulp – rimarca il rappresentante sindacale -, e abbiamo trovato una preziosa sponda nel consigliere Pisani che si è fatto carico della causa, per la quale auspichiamo un'applicazione che possa tradursi in un'indennità e quindi un aumento economico per coloro che siano in possesso una certificazione di bilinguismo, le cui modalità di riconoscimento verranno individuate in un secondo passaggio. Un piano che prevede anche all'interno dei concorsi di assunzione una parte dei posti riservati alle categorie bilingui sulla falsariga di quanto già accade ad esempio a Bolzano. Ma soprattutto il provvedimento è una questione anche sociale, che riconosce che siamo una regione di confine e allo stesso tempo il diritto della minoranza slovena di rapportarsi con le istituzioni nella propria lingua, mentre sul piano della cooperazione internazionale andrebbe in una direzione di fatto già praticata, perché le pattuglie miste sono una realtà sia in Slovenia che in Croazia, ed è necessario ufficializzare queste pratiche”.














