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Belluno
28 settembre | 16:43

“La sfida è rendere il Paese più competitivo: i giovani devono investire nel loro futuro e noi dobbiamo cambiare il modo in cui li abbiamo formati finora”

Si è tenuta nel cuore di Belluno la prima edizione di Robotech, iniziativa nata per promuovere la cultura della robotica e dell’innovazione nel territorio bellunese. Nel primo dei tavoli di confronto tra esperti del settore si è parlato di formazione: come preparare i giovani e i lavoratori a un mondo del lavoro che sta già rapidamente cambiando sotto la spinta delle nuove tecnologie?

“La sfida è rendere il Paese più competitivo: i giovani devono investire nel loro futuro e noi dobbiamo cambiare il modo in

BELLUNO. “Accademia, scuola, impresa, enti territoriali: tutti dobbiamo fare un bagno di umiltà e imparare a lavorare insieme, partendo dalle ricchezze dei territori. L'università deve capire che ciò che fa deve essere anche utile alle imprese, le imprese devono aprirsi all'università e ai ragazzi, i ragazzi devono capire di dover investire sul proprio futuro e tutti dobbiamo renderci conto che tutto si può raggiungere se ci sono obiettivi comuni. E, in questo momento, l'obiettivo comune è rendere questo Paese più competitivo e attrattivo per i giovani: solo così avremo la strada spianata per un futuro positivo”.

 

Si è concluso così il primo dei tavoli di confronto di Robotech (qui), che ha visto confrontarsi esperti nel campo della formazione nell’epoca delle nuove tecnologie. A parlare è Giorgio Ventre, professore ordinario e direttore scientifico della Apple Developer Academy all'Università Federico II di Napoli.

 

Il tema al centro è infatti la formazione delle nuove professionalità: competenze capaci di tenere il passo con l’innovazione e utilizzare adeguatamente tecnologie che stanno già cambiando il mondo del lavoro. Un cambiamento troppo veloce perché la formazione riesca a tenere il passo?

 

“Il rischio c’è - ammette Ventre - perciò dobbiamo iniziare a ragionare non solo su cosa insegnare, ma anche come farlo. Il modo con cui abbiamo formato i giovani finora va cambiato per contrastare il rischio di un disallineamento tra la formazione e le tecnologie in quel momento disponibili. Per questo alla Federico II abbiamo iniziato ad affiancare a corsi di laurea tradizionali dei corsi operativi, detti academy, in collaborazione con le aziende: per dare ai ragazzi competenze pratiche, facendoli lavorare in squadra. Il risultato è doppio: loro si confrontano con la capacità di creare e usare in maniera innovativa una reale tecnologia, mentre l'azienda potrà assumerli con ruoli importanti nell'innovazione”.

 

Una risposta efficace in tal senso sono gli Its (Istituti tecnologici superiori): una “terza via” tra università e lavoro dopo il diploma superiore, nella quale al centro vi sono processi formativi pratici. “Non sono scuole tradizionali - spiega Giorgio Spanevello, direttore generale Its Academy Meccatronico Veneto - ma fondazioni in cui sono presenti aziende, mondo dell’università, quello della scuola e istituzioni. E hanno una struttura flessibile: non esistono linee tracciate in maniera definitiva, ma con il contributo di aziende e territorio formiamo le competenze richieste dal mondo del lavoro”.

 

L’approccio infatti è diretto: i ragazzi sono in aula e laboratorio tre giorni a settimana e in azienda gli altri due. In più lavorano in squadra e in due anni devono ideare, progettare e realizzare un device meccatronico in una sorta di fabbrica simulata, con un budget da gestire, ruoli da assumere e un risultato finale: il tutto con metodologie che troveranno poi in azienda.

 

Lo stesso approccio pratico vale anche per chi è già inserito in un’azienda e vede il lavoro cambiare. Per questo a Belluno è nata Innovereye: rispondere in modo pratico alle esigenze delle piccole e medie imprese dell’occhialeria (qui l’intervista). “Cosa deve fare l’azienda? Anzitutto - risponde Pier Paolo Boccadamo, chief innovation advisor di Innovereye - saper identificare sfide, opportunità e problemi di tutti i giorni, altrimenti si fanno investimenti nell’intelligenza artificiale (Ia) ma senza andare oltre la fase iniziale. Poi partire dai problemi reali e, tramite un lavoro di ‘AI literacy’ che unisce aspetti teorici e casi pratici, costruire consapevolezza: non si diventa cioè esperti di Ia, ma si capisce cosa questi strumenti possono fare e come sono applicabili alla propria azienda”.

 

Tutto ciò si è già concretizzato a Belluno, lungo un’infrastruttura presente solo sul nostro territorio: la smart road da Longarone a Cortina. “Sono 80 km di infrastruttura speciale - conclude Luciano De Propris, head of open innovation in Elis - portata per testare le tecnologie che permetteranno nel prossimo futuro ai veicoli a guida autonoma di circolare in condizioni critiche. Ma è anche un grande laboratorio a cielo aperto. Ad esempio, lavorando con Anas abbiamo portato una soluzione sviluppata da Finapp, spin off dell'università di Padova, che fornisce il grado di rischio del dissesto idrogeologico: abbiamo quindi fatto un tavolo di lavoro con Cnsas, protezione civile, startup innovativa, Anas, Comuni e Confindustria in un progetto in cui i ragazzi hanno sperimentato in una situazione di reale complessità. Questo significa apprendimento pratico, dal quale ci auguriamo che molti altri possano, in futuro, continuare a sperimentare e creare innovazione”.

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