Un villaggio di 2.500 anni fa riaffiora in Alto Adige. Achammer: "La storia si trova spesso sotto i nostri piedi"
Tre strumenti utilizzati per la filatura e la tessitura, testimonianze della lavorazione del bronzo e macine impiegate per trasformare i cereali, il villaggio scoperto sul Galgenbichl diventa uno subito uno dei siti più importanti per studiare la vita quotidiana sull'arco alpino durante la prima Età del Ferro

RASUN-ANTERSELVA. In Alto Adige si apre uno scorcio sulla vita di 2.500 anni fa. Sul Galgenbichl di Rasun di Sotto sono stati trovati i resti di circa 30 abitazioni, datate tra l’800 e il 500 avanti Cristo. Una scoperta importantissima, che si è già classificata tra i siti più rilevanti per lo studio della vita sull’arco alpino durante l’Età del Ferro.
Il ritrovamento è avvenuto durante il cantiere per la realizzazione di una nuova strada di accesso verso Anterselva e Valdaora lo scorso febbraio. Il luogo si è immediatamente trasformato: da cantiere attivo a scavo archeologico.
Nel corso degli ultimi mesi gli studiosi si sono messi al lavoro e i risultati sono già di particolare rilievo. Per la prima volta, infatti, è stato possibile indagare in modo sistematico un insediamento dell’Età del Ferro in Alto Adige, ricostruendone uno spaccato della vita quotidiana tra l’800 e il 500 avanti Cristo.
Secondo le ricostruzioni, il villaggio sarebbe stato un rilevante punto di scambio, soprattutto grazie alla sua posizione strategica in val Pusteria, che permetteva il contatto con l’area veneta. Tra i reperti ritrovati spiccano strumenti utilizzati per la filatura e la tessitura, testimonianze della lavorazione del bronzo e macine impiegate per trasformare i cereali. Anche le ossa animali offrono preziose informazioni sulle abitudini alimentari e sull’allevamento. Tra i reperti predominano le ossa di bovino, un dato che potrebbe indicare un certo livello di benessere della comunità che abitava il Galgenbichl.
Ha suscitato un certo interesse la scoperta di un’area funeraria dedicata ai bambini. La sua esplorazione sembra indicare un rituale specificamente dedicato ai più piccoli, che venivano sepolti all’interno dell’abitato. Purtroppo una ricorrenza comune all’epoca, dato che i ritrovamenti indicano che molti bambini non arrivassero al primo anno di vita, con un tasso di mortalità infantile tra il 20 e il 30 per cento.
Emerge subito anche il paragone con la necropoli della Windschnur, un altro sito di eccezionale importanza per lo studio della prima Età del Ferro. A differenza del villaggio sul Galgenbichl, però, la necropoli della Windschnur era caratterizzata da tombe a incinerazione.
"Gli scavi al Galgenbichl hanno messo in luce quante conoscenze siano ancora sepolte nel terreno", afferma l’assessore provinciale Philipp Achammer. "Ogni giorno passiamo accanto a luoghi di cui spesso non conosciamo affatto la storia. È quindi ancora più impressionante quando improvvisamente viene alla luce un intero capitolo del nostro passato. Al Galgenbichl ciò è avvenuto in modo davvero suggestivo. Il ritrovamento dimostra che la storia si trova spesso proprio sotto i nostri piedi".














