Legge sulla montagna, l’allarme dai territori. “Non vogliamo privilegi ma servono risorse certe: così, resta piena di buone intenzioni ma priva di risultati concreti”
Arriva dal gruppo consiliare Costruiamo Borgo la riflessione sugli ultimi sviluppi riguardanti la legge sulla montagna e le risorse a disposizione per le terre alte. Una posizione che, si ribadisce, non vuole essere di contrapposizione pregiudiziale: è riconosciuta la bontà delle intenzioni, ma il rinvio dei sostegni per gli insegnanti e la mancanza di risorse certe rischia di vanificarle

BORGO VALBELLUNA. Una buona legge “solo sulla carta” se le risorse non sono certe: così il gruppo consiliare Costruiamo Borgo esprime i suoi timori in merito alla legge pensata per aiutare le terre alte. “La montagna non chiede privilegi, ma che siano riconosciute le condizioni che rendono più complesso mantenere servizi, attività economiche e popolazione. Per i Comuni bellunesi non sono questioni astratte: riguardano la possibilità di tenere aperte le scuole, avere medici e personale sanitario, sostenere le attività commerciali di prossimità, favorire giovani e imprese e garantire servizi agli anziani”.
Promulgata lo scorso anno tra grandi annunci e critiche (un esempio), la legge sulla montagna mira alla promozione delle zone montane. Finalità condivise da tutti, ma restano anche molti dubbi.
“Non possiamo accettare - ribadisce il gruppo - che gli strumenti promessi ai territori siano rinviati quando dovrebbero diventare operativi. La montagna ha bisogno di politiche strutturali, non di annunci: servizi, opportunità di lavoro, sostegno alle famiglie, incentivi per chi sceglie di viverci e lavorarci, misure di contrasto allo spopolamento. Per essere utile, deve produrre risultati concreti, invece tra le finalità dichiarate e la loro effettiva attuazione si sta aprendo una distanza preoccupante”.
Lo scorso anno il gruppo aveva già promosso un incontro pubblico durante il quale erano emersi i rischi legati a meccanismi attuativi, classificazione dei Comuni e reale disponibilità di risorse necessarie a rendere operativi i crediti d'imposta. “Il relatore - ricorda - aveva espresso perplessità sulla capacità della legge di tradurre rapidamente le previsioni in benefici effettivi per figure come medici e insegnanti. Le rassicurazioni del ministro Calderoli, anche in occasione della sua presenza a Belluno (qui), avevano alimentato l'aspettativa che le difficoltà potessero essere superate e che gli strumenti diventassero concretamente accessibili. Oggi, quelle preoccupazioni non possono essere liquidate come semplice scetticismo perché gli sviluppi normativi confermano che il percorso è tutt'altro che lineare”.
In particolare, si fa riferimento al provvedimento che prevede il rinvio al 2028 del credito d'imposta per il personale scolastico che presta servizio nei Comuni montani e sostiene spese per l'abitazione, cancellando la precedente decorrenza per gli anni 2026 e 2027. “Parliamo - sottolinea - di una misura per favorire arrivo e permanenza degli insegnanti nei territori montani, dove garantire continuità didattica e reperire personale può essere difficile. È legittimo chiedersi quale efficacia possa avere un incentivo che viene annunciato, atteso e poi rinviato nel momento in cui dovrebbe contribuire a risolvere un problema”.
Ma ci sono anche personale sanitario e incentivi per attività economiche e popolazioni montane: tutte risorse da verificare, misura per misura.
A partire dagli stanziamenti per lo scorso anno. “Che fine hanno fatto - è la domanda - le risorse del 2025? Risultano essere state trasferite per le finalità previste, ma questo non basta a dimostrare che i benefici siano stati riconosciuti e le somme utilizzate secondo le finalità originarie. È necessario sapere quali importi siano stati impegnati, quali effettivamente utilizzati, quali sono ancora disponibili e quale sia la loro destinazione contabile. Resta inoltre da chiarire se eventuali somme non utilizzate possano essere mantenute a disposizione delle misure originarie o siano esposte al rischio di perenzione”. La risposta arriverà con la documentazione ufficiale attesa nel 2027, ma nel frattempo la questione è sul tavolo.
“La legge sulla montagna - prosegue - non è priva di buone intenzioni. Il problema è la complessità del percorso necessario per trasformarle in risultati. Il rischio è che, mentre le comunità montane affrontano spopolamento, difficoltà nel reperimento del personale, riduzione dei servizi e maggiori costi, gli strumenti destinati a sostenerle rimangano in attesa di definizioni e coperture”.
Da qui l’appello per la legge di bilancio 2027: correggere i ritardi, confermare le risorse e rendere operative le misure previste. “Non sarebbe serio anticipare decisioni ancora da definire - puntualizza Costruiamo Borgo - ma è doveroso manifestare una preoccupazione. Se la prossima manovra non garantirà risorse aggiuntive o una copertura stabile e coerente, il rischio è che gli interventi siano ulteriormente ridimensionati o rinviati”.
Come per il Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane (Fosmit), sui cui tagli Uncem ha già espresso preoccupazione (qui). “Occorre evitare - conclude il gruppo - che il finanziamento delle nuove misure avvenga a scapito di risorse destinate a Regioni ed enti locali. Non si può chiedere ai Comuni di contrastare lo spopolamento e creare opportunità se si riduce o si rende incerta la capacità finanziaria degli strumenti che dovrebbero aiutarli. Non siamo interessati a una contrapposizione pregiudiziale: la legge sulla montagna è un'opportunità, ma senza finanziamenti adeguati e un'attuazione tempestiva rischia di diventare una struttura normativa ricca di obiettivi e povera di risultati”.













