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Belluno
22 ottobre | 13:30

Contro spopolamento e fuga dei giovani, un patto per il welfare a chilometro zero: nasce “Be-well-uno”. Aiuto soprattutto per le piccole imprese

Per contrastare lo spopolamento e cercare di prevenire le conseguenze di un mercato del lavoro con sempre più anziani e sempre meno giovani, aziende e associazioni del territorio hanno aderito a un patto per costruire un welfare a km 0, nell’ambito di un bando regionale finalizzato a rafforzare le reti territoriali sul tema. Il protocollo è stato sottoscritto da 27 realtà, guidate dal Centro consorzi, ma punta a coinvolgerne 40 entro due anni

Contro spopolamento e fuga dei giovani, un patto per il welfare a chilometro zero: nasce “Be-well-uno”

SEDICO. Come convincere i giovani a non andarsene e aiutare le piccole aziende ad attrarre lavoratori? Associazioni e aziende bellunesi si sono attivate pensando a un patto per costruire un welfare a km 0: si chiama infatti “Be-well-uno” ed è un protocollo di rete, sottoscritto da 27 soggetti del Bellunese, presentato alla Regione Veneto nell’ambito del bando regionale “Well-fare – Il welfare che connette”. 

 

Il protocollo vede coinvolte imprese, istituzioni, organizzazioni sindacali e partner specializzati, guidati dal Centro consorzi, che hanno posto le basi per una collaborazione stabile con l’obiettivo principale di rafforzare il benessere delle persone, sostenere l’economia locale e contrastare lo spopolamento. Il tutto all’interno di un bando regionale che si inserisce nel Programma veneto Fse+ 2021-2027 (Fondo sociale europeo) per sostenere l’accesso all’occupazione e l’inclusione attiva.

 

"La definizione del protocollo è il risultato di un percorso realizzato negli ultimi mesi – spiega il direttore del Centro consorzi Michele Talo – attraverso workshop, focus group, seminari e incontri di rete dedicati al welfare aziendale e di comunità. Tale confronto ha infatti permesso di analizzare le trasformazioni sociali e demografiche del territorio, raccogliere i bisogni di imprese e lavoratori e mettere a confronto esperienze e buone pratiche".

 

Da qui è dunque emersa la necessità di una rete permanente che punti a sviluppare un modello di welfare a km 0, capace di connettere il welfare aziendale, contrattuale e bilaterale con i servizi e le risorse delle comunità locali. “La provincia di Belluno necessita di strumenti innovativi per migliorare la qualità della vita, favorire la conciliazione tra lavoro e famiglia e sostenere l’attrattività del territorio. Il protocollo - specifica il Centro - intende rispondere a queste esigenze attraverso la collaborazione tra soggetti pubblici e privati, valorizzando le risorse già presenti e promuovendo soluzioni condivise”.

 

Esigenze emerse dai dati presentati durante il festival “Welfare in quota” la scorsa estate: la perdita di circa un terzo dei giovani negli ultimi trent’anni e, di contro, l’aumento del 25% degli over 65. Questo porterà a una necessità di circa 5 mila lavoratori nell’immediato futuro - che salgono fino a 23 mila da qui a quindici anni (secondo i dati Cisl). I flussi migratori però non bastano a sopperire: il Centro consorzi rileva infatti che il saldo interno è di appena 100 persone l’anno e quello estero di circa 700, a fronte di un saldo naturale negativo di 1.000-1.100 residenti ogni anno.

 

“Belluno è inoltre una delle poche province italiane - prosegue - in cui diminuiscono contemporaneamente popolazione e imprese attive. In questo contesto il welfare rappresenta quindi non solo un insieme di servizi, ma una leva per attrarre persone, sostenere le famiglie, trattenere competenze e rafforzare il sistema economico locale”.

 

Entrando nel concreto, alcuni esempi indicati come prioritari sono la costruzione di una filiera locale di beni e servizi di welfare, la diffusione di piani aziendali e interaziendali, il rafforzamento delle opportunità nei campi di salute, benessere, cura e infanzia, oltre alla formazione di imprese e lavoratori. Il tutto vale in particolare per le piccole e medie imprese, che altrimenti faticano da sole ad attivare strumenti e opportunità (un motivo di difficoltà anche per il reperimento di lavoratori).

 

“Il protocollo - conclude Talo - prevede obiettivi concreti: ampliare la rete fino ad almeno 40 aderenti entro 24 mesi, mappare almeno 100 fornitori locali e attivare almeno 30 convenzioni per servizi di welfare a km 0 nello stesso arco temporale. Entro 12 mesi sarà inoltre attivato un tavolo di welfare territoriale, sede di confronto, co-progettazione e monitoraggio delle iniziative”.

 

La rete è aperta a nuove adesioni da parte di imprese, enti pubblici, associazioni, organizzazioni sindacali, terzo settore e fornitori di servizi. Si può manifestare il proprio interesse scrivendo a welfare@centroconsorzi.it, indicando nell’oggetto “Manifestazione d’interesse - Protocollo BE-WELL-UNO”.

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