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Adolescenti e smartphone, le tante trappole della rete. Lo psicologo Disnan: "L'accessibilità al porno impoverisce e banalizza la sessualità"

Accantonate le esigenze pratiche, lo smartphone è diventato infatti un vero e proprio oggetto quotidiano, utilizzato per seguire i social network e condividere foto, conversazioni e post, ma può rappresentare anche l’appartenenza a un gruppo sociale, esprimere benessere e influire sull'autostima. Disnan: "I genitori devono formarsi e non fidarsi ciecamente del figlio, anche se responsabile"

Di Luca Andreazza - 26 ottobre 2017 - 06:30

TRENTO. Problemi fisici e sociali, ansia, calo della concentrazione e disturbi del sonno. Questi sono solo alcuni dei rischi per gli adolescenti da un uso eccessivo dello smartphone. Bambini e ragazzi che crescono perennemente online, cellulari in mano e senza ricordi del mondo che li circondano. Una ricerca di Save the children stima che il 97% dei ragazzi possiede un cellulare. 

 

"In Trentino - spiega Giuseppe Disnan, psicologo e psicoterapeuta già responsabile dell'area Psicologia cognitiva e dell'handicap nella prima Unità operativa di Psicologia del servizio pubblico della Provincia e da sempre attivo nell'ambito della clinica infantile e della gestione dei sistemi organizzativi in rapporto alla pratica clinica - ovviamente non siamo meglio e i dati sono tranquillamente in linea con il quadro nazionale e internazionale".

 

Sono passati oltre venti anni dal primo cellulare: voluminoso, pesante circa mezzo chilo e poco performante. La rivoluzione arriva dalla Finlandia, si chiama '3310' e questo dispositivo diventa forse per la prima volta uno status symbol, le partite a 'snake' quasi interminabili, gettoni e schede telefoniche finiscono piano piano in archivio. Come in III novembre a Trento, dove nei giorni scorsi è caduto uno degli ultimi baluardi, una cabina telefonica. 

Nel 2007 si entra nel 'futuro' e irrompe sul mercato il primo I-phone. A dieci anni dalla creatura di Steve Jobs tra Facebook, Instagram, Twitter e via dicendo le distanze si sono completamente annullate. Il cellulare - aggiunge Disnan - unito alle piattaforme social ha parificato New York a Civezzano, Tokyo a Trento. Non c'è più nessun filtro e siamo tutti più vicini".

 

Accantonate le esigenze pratiche, lo smartphone è diventato infatti un vero e proprio oggetto quotidiano, utilizzato per seguire i social network e condividere foto, conversazioni, link, messaggi vocali e post, ma può rappresentare anche l’appartenenza a un gruppo sociale, esprimere benessereinfluire sull'autostima.

 

Diversi studi mettono in luce inoltre che il distacco dal proprio smartphone provoca nei giovani stati d'ansia, ma anche depressione, nervosismo e impulsività. Sono tanti i problemi e le criticità che frequentemente psicologi e psicoterapeuti si trovano ad affrontare.

 

"E' necessario - prosegue l'esperto - prendersi il tempo per stare con i propri figli e magari controllare il cellulare, anche se realisticamente è quasi impossibile in quanto i ragazzi sono in grado di eliminare le tracce. Il problema maggiore è infatti che i figli conoscono meglio dei propri genitori la tecnologia e gli adulti diventano vittime".

 

Una sfida complessa: "Oggi - dice Disnan - il cellulare consente un'esplorazione totale e non bisogna mai fidarsi fino in fondo dell'adolescente che per natura è particolarmente curioso. La differenza è che nel passato per soddisfare la curiosità si imboccavano strade strette e difficili, mentre ora è tutto accessibile".

 

Compreso il porno, che rappresentava un passaggio sociale, sconfiggere la timidezza di andare dal tabaccaio e, non senza arrossire, uscire con il giornaletto nascosto nello zaino. Oggi basta collegarsi in rete. "Questo totale sdoganamento - spiega lo psicologo e psicoterapeuta - porta a banalizzare e impoverire il senso della sessualità, che viene liberata dall'elemento romantico. Un eccesso che rende tutto meno significativo".

 

Meglio apparire che essere, il trionfo del narcisismo. Non solo però problemi relazionali. Nella comunicazione a distanza, infatti, una buona parte del linguaggio non verbale viene a mancare e così anche la capacità di interagire. Il carattere e le amicizie si formano infatti anche durante quelle piccole 'zuffe adolescenziali', che portano poi ad amicizie lunghe e durature.

 

"Non si punta più sulla qualità - riconosce Disnan - ma sulla quantità. Tutto deve essere messo in piazza a favore dell'esibizionismo. Anche gli adulti postano foto in vacanza, ma anche dei figli oppure momenti particolari, tutto questo può diventare però un boomerang. Gli adolescenti, ma il discorso può essere generalizzato, cercano apparenza e approvazione, senza però mettersi in discussione. Ma le immagini possono essere alterate facilmente".

(Giuseppe Disnan, psicologo e psicoterapeuta già responsabile dell'area Psicologia cognitiva e dell'handicap nella prima Unità operativa di Psicologia del servizio pubblico della Provincia e da sempre attivo nell'ambito della clinica infantile e della gestione dei sistemi organizzativi in rapporto alla pratica clinica)

"La tecnologia - prosegue - può diventare pericolosa. Nel momento in cui si pubblicano foto senza filtri, tutti possono diventare vittime, anche di riflesso, dai genitori ai professori, dagli amici ai compagni di classe. L'immagine diventa peggio della parola e può 'rovinare' le persone oppure esporle al pubblico ludibrio. E si può finire anche nella rete sbagliata".

 

Commenti di haters, ma anche adescamenti di pedofili nella peggior delle ipotesi. "Soprattutto - spiega - se il ragazzo è fragile. Non ci si può fidare nemmeno se il ragazzo è particolarmente affidabile. L'adolescenza è comunque un'età dei segreti e del gruppo, si viene sedotti dagli elementi meno accessibili".

 

Difficile quindi trovare la ricetta della soluzione. "E' importante - conclude Disnan - la prevenzione: insegnare agli adolescenti ad autoregolare l’uso dello smartphone. Anche i genitori però devono formarsi rispetto alla tecnologia e l'uso dei cellulari, oltre a cercare di conoscere realmente il proprio figlio. Se poi ci sono sospetti importanti, non bisogna avere paura di chiedere aiuto a qualche esperto oppure alla polizia postale".  

  

 

 

 

 

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