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Doppia preferenza, soluzione a portata di mano. "Dipende tutto da Degasperi dei 5 Stelle e dal presidente del consiglio Dorigatti

Di Donatello Baldo - 05 April 2017 - 15:03

TRENTO. L'idea è buona, praticabile, l'unica che dopo mesi di impasse ha fatto raddrizzare le orecchie a tutti, maggioranza e minoranza. Lucia Maestri, una delle proponenti della legge sulla doppia preferenza di genere, l'ha detto chiaro e tondo: "E' una strada percorribile". 

 

Vediamo di che si tratta. Una parte della minoranza raccoglierebbe la proposta formulata dal consigliere grillino Filippo Degasperi di portare la legge sulla doppia preferenza a referendum, attuando un articolo dello Statuto di autonomia che prevede la possibilità di sottoporre al suffragio popolare la legge elettorale. Si tratterebbe di un referendum confermativo senza quorum. Questo, se Degasperi mantiene la parola espressa più volte in Aula, dovrebbe ritirare tutti i suoi emendamenti

 

Emendamenti che, considerato il suo ultimo intervento in Consiglio, dovrebbe togliere anche Claudio Cia: "Per vegnirghen fòra", ha detto in Aula, sarebbe auspicabile una soluzione che riesca a portare il Consiglio al voto della legge. Già questo porterebbe ad una notevole diminuzione dell'ostruzionismo, riducendo il numero degli emendamenti e provocando una sorta di "isolamento" politico di chi, all'opposizione, si scaglia contro questa proposta per partito preso.

 

Si avrebbe dunque una netta distinzione: da una parte la maggioranza consigliare favorevole al provvedimento (che ricordiamo è nel programma elettorale di Ugo Rossi) e parte della minoranza pronta ad una soluzione, e dall'altra una minoranza della minoranza che sull'ostruzionismo non cede di un millimetro. Una distinzione importante che politicamente cambia gli equilibri.

 

Di questo dovrebbe prenderne atto per primo il presidente del Consiglio Bruno Dorigatti perché l'ipotesi che gira in queste ore ha bisogno della sua benedizione. Infatti il 'disegno' che potrebbe portare già domani all'approvazione del testo, prevede un altro passaggio: l'autorizzazione a introdurre 'fuori tempo' un emendamento sostitutivo della legge che in un sol colpo elimini tutti gli emendamenti ostruzionistici sul tappeto.

 

Per prassi, secondo una circolare (non vincolante) emanata nelle passate legislature dall'ex presidente del Consiglio Gianni Kessler, per fare ciò servirebbero le firme di tre capigruppo di minoranza. Che ad ora non ci sono. Perché ci sarebbe Giacomo Bezzi, ci sarebbe Massimo Fasanelli (rappresenta il gruppo Misto e dovrebbe farsi interprete del volere della maggioranza del suo gruppo) ma ne mancherebbe un terzo

 

Servirebbe la firma di Filippo Degasperi che non sembra disposto a concederla: "Devo difendere i rapporti con la minoranza - ha affermato - io ritiro gli emendamenti ma non firmo un super-emendamento che toglie quelli degli altri". Insomma, seppur ci sia la possibilità di appellarsi al popolo con un referendum il consigliere 5 Stelle non se la sentirebbe di incrinare un patto con Rodolfo Borga e compagnia.

 

La palla passa allora al presidente Dorigatti, e la domanda è questa: la regola dei tre capigruppo non è una norma ma una prassi, deriva da una circolare emessa motu proprio da un ex presidente del Consiglio, potrebbe dunque essere modificata tenendo conto che l'eventuale super-emendamento non si limita a spazzare via l'ostruzionismo ma dà la parola direttamente ai cittadini?

 

Insomma, questa è la pressione che in molti ora fanno su di lui: decidi che per l'ammissione dell'emendamento, se questo porta a referendum, di firme ne possano bastare due. Due capigruppo più altri consiglieri di minoranza. E ci starebbero Giacomo Bezzi e Manuela Bottamedi, Claudio Cia e Fasanelli in rappresentanza della maggioranza del gruppo Misto.

 

La soluzione c'è, la soluzione politica forse. Dipende da Filippo Degasperi e da Bruno Dorigatti

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