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Migranti in montagna: preziosa risorsa socio-economica. "Fare comunità è il modo più efficace per risollevare un territorio"

Al via il progetto "Matilde", che nei prossimi tre anni si occuperà di misurare insieme ad Eurac Research l'impatto socio-economico dei migranti nei territori di montagna. Cécile Kyenge: "L'obiettivo è cercare di passare l'immagine di migrante non più come fruitore ma come protagonista, capace di poter incidere sull'evoluzione sociale e strutturale del nostro paese"

Di Lucia Brunello - 16 febbraio 2020 - 13:06

BOLZANO. Nell'odierno panorama nazionale e mondiale, in cui si discute sempre più sui metodi per rallentare o impedire il fenomeno dell'immigrazione, ecco che l'Eurac Research di Bolzano ha deciso di prendere parte ad uno studio il cui scopo è quello di misurare l'impatto socio-economico che i migranti hanno nei territori di montagna, con l'intento di contribuire ad un cambiamento di prospettiva nell'opinione pubblica rispetto al ruolo dell'immigrazione: da problema a risorsa.

 

Per elaborare questo metodo, nei prossimi anni il centro di ricerca altoatesino guiderà un consorzio europeo di 25 partner nel progetto “Matilde”. L'analisi durerà tre anni e prenderà in considerazione varie categorie di migranti provenienti da paesi extraeuropei: rifugiati, studenti, famiglie e richiedenti asilo, con un'attenzione particolare per la condizione femminile.

 

“Le persone che vivono nelle aree rurali e montane stanno sperimentando lo spostamento dei servizi verso le grandi città, l'invecchiamento della popolazione e un senso di abbandono da parte delle istituzioni: sono tendenze che rischiano di alimentare una disaffezione verso il governo democratico e una ostilità pericolosa verso le diversità” spiega Andrea Membretti, sociologo di Eurac Research e coordinatore scientifico del progetto.

 

Da fare da contraltare a questo, per fortuna, sono le numerose esperienze positive, registrate negli ultimi anni, di inclusione sociale ed economica dei migranti, giunti in montagna sia per ragioni lavorative, sia come richiedenti asilo o perché rifugiati. In alcune regioni l’arrivo di cittadini stranieri ha contribuito per esempio a far arrivare risorse economiche e al mantenimento di servizi di pubblica utilità come scuole, mezzi di trasporto e uffici postali.

 

Del resto il ragionamento non fa una piega. Si parla ormai ogni giorno di come lo spopolamento in montagna sia sempre più rapido e marcato (come nell'area del bellunese) : i giovani che vanno nelle grandi città per studiare all'università, non fanno più ritorno, e a popolare le valli rimangono solo gli anziani. Perdendo quindi le menti più fertili e con più potenzialità, i territori montani si ritrovano scarsi di risorse su cui investire e su cui fare affidamento.

 

L'obiettivo è cercare di passare l'attenzione sul migrante non più solo come fruitore, ma come protagonista, capace di poter incidere su quella che è l'evoluzione strutturale, il cambiamento sociale del paese, oltre a poter essere una preziosa risorsa economica”, inizia Cécile Kyenge, ex ministra ed ex europarlamentare PD, durante la presentazione del progetto. “Come intermediari tra lo Stato e la società, gli enti locali hanno un ruolo sempre crescente nella gestione dei migranti. Dal confronto tra diverse realtà europee emerge come le istituzioni che più si sono impegnate per l’integrazione, più hanno avuto un ritorno in termini di sviluppo e di coesione nei loro territori”.

 

L’accoglienza fatta di piccoli numeri e di rapporti diretti, anche in territori che soffrono la crisi economica e lo spopolamento, mostra dunque come lo straniero possa essere fattore di ripensamento complessivo dei rapporti sociali, di riscoperta del “fare comunità”, oltre che di innesco di nuove forme di economia, frutto dell’ibridazione tra culture e bisogni differenti. 

 

Si tenga conto inoltre che la regione del Trentino – Alto Adige è la seconda in Italia per numero di stranieri residenti nei comuni montani, con un numero di 96.149 persone. Al primo posto si trova invece la Lombardia, con 103.731 residenti.

 

Grazie al progetto “Matilde”, si cercheranno di creare degli strumenti per guardare a questo fenomeno con un approccio scientifico che permetta di misurarne l’impatto e successivamente di elaborare delle raccomandazioni politiche da portare ai decisori locali ed europei. Per arrivare a questo risultato, i ricercatori mapperanno i flussi e la distribuzione degli stranieri ed esamineranno modelli di governance dei 13 diversi siti scelti nei diversi paesi.

 

In Alto Adige, Eurac Research e Caritas Bolzano-Bressanone si concentreranno sul tema dell’inclusione lavorativa e sociale dei cittadini stranieri, con particolare attenzione alla fascia più giovane (18-35 anni). A partire dal 2021 inoltre sperimenteranno attività propedeutiche all’ingresso dei migranti nel mondo del lavoro o all’avvio di percorsi di formazione specialistica: attività pensate per valorizzare le competenze dei nuovi arrivati e allo stesso tempo per favorire processi di sviluppo del territorio.

 

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