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| 08 ottobre | 16:10

Scritto da un cuoco misterioso, lontano dal food porn da Instagram ecco ''La cucina che doveva durare. Otto mesi senza orto'' guida pratica per cucinare davvero

Scritto da un cuoco misterioso, lontano dal food porn da Instagram ecco La cucina che doveva durare
DAL BLOG
Di Ades, by Nereo Pederzolli - 08 ottobre 2026

Cercherò di stuzzicare curiosità e piacevolezze. Lasciando sempre spazio nel bicchiere alla fantasia

Il sapore è nei ricordi, sempre indimenticabili, sia nel piacere che nel disgusto. Del resto il cibo è un sintomo del nostro modo di vivere. Che spesso vuole stupirci con l’apparenza. Ecco perché schiere di ‘mangiatori’ fotografano pietanze.

 

Senza se e senza ma. Mah! Una sorta di pornografia gastronomica evocata già dall’indimenticabile Carlin Petrini nei primi anni dell’epoca di Arcigola poi diventata Slow Food. Fissare il cibo sul telefonino per vantare pranzi succulenti, immagini dove il buon gusto latita. Sempre. Ecco allora un tentativo - lodevolissimo, oltre che incoraggiante - di una pubblicazione che recupera il concetto di tradizione gastronomica senza tanta retorica. E punta a descrivere - come richiamo editoriale - l’anatomia di una conserva.

 

 

Un sussidiario gastronomico dal titolo accattivante quanto insolito: La cucina che doveva durare. Otto mesi senza orto.

 

L’ha scritto un cuoco che con caparbietà vuole mantenere l’anonimato, consegnando la sua ricerca ad Amazon, per editare quasi 500 pagine di sincera analisi gastronomica. Proprio per recuperare ricordi e rilanciare sapori. Tradizionali, ma non ripetitivi.

 

Libro siglato con un sintetico Zero-F, lettere per suggellare una decina di capitoli, quanto mai interessanti. Partendo dalla constatazione che tra le Dolomiti per 8 mesi manca l’orto. Studiando metodi e ricette per valorizzare pane e cereali, dal canederlo alle zuppe, poi il ruolo del latte, della carne, selvaggina, trote comprese. E ancora, il bosco, le erbe, pure il bere. Con una tesi: la cucina alpina non è basata su ricette, ma su tecniche di conservazione. Scaturite da problemi di sopravvivenza. Proprio perché cibo da gustare per vivere. Senza nostalgia, neppure folklore o stimoli di marketing. Solo spunti per capire e cucinare su fornelli casalinghi.

 

Trentino e Alto Adige, affiancati, messi nello stesso piatto o - per dirla con l’autore - nella medesima dispensa. In quanto realtà alpine che dovevano mettere in tavola cibo per sopravvivere. Sfruttando l’andamento stagionale e l’orto come riserva alimentare.

 

La pubblicazione ha una sorta di supervisione curata da Mattia Dallavalle, cuoco trentino che opera ad Andalo, schivo per scelta quanto orgoglioso di aver condiviso ricettari e consuetudini con l’autore di una pubblicazione autoprodotta rintracciabile solo sulla piattaforma Amazon. Non mancano aneddoti o curiosità.

 

Dalle variabili dei canederli allo Zelten, poi una golosa serie di zuppe o l’immancabile Sguazet. Senza tralasciare Ciughe del Banale ( anche se ora le producono nel Bleggio …) e tutta una serie di leccornie, Botiro del Primiero compreso ( ovvero il burro più buono tra le Alpi), Tonco de pontesel, Peverada pure Baccalà, il merluzzo forestiero, affiancato dal Coregone gardesano o il Persico lacustre. I fermentati dell’orto, il caffè di cicoria, patate per ogni occasione, pure frutta come le Susine di Drò. Con divagazioni dolciarie, senza dimenticare selvaggina, lumache o i prodotti delle malghe e un capitolo sulle bevande, non solo vinarie.

 

Tutto questo senza nessuna ostentazione. Il food porn oscurato, il web - per una volta - che aiuta a capire. Per meglio gustare e dunque vivere meglio.

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