Come cuocevano i piatti gli antichi Romani? “La risposta nel campo magnetico terrestre: una 'impronta' rimane nei minerali presenti nell'argilla”
A riportarlo un nuovo studio, commentato dagli esperti di Ingv Ambiente: attraverso l'archeomagnetismo, la disciplina che studia le tracce lasciate dal campo magnetico terrestre in un dato momento, è stato possibile ricostruire l'orientamento dei manufatti all'interno delle antiche fornaci

ROMA. Il campo magnetico terrestre ha lasciato delle “tracce” nascoste nella ceramica risalente a 2000 anni fa, permettendo a un gruppo di ricercatori di capire come gli antichi Romani cuocessero le loro stoviglie. A riportarlo, condividendo un articolo uscito sul Journal of Archaelogical Science sono gli esperti di Ingv Ambiente – alcuni dei quali hanno preso parte al gruppo di ricerca.
“Circa duemila anni fa – scrivono – nelle fornaci dell'antica Roma, i piatti venivano probabilmente cotti capovolti, con la superficie interna rivolta verso il basso. Un'abitudine già ipotizzata dagli archeologi, che oggi trova nuove conferme grazie alla geofisica”.
Gli studiosi hanno analizzato 11 frammenti di ceramica romana, appartenenti alla cosiddetta terra sigillata, una pregiata produzione di vasellame da mensa caratterizzata dalla tipica superficie rossa, spesso lucida: “I reperti, risalenti a un periodo compreso tra la fine del I secolo a.C. e l'inizio del secondo secolo d.C., provengono dagli scavi effettuati nell'area di Largo Amba Aradam durante i lavori per la linea C della metropolitana di Roma. Ma come si può scoprire, a distanza di duemila anni, in quale posizione venivano cotti i piatti?”.
Il segreto, come anticipato, è nel campo magnetico terrestre: “Durante il raffreddamento dopo la cottura – continuano da Ingv – alcuni minerali presenti nell'argilla conservano una sorta di impronta magnetica, che registra la direzione del campo magnetico terrestre in quel momento. Attraverso l'archeomagnetismo, la disciplina che studia queste tracce nei materiali archeologici, i ricercatori hanno potuto ricostruire l'orientamento dei manufatti all'interno delle antiche fornaci”.
Il risultato? “Negli otto frammenti che hanno fornito misure sufficientemente affidabili – precisano gli esperti – le tracce magnetiche indicano che i piatti erano stati cotti capovolti. Questa disposizione avrebbe consentito agli artigiani romani di impilare le stoviglie in modo più stabile, sfruttare meglio lo spazio nelle fornaci e proteggere le superfici interne dalla caduta di cenere e altri residui della combustione. Il risultato, pur basato su un numero limitato di reperti, offre nuove informazioni sulle tecniche artigianali romane e dimostra come lo studio del magnetismo terrestre possa aiutarci a ricostruire anche i gesti della vita quotidiana di duemila anni fa”.


















