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La vittoria del centrosinistra a Padova parla un po' trentino. Qualcuno già immagina di costruire anche qui una Coalizione Civica

Arturo Lorenzoni, che al primo turno è arrivato terzo e ha sostenuto nel ballottaggio il vincente Giordani del Pd, è  presidente della Fondazione Fontana, una realtà di spessore nel panorama cattolico trentino che esprime Unimondo, la testata giornalistica on-line fondata da Fabio Pipinato diretta da Piergiorgio Cattani. Il Trentino c'entra eccome

Di Donatello Baldo - 28 June 2017 - 06:47

TRENTO. La vittoria di Sergio Giordani (PD) a Padova, che ha strappato la guida della città a Massimo Bitonci della Lega nel ballottaggio di domenica scorsa, è avvenuta grazie alla Coalizione Civica guidata da Arturo Lorenzoni, un cattolico che ha coagulato attorno a sé un sacco di voti, che al primo turno è arrivato terzo, che si è unito al Pd solo successivamente.

 

Il professore di economia, il cattolico che ha sfidato il Pd coalizzando attorno a sé civiche di sinistra e movimenti cattolici, associazioni, volontariato, giovani, start-up, operai e intellettuali, è già diventato un modello. Per capire la caratura, una delle sue prime iniziative in campagna elettorale è stata una cena alla mensa per senza tetto. Per cena c'era un passato di verdure.

 

Bene, diranno quelli di sinistra. Male quelli di destra. Ma cosa c'entra tutto questo con la politica trentina? C'entra molto, perché in molti da tempo guardano all'esperienza del civismo di Lorenzoni, non fosse altro perché è presidente della Fondazione Fontana, una realtà di spessore nel panorama cattolico trentino che, per fare un solo esempio, esprime Unimondo, la testata giornalistica on-line fondata da Fabio Pipinato diretta da Piergiorgio Cattani.

 

E proprio quest'area cultural-politica, di cui fanno parte alcuni esponenti dell'ex Margherita, ora dispersi un po' nell'Upt, un po' dentro quel che resta di Progetto Trentino e molti senza più appartenenze, ieri hanno brindato alla vittoria del tandem Giordani-Lorenzoni in quel di Padova. Lo stesso Cattani, in un articolo-intervista a Lorenzoni pubblicato su Questotrentino nel maggio scorso, immaginava già la vittoria di questa coalizione e già sognava di esportarne l'esperienza anche nel Trentino del centrosinistra autonomista.

 

Sicuramente il Trentino non è una realtà paragonabile con quella della città di Padova. Guardando alle dinamiche politiche – scriveva Cattani solo pochi mesi fa - scorgiamo però lo stesso scenario: un PD burocratico che sembra faccia di tutto per allontanare la gente; un M5S che, pur godendo di una miserrima partecipazione, rischia di incanalare in maniera quasi automatica il voto di protesta; una destra che è capace se non di vincere, almeno di inquinare i pozzi con l’odio e la volgarità”.

 

Qualcuno dal basso sta cercando di ridare entusiasmo – concludeva – e questo accade in molte parti d’Italia, ma non in Trentino”. Una constatazione e allo stesso un auspicio: “Che possa accadere anche qui”. Che si possa dunque scompaginare quiello che perù sia Pd che Patt e Upt sembrano affermare come immodificabile, il centrosinistra autonomista così com'è.
 

Di civici e civismi se n'è parlato anche da noi nei mesi scorsi, con Francesco Valduga, sindaco di Rovereto, che ha provato a coalizzare attorno a sé altri sindaci, a cominciare da Oss Emer di Pergine Valsugana. Un civismo che però non sembra partire dalla base, tutt'altro.
 

Il civismo trentino di Valduga è quello delle sacrestie, quello degli incontri clandestini tra notabili di partiti e istituzioni, come tutta la politica di questi tempi, schiacciata sull''amministrativismo' e poco politica. Cosa c'entra con il movimento padovano? Perché brindare allora se le prospettive sono queste? Cosa ci guadagna il centrosinistra cattolico dei valori da questi movimenti di apparato?

 

Dimentichiamoci Valduga, dicono quelli che hanno alzato i calici, è un inflorescenza di primavera già sfiorita. Prima ancora, a discutere di queste prospettive, c'eravamo noi. E adesso tutto quello che si era immaginato sta per avverarsi: il Pd ha perso la sua vocazione maggioritaria, i risultati hanno obbligato i dem a prenderne atto. Lo stesso senatore Giorgio Tonini lo ammette oggi sul quotidiano Avvenire.

 

Il nostro laboratorio deve essere Padova -spiega il senatore trentino - lì il Pd ha fatto una sua proposta civica, moderata e fresca con la candidatura a sindaco di Sergio Giordani, e si è messo a dialogare con quel mondo che non si è sentito rappresentato dal governo leghista della città. Poi al secondo turno è venuto naturale incontrarsi con la sinistra e trovare una sintesi per amministrare insieme”.

 

"Son d'accordo, Padova come laboratorio!", scrive subito Fabio Pipinato commentando su Facebook. Ma a Padova la coalizione civica non si è alleata al PD al primo turno. Hanno costruito prima una propria identità fatta da professionisti e docenti con un proprio candidato sindaco: Lorenzoni. Hanno calpestato palmo a palmo tutto il territorio ottenendo più di 20 mila voti al primo turno che poi, previo accordo, hanno convogliato al secondo turno verso Giordani”.

 
Mette le cose in chiaro il presidente dell'Unione per il Trentino, legato politicamente, dentro le fronde del partito che fu di Lorenzo Dellai e ora è guidato da Tiziano Mellarini, a Donatella Conzatti, la pasionaria del 'movimentismo' civico dentro l'Upt. Ormai lo dicono apertamente: “Anche in Trentino deve cambiare qualcosa, serve spazio per un progetto politico complementare al Pd, che superi e innovi l'Upt e porti una ventata nuova alla coalizione del centrosinistra autonomista”.

 

C'è aria di festa, insomma, tra quelli che negli anni hanno cercato di sfuggire dalla fagocitazione del Pd, tra quelli che sognano un centro popolare anche in Trenino che torni ad essere centrale come fu la Margherita ormai tanti anni fa. “Per fare politica – dicono - non per spartirci le poltrone. C'è un mondo che non si sente rappresentato dalla coalizione così com'è, c'è un mondo che dal basso potrebbe portare un contributo importante”. Anche di voti, forse. 

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