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Scissione, quattro consiglieri comunali del Pd con Pisapia. Tra loro Vanni Scalfi: "Obiettivo un centrosinistra che non escluda"

La formalizzazione in settimana. "Dal sindaco un silenzio anaffettivo assordante". Sulle ipotesi di candidature avanzate in questi giorni: "Prendo atto che sono già tutti agitati da candidature e collegi, mi rendo conto che lo psicodramma elettorale del prossimo anno e mezzo è già tra i pensieri di moti"

Di Donatello Baldo - 01 luglio 2017 - 18:38

TRENTO. Scissione a sinistra nel Partito Democratico trentino. E' notizia di questi giorni: quattro consiglieri comunali abbandoneranno il gruppo consiliare per formalizzare un'altra aggregazione che guarda interessata a quello che si sta muovendo nel Campo Progressista di Giuliano Pisapia.

 

Tra questi, oltre a Salizzoni, Bungaro e Carlin, c'è l'attuale capogruppo dei democratici Vanni Scalfi. “La nostra uscita sarà formalizzata la prossima settimana – afferma – prima abbiamo ritenuto di avvisare il gruppo e il sindaco per correttezza. Ripensamenti – dice – non ce ne dovrebbero essere, non sicuramente da parte mia, e non nego che so già che altri ci seguiranno”.

 

Come mai questa scelta, come mai ora?

Si tratta di prendere atto della svolta del Pd nazionale che tradisce l'idea originaria del Partito Democratico. Non solo da un punto di vista politico, anche nei modi di fare, nella tendenza ad isolare, un'attitudine alla prepotenza verbale che non ci appartiene.

 

L'obiettivo è l'ennesimo partito del centrosinistra?

L'obiettivo, ma soprattutto la speranza, è di completare il centrosinistra che in questo momento è parziale anche perché lo sguardo del Pd non è nemmeno strabico, è tutto su Berlusconi. C'è bisogno di guardare altrove. Il tentativo è quello di portare il Pd sulla retta via, con uno stimolo esterno.

 

Le critiche al Pd nazionale che vi portano a questa scelta sono le stesse che muovete al Pd locale?

Il livello locale è molto meno renziano nello stile e nel progetto, su questo non c'è dubbio. Ma è evidente il partito trentino è sezione di quello nazionale, sarebbe una scorciatoia usare questo come scusa.

 

Quindi l'idea di un Partito Democratico del Trentino federato e in qualche modo diverso e indipendente è tramontata?

Per quanto mi riguarda questa ipotesi è già tramontata due anni fa, quando scesero a Roma per risolvere le grane interne, quando è stato cambiato lo statuto per uniformarsi alla linea centrale.

 

Alcuni, anche all'ultimo congresso provinciale, hanno rispolverato questa idea federativa e in qualche modo autonomistica.

Auguri, faccio loro il mio personale in bocca al lupo. Ma io ho altri progetti.

 

Si è parlato anche di candidature in questi giorni.

La nostra sfida, più che su organigrammi e strutture organizzative, è quella di portare le persona a votare per il centrosinistra. Ma vedo e prendo atto che sono già tutti agitati da candidature e collegi, mi rendo conto che lo psicodramma elettorale del prossimo anno e mezzo è già tra i pensieri di molti.

 

Non nei suoi e dei suoi nuovi compagni di avventura?

Noi quattro siamo liberi e sereni, nessuno ha in mente di vivere di politica. Ripeto, più che vertici e organigrammi, nomi e cariche, noi partiamo dai cittadini, ricordando a tutti i partiti del centrosinistra che nelle ultime tornate elettorali più del 40 per cento è rimasto a casa. Servono parole nuove per convincerli del progetto che intende governare questo Paese e questa Provincia.

 

Cos'ha detto il sindaco quando gli avete comunicato la vostra decisione di uscire dal Pd e formare un nuovo gruppo?

Il sindaco ne ha burocraticamente preso atto. Di tutta questa vicenda è forse l'unica cosa che fa un po' di dispiacere. Al di là della comunicazione politica formale, il tentativo di farci cambiare idea, una telefonata, un sms con scritto ma che cavolo state facendo, poteva anche farlo. Dal sindaco un silenzio anaffettivo assordante. Ma questi sono caratteri personali, forse la politica non c'entra. Però dispiace.

 

Forse perché percepisce un'idea diversa sul governo di Trento che potrebbe metterlo in difficoltà?

Le sfumature diverse, a volte anche le proposte diverse rispetto alla Giunta, ci stanno. Ma sono sempre fatte con l'intento di migliorare l'intervento sulla città. Per essere chiari: sono altri che la minacciano tutti i giorni di uscire dalla maggioranza, non siamo e non saremo sicuramente noi.

 

Il tema di questi giorni è piazza Dante. Su questo c'è differenza di vedute rispetto a quanto sta facendo il sindaco?

No, nessuna. Non rincorriamo di certo l'isteria delle cancellate e non pensiamo nemmeno che i problemi possano essere risolti con con la bacchetta magica della fatina. Qualche suggerimento possiamo darlo, ma senza polemiche, su questo non c'è nessuna critica da muovere.

 

Che proposta vorrebbe avanzare sulla questione di piazza Dante?

Forse un ruolo più importante potrebbe essere affidato alla Polizia locale, iniziando magari a ragionare sul fallimento della squadra anti-degrado, e ripartire da lì. Ma sono punti di vista, sensibilità diverse, peraltro sempre affermate anche nel corso di questi ultimi due anni.

 

Quella che se ne va è una frazione del Pd. C'è la volontà di rimanere una delle tante frazioni o di allargarvi e dialogare con altre realtà politiche?

Ci sono un sacco di persone che si sono allontanate dal Pd e dalla politica. Io vorrei recuperare quelle, prima di parlare di strategie vorrei recuperare quelle donne e quegli uomini che erano e sono ancora parte del centrosinistra, il resto è ancora prematuro.

 

Vuole dire qualcosa sull'identikit tracciato da Donata Borgonovo a proposito del (meglio della) prossima sindaca di Trento? Lei propone una donna.

Se ci comunica anche il nome della candidata donna che ha in mente facciamo prima, magari ci evita anche di fare le primarie. Ecco, questo è un segnale di deriva politica, è l'opposto della politica che noi vorremmo provare a ricostruire. Questa proposta è imbarazzante.

 

Addirittura.

Certo, imbarazzante. E sono convinto che lo stesso sentimento di imbarazzo è stato provato da tanti, anche e forse soprattutto dal segretario del Pd Italo Gilmozzi.

 

Elisabetta Bozzarelli, sulla stampa di oggi ammonisce che “non si lascia la barca in difficoltà”.

Sorvoliamo. Credo siano le parole di una persona in grande difficoltà politica. Negli ultimi anni abbiamo condiviso tante battaglie, quando ho letto questa dichiarazione non ci volevo credere. Grande tristezza.

 

Ma oggi Lei non è andato all'assemblea di 'Articolo Uno' e 'Campo democratico'?

No, avevo impegni famigliari e non sono andato, ma il rammarico più grande è quello di non essere a Modena per il concerto di Vasco Rossi.

 

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