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"Manca il riferimento alle radici cristiane", il vescovo di Bolzano entra nel dibattito sul nuovo Statuto di Autonomia. Ma Trento non lo sa

Il presule sudtirolese scrive una lettera alla Convenzione, Reinhold Messner: "La Chiesa non si deve immischiare". Dello Sbarba: "Poteva intervenire su temi più important". Possibilisti i trentini Viola e Borga, mentre Lucia Maestri prende tempo per approfondire la richiesta. Baratter: "Un contributo che deve essere valutato, la riforma è partecipativa"

Di Donatello Baldo - 16 giugno 2017 - 06:05

TRENTO. La discussione sulla riforma dello Statuto di Autonomia appassiona ben poche persone. A Trento se ne discute in riunioni soporifere all'interno della Consulta, mentre a Bolzano l'organismo chiamato a definire il nuovo testo è la Convenzione. Consiglieri regionali, docenti, espressioni della società civile cercano di adeguare la Legge fondamentale della nostra Autonomia ai giorni nostri. Ci provano.
 

In questi giorni, però, della questione si è appassionato il vescovo di Bolzano Ivo Muser. “Il vescovo finalmente prende la parola – dice il consigliere dei Verdi Riccardo dello Sbarba - e su cosa? sulla convivenza? sulla migrazione? sul plurilinguismo? sulla giustizia sociale e ambientale (Francesco docet)? Macché – spiega ironico - dopo un anno e mezzo di silenzio il vescovo prende la parola per chiedere che nello Statuto si citino le radici cristiano-occidentali"
 

E' proprio vero, il vescovo ha preso carta e penna e ha mandato una missiva alla Convenzione: “La chiesa vorrebbe che nel preambolo fosse scritto così, che il Sud Tirolo affonda le sue radici nella tradizione cristiana”. E nella lettera spiega anche il perché: “Questo non è importante solo per il fatto che la fede cristiana ha segnato profondamente – e continua a farlo – la storia, la cultura e l’identità della nostra terra. Con questo riferimento, infatti, si sottolinea anche l’importanza della religione per la convivenza pacifica delle persone. Una società che riduce la dimensione religiosa esclusivamente alla dimensione privata è inevitabilmente una società senza Dio”.
 

Dunque lo stato laico è una società senza Dio – scrive Dello Sbarba - questo il vescovo sente il bisogno di dire oggi, anno 2017, in questo Sudtirolo sempre meno tollerante, in questa Europa sempre più terrorizzata. Dice questo, il Vescovo, senza forse sapere che il dibattito sulle "radici cristiane" nella Convenzione è stato solo una manovra diversiva per non parlare delle questioni vere, prima di tutto se il Sudtirolo resta anche in futuro sul terreno dell'autonomia o svolta verso la secessione. Su questo il Vescovo avrebbe avuto occasione di dire belle parole. Invece è caduto nella trappola”.

 

Letta la notizia di questa 'intrusione' della libera Chiesa nel libero Stato, anche Reinhold Messner dice la sua in un'intervista rilasciata a Salto.bz: “La Chiesa non si deve immischiare nella politica, questa è una regola comunemente accettata da secoli. Non si può inserire alcuna dichiarazione religiosa nell'introduzione – spiega – perché fin dall'illuminismo è veramente chiaro che in una democrazia religione e politica non debbano essere mescolate. Questo significa, per me, che il nostro nuovo Statuto di Autonomia non può avere nulla a che fare con la religione”.
 

Di quanto abbia intenzione di fare il vescovo di Trento Tisi non si hanno notizie certe. Sappiamo che sulla decisione di scrivere alla Convenzione, il suo omologo di Bolzano lo ha informato: “Un confronto c'è stato di sicuro”, si apprende dalla Curia. Ma se voglia unirsi alla richiesta del presule sudtirolese e convincere anche la Consulta trentina a prendere in considerazione questa richiesta emendativa, oppure se preferisce sottrarsi all''ingerenza', non si sa.
 

Ricordiamo che lo Statuto è unico per la Provincia di Bolzano e per quella di Trento, l'Autonomia riconosciuta riguarda (ancora) la Regione. Ma fa capire molte cose il fatto che qui in Trentino di quanto succeda a nord di Salorno non sa niente nessuno. Lucia Maestri, componente della Consulta per lo Statuto cade dalle nuvole: “Non ne sapevo niente”. E non rilascia dichiarazioni: “Devo prima capire, devo approfondire, ora non ha tempo”.
 

Nulla sa nemmeno Rodolfo Borga, altro membro della Consulta: “Lo apprendo ora – afferma – ma dubito si arriverà a modificare lo Statuto e quindi dubito che si arriverà a prendere in considerazione questa proposta. Una proposta che a suo tempo, se non sbaglio, era stata fatta anche per la Costituzione Europea”. Che infatti è naufragata nelle mille discussioni sui valori cristiani da mettere nero su bianco.

 

Trovo che possa essere una proposta fondata e che non riguarda solo i credenti – spiega però il consigliere – è comunque un dato di fatto, basta guardarsi attorno, all'impronta culturale, il cristianesimo c'è dappertutto ed è un dato che vale per tutti, l'Italia e la nostra regione non si comprendono prescindendo dalla storia del cristianesimo”.
 

Per Borga è “una proposta interessante se si vuole sottolineare che una terra come la nostra ha delle radici ben precise e che è un dato che riguarda tutti. Se non si ragione in un'ottica confessionale ma oggettiva che riguarda la nostra cultura e la nostra storia è evidente l'importanza”.

 

Possibilista anche Valter Wiola, anche lui rappresentante del Consiglio provinciale nella Consulta: “Da parte mia non c'è nessun ostacolo. Ma è anche vero che di questo come elemento costitutivo fino ad ora non se ne è mai parlato. Se arriverà una proposta – spiega - sono convinto che la tratteremo con tutta la laicità ma anche consapevolezza e approfondimento che questo comporta”.
 

Lorenzo Baratter è stupito da tutto questo clamore. Ricorda che il processo di revisione dello statuto è partecipativo, “e l'opinione della Chiesa cattolica è il benvenuto come quello di tutte le realtà che indubbiamente fanno parte del tessuto sociale e culturale della nostra Regione. “Non solo della confessione cattolica, anche il contributo di altre religioni presenti sul territorio è auspicabile. Questo – spiega – senza voler entrare nel merito della proposta che dovrà poi essere discussa e valutata attraverso un confronto con Bolzano con l'obiettivo di arrivare ad una sintesi”.

  

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