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Anche il Muse nel progetto "Arca di Noè" per salvare i rinoceronti del Borneo

Il progetto sta per essere portato avanti dell'Università di Verona, dal Muse - Museo delle Scienze di Trento e dalla Sabah Foundation, con l'obiettivo di salvare dall'estinzione i rinoceronti di Sumatra e, potenzialmente, qualsiasi altra specie.

Di gf - 29 novembre 2016 - 17:52

TRENTO. Una sorta di "Jurassic Park" delle specie animali in pericolo con la differenza che invece di riportare in vita quelle già scomparse, ora potenzialmente inadatte agli habitat del pianeta, si darebbe una seconda possibilità a quelle che ancora potrebbero sopravvivere.

 

Questo il progetto l'“Arca di Noè” che sta per essere portato avanti dell'Università di Verona,  dal Muse - Museo delle Scienze di Trento e dalla Sabah Foundation, che nel Borneo malese si occupa di salvaguardia della biodiversità,  con l'obiettivo di salvare dall'estinzione i rinoceronti di Sumatra e, potenzialmente, qualsiasi altra specie.

 

Il progetto riguarda gli ultimi 14 esemplari che trascorrono la loro esistenza in cattività nell'isola del Borneo. È questo il loro "miglio verde", il luogo in cui sono destinati inesorabilmente all'estinzione, vittime delle tare genetiche e dei problemi di salute associati all’appartenenza ad uno stesso ristretto gruppo e dunque all'impossibilità di avere figli sani. L'unica speranza sarebbe ricreare artificialmente quella variabilità genetica che consenta la sopravvivenza e introdurla nel loro dna.

 

"Tutto è cominciato la scorsa estate con un viaggio nel Borneo per sequenziare, ovvero estrarre, leggere e decodificare il codice genetico di una curiosa e minuscola specie di rane, quella delle cascate", spiega Massimo Delledonne, direttore scientifico di Personal Genomics, che assimee a Trento e Verona ha messo a punto un kit: un laboratorio mobile che sta in una valigia, con il quale è possibile "leggere" il dna ovunque, persino nella foresta. Con conseguenze inimmaginabili in tema di tutela e salvaguardia delle specie, anche delle più rare e delicate.

 

Lo scorso luglio Massimo Delledonne e Michele Menegon del MUSE, sono venuti a conoscenza del destino, segnato, dei rinoceronti di Sumatra e hanno accettato l’invito dei malesi di leggere il genoma di tutti e 14 i rinoceronti rimasti così da permettere, in un futuro davvero prossimo, la creazione di una sorta di "Jurassic Park" delle specie animali in pericolo dando in questo modo una seconda possibilità a quelle specie animali che ancora potrebbero sopravvivere, se non fosse il comportamento dell’uomo a condannarle alla progressiva scomparsa.

 

Un’operazione unica e avveniristica, rimbalzata come prevedibile sulle prime pagine dei giornali malesi e non solo.

 

"Non si tratterebbe di clonare gli animali, come avvenuto nel celebre caso della pecora Dolly", prosegue Delledonne, "ma di produrre, in laboratorio, un dna sintetico di alta qualità, da inserire quindi senza difetti nella cellula uovo dell'animale per consentire la nascita di un esemplare sano".

L'ultima spiaggia, in combinazione con le tecnologie riproduttive, per salvare quello che è il più grande mammifero al mondo che rischia di estinguersi, dopo che tutti gli sforzi per favorire la nascita di individui sani, finora, sono risultati inutili.

 

"È questa la nostra Arca di Noè: leggere il dna e introdurre "a mano" quelle differenze che servono perché una specie in via di estinzione possa continuare a vivere. O addirittura, in futuro, per arrivare alla de-estinzione", conclude Delledonne, "cioè a riportare in vita una specie già scomparsa, a partire dai frammenti di dna rintracciabili in ossa, peli, piume conservati nei musei".

“Essere al punto di dover produrre dna sintetico per evitare che una specie come il Rinoceronte di Sumatra si estingua, la dice lunga sul rapporto compromesso che la società degli uomini ha con i sistemi naturali da cui dipende” continua Michele Menegon “i ricercatori, infatti, si augurano che in futuro si debba ricorrere sempre meno a tecniche di ingegneria genetica per garantire la sopravvivenza a specie come il Rinoceronte, ma che si trovi il giusto equilibrio tra le necessità di sfruttamento delle risorse naturali e la salvaguardia delle ambienti e delle specie selvatiche”. 

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