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Svuotare la Regione e abolire il Consiglio Regionale, la proposta altoatesina per il Terzo Statuto. Preoccupazione a Trento

Incontro tra la presidenza della Convenzione bolzanina e la Consulta trentina emergono tutte le differenza.  Il presidente dell'organismo sudtirolese Tschurtschenthaler: "Abbaiamo mediato, c'era chi voleva abolire anche la Regione". Dubbi e preoccupazione tra i rappresentanti del Trentino

Di Donatello Baldo - 16 May 2017 - 12:50

TRENTO. L'incontro tra la presidenza della Convenzione sudtirolese che sta discutendo della riforma del Secondo statuto di Autonomia e la Consulta trentina che cerca di fare lo stesso nella nostra Provincia c'è finalmente stato. Due mondi che ormai da tempo lavorano sullo stesso Statuto (perché è regionale, non provinciale) che si sono visti forse solo con il binocolo. Mondi che oggi si sono solo un po' annusati, mantenendo quella distanza politica, culturale e quasi antropologica che li divide.

 

Il presidente Christian  Tschurtschenthaler ha risposto alle domande dei commissari trentini, punto su punto, ma con un atteggiamento quasi diplomatico, cercando di indorare un po' la pillola. E la pillola che bisognerà ingoiare, se l'andazzo è questo è lo svuotamento della Regione come istituzione politica, perché da Bolzano riecheggia ancora una volta il “Los von Trient”.

 

“Durante i lavori della Convenzione – spiega Christian Tschurtschenthaler – abbiamo parlato della Regione e l'opinione comune è quella di andare verso una ridefinizione del suo ruolo nel prossimo futuro”. Un'opinione che hanno anche i commissari trentini, ma da parte loro c'è la volontà di difenderne le funzioni, di aggrapparsi alla sua istituzione per non trovarsi slegati dai fratelli sudtirolesi e incapaci, un giorno, di difendere le ragioni della nostra autonomia.

 

A spiegare meglio cosa intendono fare in Sudtirolo riguardo alla “ridefinizione del ruolo della Regione” è la vicepresidente della Convenzione Laura Polonioli: “La maggioranza di noi prevede di eliminare il consiglio Regionale, lasciando come organo soltanto l'insieme dei due presidenti delle province di Trento e Bolzano”. Una minoranza però lo vuole, ma sembra sia veramente una minoranza esigua.

 

Questo notizia, che era nell'aria ma che sentirla dire papale papale fa il suo effetto, ha destato un po' di preoccupazione nei consiglieri provinciali trentini che fanno parte della consulta. Tra questi Rodolfo Borga che borbotta tra sé e sé: “Proprio un capolavoro questa idea”. E Lorenzo Baratter che si dice preoccupato. “Dovremmo invece cogliere la sfida, rilanciare il ruolo della Regione dandole funzioni non solo burocratiche ma anche politiche”.

 

L'idea dei fratelli sudtirolesi è quella di ridurre al minimo le competenze regionali, portando le deleghe residue alle province, lasciando alla Regione solo il rapporto con Roma e con l'Europa. Idea, come dicevamo, in totale opposizione alla visione della consulta Trentina.

 

“Il rischio – spiega Walter Viola – è quello di non riuscire poi a trovare una sintesi, considerato il fatto che lo Statuto è uno e si deve essere d'accordo per modificarlo”. E fa un esempio culinario: “E' come mischiare il riso con la pasta, uno o l'altra pietanza scuoce”. Ma il presidente trentino della Consulta, il professore, suggerisce temi di cottura diversi: “Basta buttare prima ilo riso e poi la pasta”. Fosse così semplice!

 

Sul tema Tschurtschenthaler torna ancora, e spiega a Walter Viola che si è arrivati alla mediazione sulla Regione come Ente di raccordo partendo da posizioni estreme in seno alla Convenzione, “C'era anche chi voleva l'abolizione totale”. L'ancoraggio, spiega il presidente sudtirolese, è quello degli accordi di Parigi e De Gasperi-Gruber (anzi, Gruber-De Gasperi come dicono loro), “e questa è una base importante da cui partire”.

 

Alla preoccupazioni di Lorenzo Baratter, Tschurtschenthaler risponde così, forse appellandosi alla formazione storica del consigliere trentino: “Dovete anche un po' capirci, la nostra storia con la Regione risale agli anni 50/60, quando è stata vissuta come un'imposizione. La memoria – spiega – è ancora viva”.

 

Interviene anche Donata Borgonovo Re che si dice sorpresa dall'introduzione della presidenza della Convenzione quando ha affermato che loro non intendono scrivere un Terzo Statuto ma sono chiamati a modificare il Secondo, quello che c'è già. “Questo ci crea qualche perplessità – ha affermato la consigliera trentina – perché noi andiamo in giro per le valli del Trentino con lo slogan 'Verso il Terzo Statuto di Autonomia', mentre voi dite che vi limitate a emendare questo”.

 

Le distanze sono quindi molte, i mondi sempre più distanti. L'obiettivo di unire i documenti che ogni organo licenzierà sarà cosa difficile. La scrittura dell'articolato cosa ancor più ardua. “Come si farà a trovare una soluzione?”, chiede Arrigo Dal Fovo. Tschurtschenthaler allarga le braccia e dice questo: “Dovrà intervenire la politica, devono incontrasi Trento e Bolzano e decidere assieme”.

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