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Forza Nuova, il leader nazionale Roberto Fiore all'Hotel Everest blindato. "No Ius soli, nostro sangue romano e cristiano"

Il segretario nazionale si rivolge anche alle Forze di polizia presenti in sala: "Sappiano che il tempo sta cambiando e anche loro devono agire secondo coscienza e per la patria". Presenti venti persone, ingente lo schieramento di agenti in tenuta antisommossa dopo il lancio di sassi contro l'Hotel Everest della sera prima

Di db - 02 luglio 2017 - 12:42

TRENTO. L'arrivo a Trento di Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, è stato preceduto da un lancio di sassi contro le vetrine dell'Hotel Everest che il giorno successivo avrebbe ospitato lui e i suoi militanti per un'assemblea pubblica sul tema dello Ius soli. Per questo l'incontro di ieri è stato blindato da reparti di polizia in antisommossa, per la paura che arrivassero esponenti di gruppi antagonisti a protestare.

 

Ma non è arrivato nessuno. L'assemblea si è svolta regolarmente, Roberto Fiore è intervenuto davanti a una ventina di persone, esponenti del suo stesso partito, alcuni in camicia bianca con stampata all'altezza del cuore la sigla del partito: FN. Tra questi Numa De Masi, segretario della sezione trentina: "Quello dell'accoglienza è un business, anzi un affare, perché a noi le parole anglofone non piacciono molto". 

 

De Masi ha introdotto il segretario nazionale spiegando a grandi linee la situazioni in cui versa la nostra provincia. "Trento è una città storica invasa dal degrado per gli interessi dell'accoglienza", e a riprova ha fatto proiettare sulla parete un lungo elenco di associazioni trentine che collaborano con il Cinformi per l'assistenza dei richiedenti asilo.

 

"Di siriani in Trentino ce ne sono pochi - ha detto - qui ci sono immigrati che arrivano da zone in cui non ci sono guerre". E lui lo sa, la questione della migrazione la può toccare con mano ogni giorno. De Masi è una guardia giurata che spesso è in servizio proprio davanti alla stazione delle corriere, di fronte a piazza Dante

 

"La stampa con noi non è mai neutrale - afferma Numa De Masi, prima di dare la parola al segretario nazionale - ci dipingono come nostalgici ma invece parliamo di temi attuali. Oggi in tutto il Paese raccogliamo firme contro lo Ius soli e ci impegniamo per aiutare quelli che sono dimenticati dalla solidarietà, gli italiani". 

 

All'esterno della sala, su un tavolo c'è un modulo per la raccolta delle firme: "No Ius soli, estremo atto di follia". Si legge, nel volantino, che "vogliono regalare la cittadinanza a chiunque nasca in Italia. Vogliono sostituire il popolo italiano". E Roberto Fiore spiega meglio al microfono queste parole: "Da 'sanguinis' a 'soli' è una svolta epocale - spiega - San Paolo diceva 'civis romanus sum'. 

 

Per diventare romano, ai tempi della Roma antica, dovevi discendere da un romano, "oppure combattere 25 anni per l'Impero". E Roberto Fiore osserva: "Queste erano regole, altroché quelle di oggi. Quelle di oggi sono una buffonata". Regole talmente lasche da portare "gente a mettere le figlie incinte sui barconi e spedirle da noi per ottenere la cittadinanza". 

 

Ma cosa si potrà mai fare contro "l'invasione", contro i numeri "epocali" di sbarchi di "africani"? "Senza mobilitazioni in tutto il Paese - spiega Fiore ai sui militanti in assemblea - il rischio è quello di essere sopraffatti. Dobbiamo difendere la nostra storia - afferma - quella che nel DNA è romana e cristiana". 

 

Roberto Fiore descrive quello che succede nel resto d'Italia, e racconta di due ragazzi che si sono presi la tubercolosi perché costretti a viaggiare sugli autobus urbani per andare a scuola, "autobus pieni di immigrati, è successo in Puglia". E descrive la situazione nel C.a.r.a. di Mineo, (istituito nel 2011 da Roberto Maroni su indicazione del premier di allora Silvio Berlusconi), quello per tanto tempo è stato il Centro per richiedenti asilo più grande d'Europa

 

"Anche lì violenze - spiega - anche lì tubercolosi e tante persone che ho incontrato avevano paura a parlare per paura delle ritorsioni". Ma Roberto Fiore, oltre al racconto della terribile situazione in cui secondo lui versa la Nazione, nel suo intervento cerca di arringare i presenti chiamando alla rivolta. "Dove dobbiamo arrivare per rivoltarci?".


Nella sala, oltre alla ventina di militanti, ci sono anche agenti della Digos e subito fuori dalla porta anche poliziotti e carabinieri in divisa. Si rivolge anche a loro: "Anche le Forze dell'ordine sappiano che il tempo sta cambiando e anche loro devono agire secondo coscienza e per la patria".

 

Ma la chiusura del piccolo comizio è da annotare. Fiore espone con perizia un fatto storico, l'assedio di Vienna del 1683 quando i turchi, a un passo dal cuore dell'Europa, furono sconfitti dall'esercito che con diplomazia aveva messo insieme il beato Marco d'Aviano convincendo uno a uno i sovrani del Vecchio continente

 

E Fiore spiega agli astanti che la vittoria, dovuta anche alle preghiere del beato e alla sua decisione di dare il comando a Giovanni re di Polonia, ha portato sulle nostre tavole cornetto e cappuccino. Il cappuccino deriva dall'idea di Marco d'Aviano di mescolare il caffè dei turchi con il latte, e il suo nome onora l'ordine religioso del suo inventore.

 

Ma il cornetto, la brioches dolce che accompagna tutte le nostre prime colazioni, fu inventata per festeggiare la vittoria. A forma di mezzaluna, il simbolo del sultanato, così che ogni mattina si potesse mangiare i turchi in un boccone

 

Ma la chiusura vera non può essere l'aneddoto simpatico, che deve riportare i presenti all'attualità del pericolo "invasione". E a quello ancor maggiore del terrorismo islamico. "Su quei barconi, tra gli immigrati che arrivano nelle nostre città - ha detto Roberto Fiore - c'è l'Isis, i terroristi dello Stato islamico". 

 

 

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