Riforma sociosanitaria, la Cisl avverte la Provincia: "Non basta cambiare le regole, bisogna investire sulle persone"
Davanti alla Quarta Commissione del Consiglio provinciale il sindacato ha portato le proprie osservazioni: "Condividiamo le finalità, ma gli strumenti sono insufficienti. Non basta cambiare le regole, bisogna investire sulle persone"

TRENTO. “Senza risorse, personale e contratti rinnovati, la riforma rischia di non rispondere ai bisogni reali”. La Cisl del Trentino è presente ai lavori sulla riforma sociosanitaria. Davanti alla Quarta Commissione del Consiglio provinciale è intervenuto il segretario Beppe Pallanch che, nel condividere le finalità della riforma ha però sottolineato come gli strumenti in campo ad oggi sono insufficienti.
Le questioni poste dal sindacato sono cinque. I lavoratori devono essere protagonisti: non si riorganizza l’assistenza senza coinvolgere chi ogni giorno garantisce i servizi. Per Rsa, Apsp e servizi di assistenza domiciliare, carenza di personale, invecchiamento degli operatori e crescente complessità assistenziale impongono la revisione dei parametri e investimenti adeguati.
Vanno poi rinnovati i contratti della sanità privata, valorizzando economicamente le professioni di cura. La clausola di invarianza finanziaria è una criticità, perché non si migliorano i servizi senza investire nel loro funzionamento. Infine, la politica deve esercitare pienamente il proprio ruolo, individuando priorità coerenti con i bisogni della popolazione.
“Una Provincia che dispone di importanti risorse finanziarie deve investire non solo nelle opere, ma anche nelle persone che fanno funzionare i servizi, dalle strutture residenziali all’assistenza a domicilio”, prosegue Pallanch. “Servono personale, condizioni di lavoro sostenibili, contratti dignitosi e una reale capacità di rispondere all’invecchiamento della popolazione”.
La Cisl del Trentino chiede “una riforma concretamente sostenibile, capace di valorizzare il lavoro e migliorare l’assistenza, e continuerà a essere presente in ogni sede istituzionale. Perché senza chi cura, nessuna riforma può funzionare” ha concluso Pallanch.













