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Cosa cambia nelle regioni rurali e alpine con l'arrivo dei migranti? Eurac cerca di rispondere con l'avvio del progetto "Matilde"

In collaborazione con enti locali e soggetti economici, Eurac coordinerà un progetto di 13 casi studio in 11 Paesi, cercando di analizzare gli effetti dell'impatto sociale ed economico dei migranti nei territori a rischio di spopolamento. Perché le migrazioni, oltre a creare problemi, possono trasformarsi in una risorsa decisiva

Di Davide Leveghi - 17 febbraio 2020 - 12:18

BOLZANO. Trasformare i migranti da problema in risorsa ripopolando i Comuni di montagna. A prendere i “due proverbiali piccioni con una fava” vuole essere Eurac Research, che nel quadro del progetto “Matilde”intende esaminare l'impatto delle migrazioni sullo sviluppo locale e sulla coesione territoriale nelle ragioni rurali e montane europee, per migliorare questi processi e supportare l'integrazione e le ricadute locali positive che derivano dai fenomeni migratori”.

 

Una ricerca messa in campo in dieci Paesi europei (Italia, Spagna, Scozia, Svizzera, Austria, Germania, Norvegia, Svezia, Finlandia, Bulgaria) e in Turchia che “sviluppa e sperimenta concetti e metodi per valutare l'impatto economico e sociale dei cittadini di paesi terzi nelle zone rurali e montane”, partendo dall’ipotesi “che l'immigrazione straniera possa agire come fattore di sviluppo sociale e economico nel medio e lungo periodo soprattutto nelle aree remote, dove l'immigrazione controbilancia processi come lo spopolamento e il declino economico”.

 

“I processi di integrazione – spiegano i ricercatori di Eurac responsabili del progetto – se debitamente governati possono innescare la rivitalizzazione degli spazi abbandonati, generando nuova domanda e stimoli per la fornitura di servizi di interesse generali, con effetti sulle relazioni tra contesti urbani e rurali/montani”.

 

Come affermato dall'ex ministra ed ex europarlamentare del Partito democratico Cécile Kyenge nel corso della presentazione del progetto: “L'obiettivo è cercare di passare l'attenzione sul migrante non più solo come fruitore, ma come protagonista, capace di poter incidere su quella che è l'evoluzione strutturale, il cambiamento sociale del paese, oltre a poter essere una preziosa risorsa economica”.

 

Su 13 casi studio totali, Eurac si occuperà dei due che avranno luogo in Italia, dall'Alto Adige alla città metropolitana di Torino, coordinando il progetto. Tra le principali attività previste nelle due zone di competenza diretta, Eurac mapperà la distribuzione e i flussi di stranieri, valuterà l'impatto sociale ed economico dei cittadini di paesi terzi, progetterà e realizzerà i processi partecipativi con attori locali e le attività concrete che coinvolgeranno i cittadini di paesi terzi e italiani.

 

Dopo la fase di vera e propria ricerca, “Matilde” è teso a elaborare in una seconda fase “una serie di raccomandazioni politiche indirizzate ai responsabili e ai politici locali e nazionali”, collaborando in Alto Adige con Caritas Bolzano-Bressanone sul tema dell'inclusione lavorativa e sociale dei cittadini stranieri, con particolare attenzione alla fascia più debole – compresa tra i 18 e i 35 anni – e alla componente femminile.

 

L'avvicinamento al mondo del lavoro e l'accompagnamento iniziale saranno garantiti invece dalla collaborazione di diversi soggetti economici ed enti di formazione, con cui si “pianificheranno e sperimenteranno attività propedeutiche all'ingresso degli stranieri nel mondo del lavoro o all'avvio di percorsi di formazione specialistica”, cercando comunque di valorizzare le competenze dei singoli nuovi arrivati e favorendo così il loro inserimento nei processi di sviluppo del territorio.

 

Costruendo conoscenza “con e per gli attori locali”, Matilde realizzerà la sinergia necessaria tra istituti di ricerca e partner locali, partendo dalla presa in considerazione delle caratteristiche specifiche dei territori coinvolti. Diversi saranno dunque i modelli di intervento, di governance della migrazione e di welfare che verranno elaborati a partire dai cambiamenti generati dall'arrivo e dalla presenza di “cittadini di paesi terzi”, categoria che comprende tutte le persone di origine extra-europea destinatari delle politiche di integrazione (migranti economici e familiari, studenti e ricercatori, migranti altamente qualificati, richiedenti asilo, rifugiati e gruppi vulnerabili).

 

Cinque sono infine i risultati attesi dal progetto Matilde: ottenere gli strumenti, gli indicatori e i metodi per valutare l'impatto della migrazione su diverse scale territoriali, valutare a livello Ue l'impatto sociale ed economico della migrazione, valutare a livello locale gli impatti migratori nelle regioni rurali e montane attraverso la ricerca-azione condotta su 13 casi studio locali in altrettante regioni europee, migliorare la gestione delle migrazioni a sostegno della coesione territoriale e, da ultimo, creare dibattito informato e fondato sull'impatto e sulla governance delle migrazioni in Europa.

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