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Belluno
23 settembre | 15:08

Crescono gli stranieri ma faticano ad accedere ai servizi: mancano case e formazione sui diritti del lavoro. Al via un piano per superare le barriere culturali

Enti e associazioni del territorio hanno approvato il Piano territoriale degli interventi per la gestione del fenomeno migratorio in provincia di Belluno. Diverse le criticità emerse, dalla crisi abitativa al rischio di lavoro nero e sottopagato: ecco le misure proposte per risolverle

Crescono gli stranieri ma faticano ad accedere ai servizi: mancano case e formazione sui diritti del lavoro

BELLUNO. Approvato il Piano territoriale degli interventi per la gestione del fenomeno migratorio nella provincia di Belluno. L’obiettivo è garantire un sistema ordinato di accoglienza e integrazione dei cittadini stranieri regolarmente presenti sul territorio: sono infatti diverse le criticità che questi ultimi incontrano, anche nella fruizione dei diritti di base.

 

La riunione è avvenuta alla prefettura dal Consiglio territoriale per l’immigrazione. Presenti le principali istituzioni del territorio, le forze dell’ordine, i sindacati, le associazioni di categoria e le realtà del terzo settore che si occupano di accoglienza.

 

Quali gli ostacoli incontrati ancora oggi dalla popolazione straniera nel contesto bellunese? Anzitutto l’accesso ai servizi, la cui rete è messa sotto sforzo dalla costante crescita degli stranieri. Tre i motivi: le barriere linguistiche e culturali che si scontrano con moduli troppo complessi da decifrare, la difficoltà a comprendere la burocrazia italiana e a distinguere le competenze dei vari enti e l’analfabetismo digitale, che si manifesta quando diventa obbligatorio usare applicazioni come Spid, carta d'identità elettronica o App IO.

 

Per far fronte a tutto ciò, la proposta è istituire uno sportello di supporto e orientamento per l’assistenza amministrativa e linguistica, nonché per il monitoraggio delle esigenze dei cittadini stranieri.

 

Nel frattempo, pochi Comuni partecipano al Sistema di accoglienza e integrazione (Sai) con il risultato che mancano posti, mentre nei centri di accoglienza restano poco visibili situazioni fragili come le donne vittime di violenza, tratta e sfruttamento. C’è bisogno infatti di mediazione linguistico-culturale nei centri antiviolenza, abitazioni di emergenza e di lungo periodo, servizi di baby-sitting per le mamme senza reti familiari e conciliazione tempi cura-lavoro.

 

Criticità che si estendono anche al resto della popolazione. In primis la casa: molti migranti, pur lavorando, non hanno i risparmi sufficienti per le caparre né reti territoriali d’appoggio. Inoltre il mercato privato è paralizzato da diffidenza culturale e dalla preferenza per gli affitti turistici, spingendo i lavoratori verso soluzioni precarie, sovraffollate e prive di contratto. Si punta quindi a un “servizio di terza accoglienza”: una soluzione che aiuti i migranti quando escono dai centri di accoglienza e, al contempo, supporti i proprietari per mettere sul mercato gli appartamenti inutilizzati.

 

Poi c’è il mondo del lavoro. Un inserimento efficace è fondamentale, non solo per le persone coinvolte ma anche per il bisogno di manodopera del sistema produttivo bellunese. Anche qui, infatti, i nodi critici restano le barriere linguistiche, i traumi pregressi dei richiedenti asilo, l’analfabetismo e la diffidenza dei datori di lavoro. I rischi sono diversi: lavoro nero, sotto-inquadramento, precariato e violazione delle norme di sicurezza. L’idea è quindi creare una mappa dei servizi e delle difficoltà di mobilità nelle aree montane, mentre si formano i lavoratori sui contratti di lavoro e sui temi della sicurezza.

 

Infine, ma non meno importante, la salute. Se l’accesso alla pubblica amministrazione è difficoltoso, altrettanto vale per il sistema sanitario: il pronto soccorso è spesso usato per problemi non urgenti, le situazioni vulnerabili faticano a emergere e aumentano i casi di disagio psichico. Sono già attivi un ambulatorio migranti presso l’ospedale San Martino di Belluno, per i controlli in entrata e la profilassi infettiva, e un progetto guidato dall’Ulss 8 Berica per promuovere l’alfabetizzazione sanitaria e a potenziare l’assistenza per la salute mentale.

 

Accanto a ciò, i propositi sono di delineare un sistema di presa in carico efficace e di incrementare la presenza di mediatori linguistico-culturali agli sportelli delle strutture sanitarie.

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