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FVG
16 settembre | 16:00

Scoperto un proteo di 100 grammi di peso: dopo un anno arriva un nuovo record dalle profondità del Carso

La scoperta arriva dopo degli studi compiuti dalle Università di Trieste e Lubiana sulle specie osservate dagli speleologi. Si pensa ora che appartengano a due specie diverse di cui una tipica della zona attorno a Trieste

Scoperto un proteo di 100 grammi di peso: dopo un anno arriva un nuovo record dalle profondità del Carso

TRIESTE. Nuove scoperte sono state annunciate in queste ore attraverso una lunga serie di studi  riguardo la natura del proteo, l'anfibio misterioso e sfuggente, simile alle salamandre, che vive a decine, se non centinaia, di metri di profondità nel sottosuolo. 

 

Fino a poco tempo fa, infatti, di questa specie si sapeva davvero poco, così come pochi erano i dati disponibili sul suo conto, a causa di un habitat difficilmente raggiungibile, compresi quelli relativi alle sue dimensioni che generalmente venivano fatte ricondurre a una ventina di centimetri di lunghezza e a un peso di poche decine di grammi.

 

Ed è in questo contesto che negli ultimi anni, per arrivare fino a questi giorni, le ricerche effettuate dagli esperti delle Università di Trieste e Lubiana assieme agli specialisti della Società adriatica di speleologia (Sas), stanno dando una vera e propria svolta a livello internazionale sulle conoscenze di questi abitanti del mondo ipogeo, grazie alla scoperta di protei sempre più grandi che ci pongono davanti a nuovi orizzonti sulle dimensioni potenziali e la varietà di questi animali. 

 

Se nel novembre 2025 infatti negli anfratti della grotta Luftloch del Carso di Trieste era stato trovato un esemplare di 31 centimetri e un peso che superava i 90 grammi di peso, facendolo diventare il proteo più grande mai osservato in Italia, è ora emerso il rinvenimento di un proteo ancora più grande, dal peso record di 100 grammi. 


Ma c'è di più, perché ricercatori e speleologi sono riusciti anche ad individuare l'appartenenza di questi protei a varie specie diverse, come ha dichiarato Nicola Bressi, naturalista e conservatore del Museo di storia naturale di Trieste

 

“Finalmente grazie alle moderne tecniche d'indagine genetiche e scheletriche operate dai colleghi dell'Università di Lubiana – esordisce l’esperto -, diamo un'identità alle notevoli differenze, sempre osservate da tutti noi che incontriamo i protei nei nostri fiumi carsici”. 

 

Secondo le ultime ricerche sarebbero in effetti due le specie che popolano gli abissi del fiume Timavo che scorre nel sottosuolo della provincia di Trieste dalla vicina Slovenia: una, quella di cui fa parte anche il proteo trovato l'anno scorso, tipica del Carso triestino, e l'altra, quella dell'ultimo proteo da record, che arriva dalla Slovenia anche se alcune popolazioni risultano stabili anche al di qua del confine.

 

“Ora possiamo dire che, un anno fa, il Proteo da record documentato nella Grotta Luftloch appartiene alla specie propria del Carso Giuliano – afferma Marco Restaino, speleologo e presidente della Sas, che ha trovato i due esemplari di proteo -. Ma il vero colpo di scena delle ultime settimane è stato quello di aver trovato un altro esemplare da record, appartenente questa volta alla specie proveniente dalla Slovenia. Quest’ultimo esemplare, è ancora più grande del precedente e con un peso effettivo di 100 grammi! Possiamo dire che il Timavo oggi custodisce il record di grandezza e peso di ambedue le specie”. 

 

Le differenze morfologiche dei vari protei, pur soggette ad alcune variabilità, erano dunque già note agli studiosi del territorio da diverso tempo. I due esemplari sono stati documentati e catalogati congiuntamente all'Università di Trieste, ma per avere la convalida ufficiale delle due specie, rendono noto gli esperti, è necessario attendere la conferma scientifica derivata dai risultati delle analisi che sono in corso che consentiranno di trarre le conclusioni finali.


“Da questi risultati riusciamo maggiormente a comprendere quanto sia ancora più complessa e articolata la biodiversità del nostro ambiente carsico” dichiara Chiara Manfrin, ricercatrice al Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste, che pochi giorni fa, ha presentato alla prima giornata internazionale del carsismo svoltasi a Postumia, i primi risultati sull'effettiva distribuzione del proteo in Italia nell'ambito di un progetto promosso dalla regione Fvg. 

 

L'obbiettivo, fa sapere la Sas, sarebbe infine quello di dedicare la specie di proteo propria del Carso triestino a Giovanni Antonio Scopoli, medico e naturalista nato in provincia di Trento nel Settecento, che per primo annotò queste creature all'epoca completamente sconosciute.

 

 

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