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Il Cibio sta sperimentando un nuovo test per individuare il Covid nella saliva: “Più facile da fare e dalla precisione paragonabile al tampone”

I nuovi “test salivari” saranno effettuati dalla struttura del Cibio di Mattarello che conta di arrivare ad analizzarne 3000 al giorno. Il rettore Collini: “La sperimentazione è già in fase avanzata e per quanto abbiamo potuto constatare finora la precisione è paragonabile a quella del tampone”

Di Tiziano Grottolo - 05 novembre 2020 - 19:21

TRENTO. Una nuova arma contro il coronavirus che potrebbe accorciare di molto i tempi per individuare l’infezione. È questa in sintesi la novità annunciata dal rettore dell’Università di Trento, Paolo Collini, che ha svelato come il Cibio sia al lavoro per sperimentare un nuovo tipo di test che si basa sulla saliva.

 

Durante la prima ondata infatti, i laboratori del Cibio erano stati “arruolati” per contribuire allo sforzo messo in campo per analizzare i tamponi, al fianco di Apss e Fem. Uno sforzo che era arrivato a coinvolgere fino a 60 tecnici al giorno che, seppur in maniera “artigianale”, riuscivano ad analizzare un buon numero di test. Dopodiché, passata la fase emergenziale, il Cibio era tornato alla propria attività di ricerca.  “Durante tutta l’estate – evidenzia Collini – abbiamo iniziato a ragionare in prospettiva dedicandoci all’attività di sperimentazione, con l’obiettivo di superare sia il modello ‘artigianale’ che il ‘collo di bottiglia’ rappresentato dai prelievi”.

 

Da settembre si è iniziato a sviluppare il nuovo test sulla saliva, un sistema meno laborioso e più veloce: “La sperimentazione è già in fase avanzata – afferma il rettore – si tratta di un tipo di prelievo che potrebbe essere fatto persino da soli, o comunque con un’assistenza sanitaria minima”. In sostanza basta mettere una quantità sufficiente di saliva all’interno di una provetta e poi portarla in laboratorio.

 

Per sviluppare questo progetto è stato stanziato circa 1 milione di euro, in parte utilizzati per riattivare la struttura di Mattarello (già adibita a laboratorio) dove si punta ad analizzare 3000 “test salivari” la giorno. Se Mattarello sarà il “braccio” la “mente” rimarrà al Cibio dove proseguirà la sperimentazione, in particolare si sta valutando l’attendibilità di questo tipo di test, anche se i primi segnali sembrano essere molto beneauguranti.

 

“Questo sistema non è ancora certificato dall’Istituto superiore della sanità – precisa Collini – ma negli Stati Uniti viene già utilizzato”. Per il momento dunque, questi test permetteranno di fare un primo screening molto veloce che poi dovrà essere confermato con un tampone classico. Nel frattempo si continuerà a monitorare l’affidabilità con i test nasofaringei. “Per quanto abbiamo potuto constatare finora – conclude il rettore – la precisione è paragonabile a quella del tampone”.

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