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Legge elettorale, Rossi su tutte le furie: "E' tutta colpa dei 5 Stelle ma anche il Pd trentino non deve prendere ordini da Roma"

"Qui i deputati e i senatori non si rendono conto che quando vanno a Roma rappresentano i trentini, non possono stare agli ordini del 'Grillo' di turno”. E sul futuro della legge elettorale: "Il punto fermo sono i collegi uninominali per il Trentino Alto-Adige, devono continuare a esistere da noi, non può essere altrimenti"

Di Donatello Baldo - 09 giugno 2017 - 19:05

TRENTO. Lo strascico di quello che è successo alla Camera dei deputati è lungo, lo scivolone della maggioranza trasversale che voleva portare a casa la legge elettorale sull'emendamento Fraccaro/Biancofiore ha fatto male a molti, a Roma come a Trento e Bolzano.
 

Ha fatto anche arrabbiare e “gelare il sangue”. Usa infatti quest'espressione Ugo Rossi, che il momento del voto sull'emendamento incriminato l'ha visto in diretta seduto sui banchi degli ospiti autorevoli. “Quando ho sentito argomentare il deputato Fraccaro in quel modo – dice Rossi – dicendo che 'Anche il Trentino Alto-Adige è Italia', strumentalizzando con queste parole tutta la discussione, mi si è gelato il sangue”.
 

“Il Trentino Alto-Adige è Italia da un punto di vista geografico, politico, istituzionale – afferma – e ci mancherebbe. Ma ma è un'Italia diversa, è un'autonomia speciale”. Nei confronti di Fraccaro il governatore è durissimo: “L'autonomia non significa poltrone? - afferma riportando una considerazione dello stesso Fraccaro – ma vorrei ricordare al deputato che anche lui è seduto su una poltrona, molto più comoda di quella su cui è seduto chi deve amministrare una Provincia”.
 

“Quello successo a Roma – precisa però Rossi - è responsabilità di chi ha voluto affossare questo accordo, dei 5 Stelle, questo deve essere chiaro. Poi – ammette – anche nel Pd ci sono state fibrillazioni, ma è un partito plurale, ampio e composito, succede. E' così anche in Trentino, anche qui è 'fibrillante' il Pd locale”.

 

Nel dibattito sulle responsabilità, Rossi accusa i 5 Stelle di aver fatto naufragare la legge elettorale e aver infranto quel patto che impegnava loro, Forza Italia, la Lega e il Pd all'accordo sul sistema tedesco che avrebbe portato a elezioni in autunno. “La colpa è loro”, taglia corto il governatore.
 

Ma ci si potrà fidare ancora del Pd? Perché anche questo è un tema da tenere in considerazione. Oggi Matteo Renzi ha voluto dire a chiare lettere quanti siano amici quelli della Svp e gli autonomisti anche trentini. “Sul Trentino Alto Adige non faremo mai una legge contro Svp o contro gli amici autonomisti, perché ci sono decenni di regole internazionali e nazionali che difendono l’autonomia di quel territorio e che nessuno può mettere in discussione semplicemente per un’esigenza personale dell’onorevole Biancofiore o dell’onorevole Fraccaro. La Svp – dice l'ex premier - è un punto di riferimento di un pezzo cruciale del nostro territorio e noi non andremo mai contro quella realtà”.

 

Ed è importante per davvero la pattuglia degli autonomisti in Parlamento, soprattutto al Senato dove di fatto tiene in piedi la maggioranza di governo. Un gruppo di senatori che è riuscito a vedersi garantite alcune prerogative che i maligni chiamano 'privilegi', ad esempio quello di una legge elettorale con i collegi uninominali.

 

Una concessione data non tanto perché a Roma ci credono poi molto alla nostra specialità, ma perché sanno che altrimenti salta il banco. Ricordiamoci che l'Svp è un partito storicamente block-frei, non legato al centrosinistra per partito preso.
 

Sulla fiducia nel Pd, sul ruolo della pattuglia di parlamentari regionali in Parlamento, Rossi dice questo: “Io guardo ai fatti, e premetto che il sistema elettorale trentino non serve per far vincere il centrosinistra alle elezioni politiche ma per avere una rappresentanza di deputati legata al territorio che è decisiva, fondamentale e necessaria quando un territorio è un'autonomia speciale”.
 

“Chiunque può vincere – afferma il governatore - basta che i partiti di opposizione si mettano assieme e vincano nei collegi, com'è già successo in passato. Devono solo dire questo: 'Noi rappresentiamo questa idea di autonomia' e chiedere il voto agli elettori”.
 

Per Rossi il problema vero è un altro: “Qua i deputati e i senatori non si rendono conto che quando vanno a Roma rappresentano i trentini, capisco la sensibilità politica di appartenenza ma non possono stare agli ordini del 'Grillo' di turno”. E si rivolge anche al Pd: “E' noto che io vorrei un Pd federato, che aderisce a quello nazionale ma da quello non prende nessun ordine. Perché federato significa questo, rapportarsi prima di tutto con il territorio”.

 

Un territorio, continua a ribadire Rossi, che è speciale. “La legge elettorale con i collegi uninominali non servono solo per la tutela delle minoranze linguistiche – dice il governatore – su questo voglio essere chiaro: è legata al fatto che nella nostra Regione ci sostituiamo allo Stato per il 90% di ciò che riguarda la nostra vita . E questo – sottolinea – non è localismo, ma essere cosciente che se sono eletto in un territorio come questo non prendo ordini da nessuno”.

 

Sul futuro della legge elettorale Rossi non nasconde che “il punto fermo sono i collegi uninominali per il Trentino Alto-Adige. Questo è certo”, spiega. “Devono continuare a esistere da noi, non può essere altrimenti”. 

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