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Giallo sui documenti votati dall'assemblea PD. Il testo originale: interlocuzione con Upt, Verdi e socialisti per un partito unico. Ma da quello ufficiale "spariscono" i partiti

Ma il testo 'ufficiale' parla più semplicemente di un percorso "per verificare le potenzialità di una forma partito che sappia coniugare le anime culturali e politiche del riformismo, del popolarismo, dell’ambientalismo e del civismo trentino, e che abbia come riferimento il Partito Democratico"

Di Donatello Baldo - 04 luglio 2017 - 19:06

TRENTO. Il percorso del Partito democratico del Trentino verso una federazione con il nazionale non è soltanto a ostacoli. Ora si tinge un po' di giallo. Ieri l'assemblea provinciale ha approvato un documento sul 'Partito Territoriale', inviato diligentemente alle redazioni dalla segreteria del Pd. Ma per errore.

 

Il documento emendato e limato, e poi votato, è un altro, quello che viene inviato successivamente con l'oggetto della mail: “Errata corrige”. Da una prima scorsa tra i due testi sembra che non ci sia nessuna discrepanza, nessuna modifica che salti all'occhio. Ma a guardare bene, tra le due versioni qualcosa di diverso c'è, e non la forma, qui si parla di sostanza. Politica.

 

Messi i testi uno a fianco all'altro, l'inizio è del tutto uguale: “La storia del Partito Democratico del Trentino è stata profondamente segnata dalla specificità del contesto istituzionale, politico e sociale della nostra provincia. Fin dalla sua nascita, l’esigenza di dare adeguata forma politica alle necessità imposte da un modello istituzionale autonomistico e da una realtà sociale fortemente orientata all’autogoverno e al protagonismo civico, è stata al centro delle preoccupazioni delle donne e degli uomini che hanno dato vita a questa esperienza politica”.

 

E ci mancherebbe. Poi più giù: “Stiamo vivendo ora una stagione segnata da radicali trasformazioni: economiche, con l’impatto sul territorio dei flussi della globalizzazione, che rappresentano al contempo un rischio e una grande opportunità; sociali, alla luce di mutamenti demografici derivanti da un lato dal progressivo invecchiamento della popolazione e dall’altro dai fenomeni migratori; politiche, con la crisi dello schema bipolare a livello nazionale, con l’emergere di nuove forme di civismo a livello locale, ma soprattutto con la crescita esponenziale, anche in Trentino, dell’astensionismo elettorale, segno di un crescente disagio e di una profonda disaffezione nei confronti della politica e delle stesse istituzioni democratiche”.

 

E fin qui tutto è uguale, parola per parola, fino all'impegno alla modifica della forma partito e dello stesso agire politico finalizzato al diventare espressione territoriale: “Le sfide elettorali che abbiamo di fronte, tanto quelle nazionali quanto quelle provinciali, saranno il banco di prova sul quale ridisegnare il PD del Trentino, innovarne la forma partito e le modalità dell’agire politico”.

 

Ma come si concretizza questo intento? E qui sta la differenza tra la prima versione, molto esplicita sul 'Che Fare?' e quella un po' più morbida che poi è uscita dall'assemblea. Nella prima versione si legge infatti questo: “Si dà quindi mandato al Segretario provinciale, in accordo col Coordinamento, di avviare l’iter politico e organizzativo per costituire un partito trentino confederato con il Partito Democratico nazionale, partendo in prima istanza da un confronto con le dirigenze dell’Unione per il Trentino, dei Verdi, del Partito Socialista e di tutte le forze politiche interessate a questo percorso”.

 

Il partito che si vorrebbe fare dovrebbe mettere d'accordo Upt, Verdi e socialisti. Un partitone che stravolgerebbe anche gli equilibri interni alla coalizione, a questo punto a due teste: da una parte un Pd federato territoriale e dall'altra gli autonomisti di Ugo Rossi e Franco Panizza. Una vera e propria innovazione, non c'è che dire.

 

Ma la versione ufficiale è molto più smorzata. La versione ufficiale di questo passaggio è questa: “L'Assemblea del PDT ritiene opportuno verificare le potenzialità di una forma partito che sappia coniugare le anime culturali e politiche del riformismo, del popolarismo, dell’ambientalismo e del civismo trentino, e che abbia come riferimento il Partito Democratico e il Partito Socialista Europeo”.

 

Tutt'altra cosa, perché chiedere a Upt e agli ambientalisti di avere come riferimento il Partito democratico è un po' forzare la mano e avere fin da subito un no sonoro. Comunque questo è il retroscena di quell' 'errata corrige' arrivato alle redazioni. L'assemblea del Pd ha messo mano al documento 'territoriale' annacquando la questione. Le intenzioni, questo si può dire, c'erano però!

 

Il documento originale, per la cronaca, è stato scritto da un gruppo di lavoro formato da Lucia Maestri, Luigi Olivieri, Elisa Filippi (che però ha partecipato solo una volta o due agli incontri), Elisabetta Bozzarelli e Tommaso Iori. La discussione in assemblea sembra sia stata liscia come l'olio, senza strappi (solo pochi voti contro, qualche astenuto), perché secondo tutti l'importante è che il partito si sia espresso quasi all'unanimità.

 

“Il primo dato è questo – spiega infatti il segretario provinciale Italo Gilmozzi – che tutta l'assemblea ha condiviso un percorso e una linea. Ora – continua – l'emendamento non lo leggerei come un tentennamento, una mediazione al ribasso: evita che i percorsi siano solamente a livello di segreterie, tra gruppi dirigenti, così la base è coinvolta ed è tutto il Pd che si impegna nella costruzione di questa nuova prospettiva”.

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