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Dal Trentino la possibile svolta contro lo spreco nel settore ortofrutticolo. Con ''Demetra'' si potrà bloccare la maturazione della frutta

Il progetto è portato avanti dalla start up Green Code di Rovereto. Bloccando l'ormone della maturazione si allungherà la vita del frutto fino al 50%

Di Giuseppe Fin - 23 November 2017 - 18:54

TRENTO. Un prodotto vegetale che consente di allungare fino al 50% la vita di alcuni frutti, senza intaccarne le proprietà organolettiche e migliorandone la conservazione. Questa scoperta che si chiama “Demetra”, dal greco ‘madre terra’, potrebbe essere una vera e propria chiave di svolta nella riduzione degli sprechi ortofrutticoli in diverse fasi della filiera, dallo stoccaggio post-raccolta al consumo.

Il prodotto è stato studiato, realizzato e si trova in fase di testing nei laboratori di Green Code. La società, con sede a Rovereto avviata nel 2016, ha un partner europeo ed ha già avviato una serie di step per certificare la sicurezza di Demetra e successivamente proporla sul mercato..

 

L'avventura di questa start up, iniziata all'interno di Progetto Manifattura di Rovereto, è nata con un obiettivo diverso da quello di costituirsi come impresa. L'obiettivo dei fondatori era quello di creare un'associazione per favorire la divulgazione scientifica.

 

“Questa era la nostra intenzione iniziale” ci spiega Emiliano Gentilini, uno dei fondatori. “Da un brainstorming – prosegue – abbiamo capito che il modo più efficace per risolvere questa diffidenza dei cittadini verso la scienza era quello di creare un prodotto che potesse risolvere un problema impattante nella quotidianità. Era l'anno dell'Expo e ci siamo quindi interessati dello spreco alimentare e dei disastri ambientali”.

 

Da qui l'analisi e la decisione di trovare una soluzione per gli sprechi alimentari ortofrutticoli. Secondo stime recenti della Food and Agriculture Organisation of the United Nations(FAO), ogni anno viene sprecato un terzo del cibo prodotto in tutto il mondo. Nel 2011, questo ammontava a 1.3 miliardi di tonnellate di materiale edibile, l’80% del quale ancora consumabile.

 

Uno spreco che con il tempo ha fatto emergere diversi altri problemi. La sua carbon footprint, e cioè le emissioni gas serra causate un prodotto, equivale a 3.3 miliardi di tonnellate di CO2 e sono 1,4 miliardi gli ettari di terra che vengono sfruttati ogni anno per produrre cibo che non verrà consumato. Un enorme spreco alimentare con un costo diretto annuo 750 miliardi di dollari.


“Abbiamo visto – spiega Gentilini – che il 50% della produzione totale di frutta e verdura vengono buttati, perché marciscono prematuramente, o per altre fito e fisiopatologie che possono svilupparsi lungo la filiera, e che portano i prodotti a diventare non più adatti per gli standard del mercato e vengono quindi gettati”.

 

Da qui la ricerca di soluzioni assieme ad altri ricercatori che nel frattempo si sono uniti nell'impresa. Il punto di partenza è stato quello di osservare quali fossero i processi naturali che avvengono nelle piante. “Eravamo consapevoli – spiegano – che molte delle tecnologie necessarie per affrontare questa sfida fossero già presenti in natura”. Da qui il tentativo di emulare i processi delle piante più capaci di difendersi e di regolare la maturazione del frutto.

 

Il focus dello studio è stato incentrato sulla frutta climaterica e cioè quella che comprende moltissime tipologie a partire dalle mele, pesche, albicocche fino ad arrivare all'anguria e tanto altro. Ad essere esclusi sono praticamente quasi solamente i piccoli frutti. La sfida era quella di riuscire a bloccare la maturazione del frutto per evitare che marcisca rendendone quindi la conservazione, anche a temperature normali, più lunga.

Attualmente, le strategie per la conservazione della qualità degli alimenti includono l’utilizzo di conservanti di sintesi o naturali, super-raffreddamento, nanoparticelle, elevata pressione idrostatica, e confezionamento attivo - nessuna delle quali è priva di difetti. Alcuni additivi sintetizzati chimicamente manifestano un grado elevato di tossicità e/o tumorigenicità. Esistono però prodotti naturali, contenuti negli oli essenziali estratti da materiale vegetale, e dè proprio su questo che i ricercatori di Green Code hanno puntato i loro sforzi e dai quali è infine nata Demetra.

 

“L’azione di Demetra - spiega Emiliano Gentilini - consente l’arresto naturale della maturazione della frutta, evitando la formazione di chiazze scure e la proliferazione di batteri patogeni. Il risultato è un miglior mantenimento delle qualità organolettiche durante lo stoccaggio e il trasporto, un allungamento della sua vita”. Tutto questo consentirebbe una riduzione degli sprechi dovuti alla decomposizione.

 

Ma come viene utilizzata Demetra? Attualmente sono due le formulazioni studiate per i frutti. La prima è liquida e la seconda è tramite un gas nell'aria. E' bene ricordare che il prodotto è composto al 100% da elementi naturali ed è atossico. “Il funzionamento – spiega Gentilini – è semplice. Quando Demetra entra in contatto con il frutto comunica alla fisiologia del frutto di fermare la produzione di con un ormone che si chiama Etilene, responsabile della maturazione, bloccandolo. In questo modo siamo riusciti a verificare un allungamento della vita del frutto fino ad un 50% in più”.

 

I benefici non sarebbero però solo questi. Il frutto, infatti, a causa della maturazione, con il tempo va a perdere numerose proprietà. Se il suo scopo non è più quello di maturare, non va perdere energie e rimane qualitivamente migliore.

 

Al momento i risultati dei test sono molto positivi e l'interesse da parte del mercato e dai grandi consorzi non manca. “In questa fase di sviluppo del prodotto – spiegano i fondatori di Green Code - abbiamo voluto vedere i problemi soprattutto con i grandi consorzi e quali fossero i bisogni. Per accedere al mercato si devono passare giustamente diversi controlli europei che un po' alla volta stiamo portando avanti”.

 

Gli effetti di Demetra nel mercato e nello spreco alimentare potrebbero essere enormi. Non solo perché permetterebbe alle persone di avere più tempo per consumare la frutta eliminando quindi numerosi sprechi ma anche dal punto di vista dei terreni. Il loro sfruttamento, a causa dell'aumento della popolazione mondiale, potrebbe essere drasticamente limitato.

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