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"Vaccinare informati", la protesta dei genitori in Consiglio Provinciale. Ma Zeni li delude: "La Provincia condivide il decreto"

Baratter e Fugatti presentano due interrogazioni. Unica concessione dell'assessore alla sanità la richiesta al Governo di rivedere le sanzioni previste dal decreto Lorenzin. Patrizia Filippi: “Abbiamo raccolto migliaia di firme contro questo provvedimento perché come dice la Costituzione la scuola è aperta a tutti"

Di Francesco Pettarin, Liceo Prati - 21 giugno 2017 - 19:05

TRENTO. Il tema è caldo, tutti ne parlano e quindi anche il Consiglio provinciale ha discusso di vaccini. Lo ha fatto partendo da due interrogazioni presentate da Lorenzo Baratter (Patt. quindi maggioranza) e Filippo Degasperi (M5S, quindi minoranza). Una sollecitazione trasversale all’assessore Luca Zeni che ha risposto in Aula sull’argomento.

 

Ma la questione è diventata politica tanto da portare la coalizione di governo a esprimersi nero su bianco con un documento condiviso dai capigruppo di maggioranza. E politica, di pressione e di protesta, è stata anche la manifestazione organizzata dal Coordinamento nazionale dei danneggiati da vaccino in piazza Dante, i cui partecipante hanno poi potuto incontrare una delegazione di consiglieri ai quali sono state espresse tutte le loro preoccupazioni e richieste.

 

Il contenuto della protesta lo sintetizza lo striscione, affisso su una recinzione davanti al palazzo della Regione, che recita: “Famiglie del Trentino per la libertà di scelta vaccinale”. A scatenare la rabbia e la preoccupazione dei manifestanti è il recente decreto legge che obbliga i genitori a vaccinare i figli come requisito per l'iscrizione a scuola, decreto volto al contenimento e alla riduzione dei rischi per la salute pubblica.

 

“Abbiamo raccolto migliaia di firme contro questo provvedimento - afferma Patrizia Filippi, presidente del comitato ‘Vaccinare informati’ - perché come dice la Costituzione la scuola è aperta a tutti. Noi rivendichiamo la libertà di scelta in materia vaccinale”.

 

Dalla piazza arrivano molte richieste per la tutela e la sicurezza dei bambini, ma ben poche tesi scientifiche a discapito dell'efficacia dei vaccini: non ci sono medici, immunologi, pediatri. Nemmeno quelli in pensione che non rischierebbero la radiazione dall’albo, tesi sostenuta per dire che “i medici non possono parlare”.

 

Un dimostrante, con in mano il libro “I tumori non rispettano il codice” di Edoardo Gallico con prefazione di Umberto Veronesi, propone come alternativa contro malattie come i tumore agli organi genitali la pratica dell'igiene. Questa tesi deriva da uno studio sul popolo ebraico che grazie alla circoncisione ha debellato queste malattie quasi del tutto.

 

Sono molto famosi ed autorevoli gli autori del testo, se non fosse che quest'ultimo risale al 1980 e al tempo costava mille lire. “Ma è ancora valida l’igiene come pratica per difendersi dai virus - spiega il dimostrante - su questo sto scrivendo un articolo”. Ma che titolo ha questo signore per affermare questa sua convinzione? “Sono un barbiere, ora sono in pensione e ho tanto tempo per informarmi”.

 

Un’altra manifestante intervistata esordisce con la frase: “Un medico ha solo studiato, noi ci informiamo, io non ho figli ma le vaccinazioni non le ho fatte nemmeno al mio gatto”.


La piazza però non ha solo queste espressioni estreme e a tratti naif. Al microfono si alternano genitori con i bimbi in braccio che a volte emozionati parlano delle reazioni avverse che hanno colpito i loro figli dopo le inoculazioni vaccinali. Genitori preoccupati per le sostanze nocive contenute nei vaccini, come i metalli pesanti, che secondo i manifestanti causerebbero ritardi mentali, crisi di epilessia e altri danni neurologici.

 

Danni possibili e documentati, reazioni avverse che percentualmente si riscontrano ma, come alcuni manifestanti ammettono, causati più da un'errata gestione e somministrazione dei lotti di medicinale che dall'applicazione del trattamento in sé.

 

I genitori rivendicano dunque il proprio diritto a compiere per i figli scelte di tipo anche medico, nell'ottica di una libertà individuale da quelli che secondo loro sono i ricatti dello Stato. Infatti, come conseguenza estrema alla renitenza alla vaccinazione, la legge prevede sanzioni pesanti fino alla teorica sospensione della potestà genitoriale.  

 

Perplessità anche nei confronti della mancata esposizione negli ambulatori della legge 210, che prevede la possibilità di denunciare un danno irreversibile a seguito di una vaccinazione obbligatoria, e di essere indennizzati. Ci sono voci tra loro discordanti, c'è chi dice di essere 'no vax' e chi, anche con cartelli, afferma il contrario.

 

Qualcuno dà invece la colpa di tutto alle case farmaceutiche. In particolare, l'anarchico roveretano Massimo Passamani diffonde un volantino in cui accusa il governo di fare gli interessi della GalaxoSmithKline. Nel volantino distribuito c’è scritto che il provvedimento per l'obbligatorietà vaccinale è stato approvato per permettere la sopravvivenza di due stabilimenti che l'azienda possiede in Italia.

 

I manifestanti, in delegazione, sono poi saliti all’incontro con i consiglieri provinciali. Luca Zeni, assessore alla salute, ha illustrato ai presenti le stesse ragioni che ha esposto in Aula agli interroganti: “Il tema dei vaccini e del loro utilizzo deve essere affrontato con serietà poiché coinvolge profili di salute pubblica ed aspetti emotivi delle famiglie, le quali devono trovare un riferimento chiaro nelle istituzioni”.


“Ma le istituzioni provinciali - spiega Zeni -  hanno il dovere di basare le proprie valutazioni su evidenze scientifiche prodotte, validate e monitorate da autorità e istituzioni a questo deputate. Si riconosce - afferma Zeni -  che Organizzazione Mondiale della Sanità Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Agenzia Italiana del Farmaco, comunità scientifica, sono unanimi nel sostenere che per ragioni di comprovata sicurezza ed efficacia, i vaccini sono annoverati tra le misure cui attribuire priorità nella pianificazione degli interventi di copertura sanitaria della popolazione

 

Ma l’assessore dice anche di più: “Si prende atto che anche in Trentino negli ultimi anni non si è raggiunta la soglia raccomandata di copertura vaccinale, e si ricorda che anche la normativa provinciale prevedeva la reintroduzione dell'obbligo nel caso la copertura vaccinale fosse scesa sotto soglia”.

 

Va da sé che la posizione assunta dal governo è in linea con quanto sostiene la Provincia. In particolare “si condivide l'obiettivo del decreto legge in questione di garantire il raggiungimento e mantenimento della soglia raccomandata di copertura vaccinale”.

 

L’unica concessione da parte di Zeni è quella di chiedere al Governo di commisurare le sanzioni previste in modo proporzionato. “Si rileva che, pur condividendo obbligatorietà e adozione di sanzioni per chi non adempie, le misure sanzionatorie individuate nel decreto-legge hanno sollevato diffuse perplessità e pertanto la giunta si attiverà per invitare il Parlamento, in sede di conversione, a valutare se tutte le misure sanzionatorie contenute nel decreto-legge siano le più appropriate ed efficaci al raggiungimento di valori di copertura vaccinale soddisfacenti”. 

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