Stop alla cultura del lamento in montagna: ''Idroelettrico, turismo, università e servizi. Basta con i sussidi bisogna creare occasioni e vantaggi''
Il presidente della camera di commercio di Treviso e Belluno, Francesco De Bettini all’inaugurazione di HoReCa a Longarone ha fatto un discorso capace di accendere gli entusiasmi: ''Si resta se ci sono vantaggi concreti, occasioni e opportunità. Alle istituzioni spetta decidere, alle imprese assumersi il rischio. Basta con lo stipendio del montanaro''. Quattro punti per rilanciare il Bellunese

LONGARONE. Stop ai sussidi e agli incentivi, non tutti devono restare per forza in montagna a vivere. Si garantiscano, invece, infrastrutture e servizi per fare in modo che chi resta abbia la possibilità di farsi valere, cittadine e imprese su tutti. E' stato un discorso importante e lontano dai 'lamenti' che spesso connotano certi tipi di incontri, quello pronunciato dal presidente della camera di commercio di Treviso e Belluno, Francesco De Bettini all’inaugurazione di HoReCa a Longarone. ''Si resta - ha detto - se ci sono vantaggi concreti, occasioni e opportunità. Alle istituzioni spetta decidere, alle imprese assumersi il rischio''.
Un cambio di prospettiva che ricorda il famoso detto, attribuito a Confucio ma che pare in realtà di Confucio non sia, che recita: ''Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno; insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita''. Quello che De Bettini chiede a gran voce non è ''lo stipendio del montanaro'', così l'ha definito lui stesso spiegando di essere ''contrario all’idea di mantenere la popolazione in montagna attraverso sussidi permanenti ad personam''. Per il numero uno della camera di commercio si tratti di un’organizzazione privata o di una famiglia, di un lavoratore o di uno studente, quel soggetto sceglie un luogo dove vivere e progettare la propria vita se ne ha delle ragioni, delle convenienze e dei vantaggi concreti, occasioni verificabili nel presente e programmabili nel futuro.
Intorno a un sussidio, si legge in un accurato report di quanto accaduto su Dolomind, non si costruisce un progetto a lungo termine il che, ovviamente, ribalta la retorica della montagna soggetto debole da sostenere con la finanza pubblica (qui sta il passaggio chiave) e sollecita le classi dirigenti provinciali, che operino nel pubblico o nel settore privato, a svolgere appieno il proprio ruolo: prendere le decisioni, mentre le imprese si devono assumere i rischi tipici di chi intraprende.
Anche perché, ricorda il presidente, le risorse ci sono, ma vanno organizzate in base alle priorità che collettivamente il territorio si dà e occorre smettere di ''inseguire ogni bando o ogni possibilità di finanziamento con idee diverse''. La Camera di Commercio, ha spiegato De Bettini, può svolgere qui un ruolo di coordinamento delle iniziative e di cerniera tra i soggetti, offrendo supporto per la costruzione di piani economici e per la ricerca di competenze e di interlocutori. Quindi sono state indicate alcune priorità.
Le leve principali secondo la Camera di Commercio sono quattro, coordinate attraverso un portafoglio in grado di ''collegare fabbisogni del territorio, fondi disponibili e investimenti privati''.
La prima leva è quella dell’energia e qui l’obiettivo è duplice: da un lato accrescere la capacità di investimento locale grazie ai maggiori introiti derivanti dalla risorsa idrica, ''così da poterli reinvestire nella sua cura, nelle infrastrutture e nelle condizioni dello sviluppo''; il secondo obiettivo è avere ''un surplus di energia - spiega De Bettini - da poter utilizzare a prezzi inferiori ai riferimenti di mercato, con condizioni sufficientemente stabili da incidere sulle scelte di famiglie e imprese''. È chiaro che ridurre il costo dell’energia significa agevolare l’insediamento di nuove attività produttive e, di conseguenza, l’attrazione di nuova popolazione.
La seconda leva è il turismo diffuso, nello spazio e nel tempo, perché è chiaro ormai a tutti che il turismo internazionale non si identifica nella stagionalità e la puntualità, la concentrazione dell’offerta limitata su alcuni luoghi, ha conseguenze non sempre positive. Qui gli attori chiave individuati dal presidente sono la Dmo e la Fiera di Longarone. La prima dovrà organizzare la destinazione nel suo complesso e in tutte le sue articolazioni; la seconda, di cui verrà proposto un rebranding, potrà aggregare su progetti specifici operatori, investitori, fornitori di tecnologie, imprese. Il turismo, ha detto chiaramente De Bettin, va inteso anche come piattaforma territoriale in grado di generare nuove iniziative collaterali e stimolare nuova imprenditorialità: ''Oltre a ‘fare il suo’ a tutti gli effetti abilita il ‘fare altro’. Un itinerario ben organizzato può sostenere ricettività, commercio di prossimità, produzioni agricole, artigianato e servizi di mobilità''.
La generazione di conoscenza è la terza leva e deve diventare stabile. È un punto cruciale in una fase storica che vede la competizione transitare dalle singole imprese agli ecosistemi territoriali in cui la crescita dipende dalla qualità delle istituzioni, dalla capacità di cooperare e dalla forza delle leadership locali. La montagna, secondo il presidente della Camera di Commercio, deve diventare la sede possibile della ricerca universitaria e qui ci vorrà l’impegno collettivo per lavorare ''ad accordi con le università del Nordest affinché trasferiscano stabilmente in provincia, soprattutto nelle aree più interne, alcuni laboratori con le loro attività, le attrezzature necessarie e i gruppi di ricerca''. Tra le ipotesi tracciate dal presidente fisica e ingegneria applicate alle transizioni energetica ed ecologica oltre agli studi sulla biosfera, sulle foreste, sull’agricoltura e sull’allevamento zootecnico.
La quarta e ultima leva è ''la responsabilità pubblica dei servizi generali - continua De Bettin -. Le pari opportunità di chi vive e lavora in montagna richiedono una spesa pubblica adeguata. Scuola, sanità, assistenza, mobilità e connettività sono condizioni dello sviluppo. La legge 25 deve trovare attuazione anche attraverso accordi con la Regione che colleghino funzioni, obiettivi e risorse, senza cercare inutili contrapposizioni, anche perché la Regione rimane il nostro interlocutore e alleato in questo percorso''. Certo, i servizi andranno valutati ''in base alla loro accessibilità effettiva e sulla mobilità'', ma proprio per questo servono «programmazione di area vasta e collaborazione fra fondovalle e territori più interni. Le loro interdipendenze devono orientare le decisioni di spesa''.
Si tratta di un programma di vasta portata, più che per i contenuti che verranno poi definiti dai diversi attori coinvolti, per la cornice generale che prevede assunzioni di responsabilità, decisioni e il coordinamento delle iniziative volto al raggiungimento di obiettivi definiti di comune accordo dal territorio.












