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I deputati trentini incontrano la Consulta per la riforma dello Statuto. Fraccaro: "Buon lavoro sulla democrazia", Nicoletti: "Da difendere anche altre minoranze"

Interviene anche Mauro Ottobre: "Posso dire che a livello nazionale quando si parla di Statuto e autonomia dobbiamo stare un po’ attenti. Tutti sono contro la nostra autonomia speciale".

Di db - 13 June 2017 - 06:36

TRENTO. Ecco i parlamentari che incontrano la Consulta per la riforma dell statuto di Autonomia. Riccardo Fraccaro (5 Stelle), Michele Nicoletti (PD) e Mauro Ottobre (eletto con il Patt ma ora nel gruppo misto a rappresentare da solo la sua nuova formazione, Autonomia Dinamica). Quindici minuti a testa per dire cosa ne pensano del lavoro fatto fino ad ora.

 

Fraccaro inizia con un auspicio: "Spero che questo percorso partecipativo non rimanga soltanto un intento ma che sia capace di far sentire i trentini veramente protagonisti, coinvolti, proprietari ognuno di un pezzettino di questo progetto". Il grillino critica però il metodo: "Non condivido la scelta di affidare la revisione a due organismi distinti tra Trento e Bolzano. Lo statuto è unico - sottolinea - e con questa scelta si va per forza al ribasso".

 

Per il deputato le istanze di secessione, di autodeterminazione emerse nella Convenzione sudtirolese, chiamata a svolgere lo stesso lavoro della Consulta trentina, potevano essere mitigate se fin da subito si fosse affrontato la questione sul piano regionale. Ma muove anche un'altra critica: "Non si è scelto il momento giusto per affrontare la questione della riforma - afferma - a livello nazionale c'è una tendenza accentratrice".

 

"Avremmo dovuto non affrontare la questione? No - si risponde Fraccaro - ma avremmo dovuto prima creare le condizioni, l'humus adatto per far capire che autonomia significa autogoverno, autogestione. Solo così si poteva partire". Poi afferma che è necessario un preambolo che tratti degli elementi costitutivi della nostra specialità. 

 

"Ribadire che siamo cerniera tra il mondo latino e il mondo tedesco, che tuteliamo la pluralità, la convivenza. Ma serve anche un accenno generale - spiega - che affermi che l'autonomia e il decentramento sono un modello che si può replicare anche altrove". L'occasione per parlare di questo, per far conoscere le istanze dell'autonomia "è il referendum che si svolgerà in ottobre in Veneto e Lombardia".

 

Ma nello specifico della questione delle competenze, Fraccaro dice anche questo: "Chiediamoci se la sanità non sia meglio amministrarla a livello regionale, se la delega sull'università non sia meglio lasciarla allo Stato. Questi ragionamenti - spiega il deputato - devono essere fatti tenendo in considerazione soltanto l'interesse del cittadino".

 

Ma si spinge anche nello specifico del rapporto della Provincia con gli Enti locali: "Chiediamo autonomia allo Stato ma non siamo capaci di concederla ai Comuni. Le risorse allocate presso le amministrazioni comunali sono fatte in modo discrezionale dalla Provincia e questo genera clientelismo, quello che in passato è stato definito 'magnadora'".

 

Apprezza invece la parte che riguarda la democrazia diretta, ben esplicitata nella proposta della Consulta: "Ma ricordiamoci - afferma - che un ddl sulla democrazia partecipata giace in Consiglio provinciale senza essere discusso. La nostra Regione - afferma - sul tema della partecipazione potrebbe svolgere un ruolo fondamentale in Italia".

 

Anche il deputato Michele Nicoletti ha speso parole di apprezzamento per il lavoro della Consulta. “Trovo che il metodo – questa possibilità di confronto tra parlamentari e rappresentanti locali – sia molto importante. Forse anche su questo si potrebbe riflettere perché abbiamo degli strumenti abbastanza funzionanti sul dialogo tra Bolzano, Trento e Parlamento. Forse la dimensione tra componente parlamentare e consiliare non sempre è altrettanto efficiente. Su questo si potrebbe lavorare anche perché è previsto che per la riforma dello Statuto ci sia una leale collaborazione".

 

Sull’inserimento di un preambolo allo Statuto, non ritene che sia un’idea negativa, "ci sono degli esempi straordinariamente positivi in tal senso. In genere - spiega -  si tratta di dichiarazioni solenni. Sarebbe utile nel preambolo richiamare alcuni accordi internazionali e alcuni principi costituzionali".

 

Mentre su questioni storiche e giuridiche si può trovare una convergenza, su quelle più generali vedo qualche complicazione. "La seconda questione riguarda i temi dei diritti. Il soggetto fondamentale, ricordiamo, è il cittadino. Abbiamo esempi storici in cui la tutela della comunità non sempre riesce a valorizzare i diritti delle persone. Richiamare come alla base della nostra autonomia ci sia una tutela fondamentale delle persone, oltre a quella delle comunità, mi pare fondamentale".

 

"Questo è il ruolo della Regione perché riesce a bilanciare questo sistema complesso delle minoranze afferma - e mi auguro che anche la minoranza ladina, in questo quadro, riesca a trovare una tutela adeguata. Però ci sono anche altre minoranze da tutelare. Penso a questione di genere, di orientamento sessuale, di età. Sarebbe sgradevole vivere in una comunità che nasce per tutelare le minoranze e non è attenta alle altre minoranze. Ritengo che anche nel disegnare la nuova Regione potremmo pensare ad attribuirle un ruolo specifico su questi argomenti".

 

Per l’onorevole Mauro Ottobre in Trentino “c’è bisogno di conoscere di più l’autonomia e lo Statuto rispetto al Sudtirolo che - per questioni etiche, culturali e linguistiche - ha saputo mantenere una maggiore compattezza rispetto al Trentino. Posso dire che a livello nazionale quando si parla di Statuto e autonomia dobbiamo stare un po’ attenti. Tutti sono contro la nostra autonomia speciale".

 

 

 

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