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Per non sforare di tre minuti l'orario di chiusura, il Consiglio si riconvoca il giorno dopo. Per tre minuti. Dorigatti: "Vergogna"

Alcuni irriducibili della minoranza ne hanno fatto una questione di principio. Alla fine Dorigatti ha ceduto: "La seduta è chiusa, a domani". E il giorno dopo di nuovo in aula per soli 3 minuti. La seduta più corta della storia del Consiglio della Provincia Autonoma di Trento

Di Donatello Baldo - 15 settembre 2017 - 12:26

TRENTO. Sarebbero bastati 3 minuti: invece che alle 18.30 il Consiglio provinciale sarebbe terminato alle 18.33, permettendo al presidente Dorigatti di mettere in votazione gli ultimi due articoli di un disegno di legge per poi chiudere la prima sessione di settembre con un giorno di anticipo sul calendario. 

 

Ma niente, non c'è stato verso. Alcuni irriducibili della minoranza ne hanno fatto una questione di principio. Alla fine Dorigatti ha ceduto: "La seduta è chiusa, a domani". E il giorno dopo di nuovo in aula per soli 3 minuti. La seduta più corta della storia del Consiglio della Provincia Autonoma di Trento.

 

Di nuovo in aula l'indomani alle 10.30. Come se niente fosse si è fatto l'appello, nessun intervento, soltanto la votazione sugli articoli rimasti in sospeso. "Non essendoci altri punti all'ordine del giorno la seduta è chiusa". Ma un fuori onda viene registrato dai microfoni: "Vergogna", ed è lo stesso presidente del Consiglio che lo dice: "Vergogna".

 

Hanno vinto i soliti della minoranza, i duri e puri del regolamento, gli azzeccagarbugli che si appigliano ai cavilli e qualche burlone che non gli par vero di buttarla in caciara tanto per divertirsi un po'. Hanno vinto quelli che il giorno prima hanno impedito lo sforamento dell'orario di una manciata di minuti.

 

Nerio Giovanazzi che ha chiesto la parola per opporsi allo sforamento. "Presidente - esordisce - sono entrato in aula adesso per colpa del consigliere Tonina che festeggia l'approvazione della sua proposta, qui fuori ha offerto dei dolcetti e io sono goloso di dolcetti". E trattenendo le risate: "Sono entrato e ho sentito gazzarra".

 

E spiega al presidente Dorigatti che non è possibile sforare, glielo dice lui che è un vecchio di caserma, in Consiglio provinciale siede da 20 anni, quattro legislature: "Quando si arriva alle 18.30 generalmente si chiude. Presidente - dice rivolto a Dorigatti - lei ha fatto una forzatura".

 

Dorigatti si appella al buonsenso: "Ieri abbiamo finito alle 18.10, venti minuti prima de previsto, oggi possiamo continuare per tre minuti e finire alle 18.33 evitando la convocazione di domani". Ma niente, alla contrarietà di Giovanazzi si aggiunge quella di Rodolfo Borga di Civica Trentina e poi quella di Maurizio Fugatti della Lega.

 

"C'è bisogno dell'unanimità - spiega l'avvocato-consigliere - io starei qui, ma la prossima volta?". E intende dire che si crea un precedente, il giurista che conosce a menadito il regolamento dice che così non va bene. Nemmeno per tre minuti.

 

"Qui decide il presidente - dice Dorigatti - ma se è questo il problema si va a domani mattina". Credeva, con queste parole, di suscitare un ripensamento, oppure l'intervento di qualcuno della maggioranza che si dicesse indignato dallo spreco di tempo e di risorse per una convocazione per soli tre minuti all'indomani.

 

Ma nessuno è intervenuto per dire che questa è una vergogna, che se il giorno dopo i consiglieri fossero stati di nuovo convocati (come'è successo!) sarebbero stati convocati anche i dipendenti, i commessi e si sarebbe trattato di uno spreco. 

 

Nessuno ha ricordato che per la convocazione di un Consiglio provinciale, anche per tre minuti, ai consiglieri viene riconosciuto il rimborso chilometrico per il viaggio da casa al Trento. 

 

Nessuno è intervenuto, nemmeno a sinistra dell'emiciclo: a battagliare per difendere il buonsenso c'è stato solo Dorigatti. Per un po', poi è intervenuto Fugatti: "Ritengo che si possa proseguire perché c'è l'unanimità. Lo dica presidente, si prosegue perché c'è l'unanimità". 

 

Ma questa è una provocazione, Dorigatti non la può accettare: "Allora si va a casa, la seduta è chiusa". Si sarebbe dovuto proseguire perché per tre minuti lo decide il presidente, non il consiglio all'unanimità, il buonsenso non si mette in votazione. 

 

 

 

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