Contenuto sponsorizzato
Belluno
03 novembre | 06:45

"Allarme casa, basta con studi che non portano a nulla", l'Ater chiede collaborazione tra gli enti: "Risorse e interventi e per il turismo guardiamo all'Alto Adige"

Sul fronte residenzialità a intervenire è Massimo Bortoluzzi, vice presidente Ater Belluno, che chiede, soprattutto alla Provincia, di mettere in campo risorse e strumenti per una seria politica su tutto il territorio. “Sono tre anni che si studiano progetti sulla residenzialità, ma ora servono decisioni, finanziamenti e cantieri. Andiamo oltre i piccoli interventi e costruiamo progetti replicabili”

"Allarme casa, basta con studi che non portano a nulla", l'Ater chiede collaborazione tra gli enti

BELLUNO. “Alla Provincia e a tutti gli enti chiedo collaborazione: mettiamo da parte i campanilismi e trasformiamo in tempi rapidi le risorse in case e servizi che funzionano. Partecipare ai bandi è giusto e Ater lo sta facendo, ma non possiamo affidare la strategia abitativa a procedure complesse ed esiti incerti. Dobbiamo avviare una programmazione territoriale alla quale i bandi aggiungano ulteriori possibilità”.

 

Il tema casa è tra i più urgenti per la provincia di Belluno. A intervenire è Massimo Bortoluzzi, vice presidente Ater Belluno, che esorta a una collaborazione concreta con Provincia, Comuni, Bim, azienda sanitaria, strutture assistenziali e soggetti impegnati nella formazione. “La provincia - afferma - ha bisogno di un progetto condiviso per la residenzialità: servono abitazioni accessibili per chi vive e lavora qui, servizi per famiglie e anziani, condizioni che permettano ai giovani di restare e a nuovi lavoratori di trasferirsi. Le risorse possono fare la differenza, ma dobbiamo concentrarle su interventi concreti”.

 

Da qui la necessità di andare oltre i campanilismi e ragionare sull’intera provincia. “Sono tre anni - nota - che si studiano progetti sulla residenzialità, ma ora servono decisioni, finanziamenti e cantieri. Continuare a pagare approfondimenti che non si traducono in interventi significa sottrarre tempo e risorse alle risposte che le persone aspettano”. 

 

La richiesta di Bortoluzzi è in particolare impiegare una quota dei circa 40 milioni di euro di arretrati destinati alle spese di investimento presenti nelle casse provinciali per la residenzialità, individuando gli interventi ammissibili e gli accordi necessari per realizzarli. A questi si aggiungono oltre 30 milioni l’anno di entrate ordinarie provinciali, circa 15 milioni del Bim e circa 40 milioni dei Fondi di confine per il Bellunese. “Sono canali diversi, con competenze, vincoli e impegni da rispettare - commenta - ma serve una regia che individui quali quote possano concorrere a un programma pluriennale. Coordinando una parte di queste disponibilità possiamo dare alla risposta abitativa una dimensione adeguata”.

 

Interlocutore privilegiato è quindi Alberto Peterle, consigliere provinciale delegato sia a bilancio e residenzialità. “A lui - nota Bortoluzzi - chiedo un programma operativo: quante risorse destinare, quali immobili recuperare, quanti alloggi rendere disponibili e con quali scadenze. Gli studi devono diventare scelte e cantieri”.

 

In più l’aspetto sociale: l’allarme infatti è ancora una volta sulla mancanza di lavoratori e sull’invecchiamento della popolazione. “La politica della casa - aggiunge - deve dialogare con quella sanitaria e sociale. Una maggiore disponibilità di alloggi può aiutare a trattenere i lavoratori, insieme a retribuzioni e condizioni professionali adeguate. In tutto ciò, Ater può diventare lo strumento operativo adatto, senza nuove strutture inutili: possiede un’esperienza nel recupero e nella gestione del patrimonio abitativo che va valorizzata”.

 

E nonostante “anche due appartamenti siano importanti per chi potrà abitarli”, occorre passare dai piccoli interventi a progetti di ampio respiro e replicabili. Come? Tra le ipotesi, l’istituzione di una società pubblico privata con funzioni immobiliari, che permetterebbe di recuperare gli immobili sui quali il privato non vuole o non può intervenire, ma sempre con obiettivi pubblici precisi. 

 

Infine il fronte turistico. “Guardiamo all’Alto Adige - conclude - e prendiamo esempio dalle esperienze che possono funzionare nel Bellunese. Dobbiamo puntare su una ricettività organizzata capace di creare occupazione e ricchezza diffusa, coinvolgendo fornitori, artigiani, commercio, ristorazione e servizi locali. Le abitazioni utilizzate solo per poche settimane all’anno non assicurano la stessa continuità economica e sociale, perché rischiamo di avere case vuote nei periodi di bassa stagione mentre chi lavora qui non trova una sistemazione. Le politiche pubbliche devono invece sostenere una ricettività che generi valore e favorire il recupero delle abitazioni per i residenti e i lavoratori”.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 03 novembre | 06:00
Nel quadro complessivo dell’ambito della bassa soglia, l’offerta provinciale di 256 posti sarà articolata tra i 156 posti permanenti attivi [...]
Cronaca
| 02 novembre | 20:53
La Provincia sull'episodio dei due cacciatori rimasti bloccati sulle postazioni a causa della presenza di un orso: "Non aveva comportamenti [...]
Cronaca
| 02 novembre | 20:02
Negli spazi che un tempo erano legati all'attività di padre Fabrizio Forti, il frate che qui preparava pasti e pacchi alimentari destinati alle [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato