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Università, il neo rettore Deflorian: ''Rapporti con la Pat? Serve porre dei paletti ma rispetto reciproco''. E su Collini: ''Ha fatto crescere l'Ateneo''

Flavio Deflorian è il primo rettore “alumno” della storia dell’ateneo della città. Tra i progetti da realizzare ci sono due studentati, uno a Trento e uno a Rovereto e nuovi spazi studio.  Sulla scelta nel nuovo presidente dell'Opera Universitaria e sull'ultima parola data alla Pat, il neo rettore afferma: "Non sono favorevole a questa proposta"

Di Anna Giulia Mattivi - 24 febbraio 2021 - 15:49

TRENTO. “Con l’arrivo delle vaccinazioni speriamo che i nostri studenti possano riprendere le lezioni in presenza con l’arrivo dell’autunno. Un altro aspetto urgente è quello di aumentare gli spazi studi entro settembre”. Sonoq ueste le prime parole del nuovo rettore, Flavio Deflorian, eletto ieri pomeriggio e già pronto a realizzare entro la fine dell’estate di quest’anno progetti e interventi importanti. 

 

Nato nel 1964, si è laureato in Ingegneria dei Materiali nel 1989 all’UNI di Trento. Si tratta quindi del primo rettore “alumno” della storia dell’ateneo della città. Deflorian ha superato il concorrente Massimiliano Sala, con 491,3 voti “pesati” su 105,2 voti. (QUI L'ARTICOLO)

 

Ordinario di Scienza e tecnologia dei materiali al Dipartimento di Ingegneria industriale a partire dal 1 aprile guiderà l’Ateneo per sei anni, subentrando al rettore uscente Paolo Collini.

 

La Pandemia ha cambiato tutto. Che impatto ha avuto nel mondo dell'Università?

La pandemia ha avuto sicuramente un impatto su molto forte: ad esempio sull’organizzazione del lavoro, con il passaggio allo smart-working e per gli studenti non è stato facile seguire le lezioni da casa soprattutto nel primo periodo.

Spero che con l’aumento delle vaccinazioni, per l’inizio dell’autunno, si possa ripartire in presenza, almeno per la maggior parte degli iscritti. Per alcuni sarà difficile ma bisogna ricominciare a coinvolgere gli studenti in maniera diretta, nonostante la didattica si sia svolta adeguatamente.

 

La pandemia ha prodotto anche qualche cambiamento in qualche modo “positivo” ?

Certo. Ha migliorato il supporto didattico e la gestione delle lezioni a distanza. Per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro invece, si può fare meglio.

 

Negli ultimi anni i rapporti con la Provincia hanno avuto alti e bassi. Come pensa saranno per il futuro?

I rapporti con la Provincia sono sempre stati dialettici. Da entrambi le parti vi è un forte senso di autonomia che si vuole far rispettare. La Provincia è un interlocutore fondamentale, quindi si continuerà a collaborare assieme attraverso il dialogo. D’altro canto bisogna porre anche qualche paletto, sempre con il pieno rispetto reciproco. Avendo avuto alti e bassi il dialogo è fondamentale, pertanto non ci saranno grandi cambiamenti: il nostro obiettivo deve essere quello di cooperare per uno scopo comune e di conseguirlo nel migliore dei modi.

 

Cosa pensa del ruolo dell’Opera universitaria? Qualcuno tra i consiglieri provinciali vorrebbe che la Provincia avesse l'ultima parola sulla scelta del presidente.

Non sono assolutamente a favore di questa proposta. Da quanto ho appreso è portata avanti da un solo consigliere provinciale e il suo discorso non mi è parso molto convincente. Il fatto che sia un ente funzionale e pagato dalla Pat non è di certo una scusa per cambiare organizzazione. E’ una storia improponibile.  Ritengo che con il presidente dell’Opera universitaria vi è stata da subito un’intesa, anche questa basata sul dialogo e la comunicazione. E’ un’intesa prevista per legge, che ha sempre funzionato molto bene.

 

Il vitto e l’alloggio sono molto importanti. Da questo punto di vista qual è il suo programma?

Assolutamente sono aspetti molto importanti e in programma ci sono già 2 studentati da realizzare: uno a Trento e l’altro a Rovereto. Trento sta diventando sempre più una città universitaria e bisogna integrarla e valorizzarla il più possibile. Per questo anche a Rovereto servono strutture di alloggio, alcune sono già in costruzione.  Inoltre il nostro scopo è quello di arrivare a 20.000 studenti nella nostra provincia, di conseguenza dobbiamo essere preparati e organizzati.

 

E in merito agli spazi per lo studio?

Prima di tutto la città ha bisogno di un grande investimento nell’edilizia. Un aspetto urgente è decisamente quello di creare nuovi spazi studio e spazi alternativi centrali. Dato che siamo in una situazione delicata, le biblioteche non possono ospitare troppe persone, inoltre vi è un orario di entrata e di uscita molto rigida, ed è per questo che è importante riuscire a risolvere questo problema adeguatamente e ad incrementare gli spazi studio entro settembre.

 

Per quanto riguarda il corso di medicina, nella quale per ora ci sono solo 60 posti disponibili, che cosa prevede per il futuro di questo corso?

Sono molto fiducioso e fra sei anni avremo i nostri primi laureati, che è un grande passo avanti. Sta avendo un forte successo, infatti sono state quattrocentocinquanta le aspiranti matricole che il 3 settembre hanno tentato di approdare nel capoluogo, avendolo indicato come prima delle tre possibili scelte. I posti a disposizione, nonostante siano molto pochi, sono tra i più ambiti di tutta Italia e i corsi sono iniziati molto bene. In futuro si penserà alle specializzazioni, ma se si continua così accuratamente, non ci saranno complicazioni.  L’istituzione di questo corso a Trento significa rispondere all’esigenza di formare nuovi medici preparati a rispondere alla domanda di salute nel futuro, ora più che mai in questo periodo.

 

Un'ultima domanda, cosa ne pensa del lavoro portato avanti dal suo predecessore?

Ho lavorato a lungo a fianco di Paolo e sono stato per molto tempo il suo vice. Ho condiviso pienamente le sue idee più importanti, avendo comunque la mia opinione personale su alcune questioni. Lo ritengo un ottimo rettore che ha fatto crescere l’ateneo e partendo da questo voglio dare il mio contributo.

 

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