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Il volontariato trentino nello 'Stato che non c'è' tra mine e il muro della vergogna

Tutto inizia nel 2008, una sfida accolta dall'associazione Trecasma. Andrea Maschio: "Questa realtà nasce dopo un viaggio in questa landa desertica e desolata abitata 'solamente' dal popolo Saharawi. Qui in mezzo al nulla, qui in mezzo a tutto, qui i valori umani prendono il sopravvento e sono rimasto colpito da questa situazione"

Di Luca Andreazza - 10 dicembre 2017 - 18:42

TRENTO. Obiettivo Sahara. L'impegno del volontariato trentino si spinge fino nella Repubblica araba saharawi democratica, uno Stato che in realtà non esiste. Gran parte della popolazione vive da oltre quarant'anni nei campi profughi nel sud dell'Algeria. Un popolo che vive in una situazione continua di sofferenza e oppressione tra campi profughi, all'estero e nella zona occupata. 

 

Una sfida accolta dall'associazione Trecasma. "Questa realtà - spiega Andrea Maschio, consigliere comunale e presidente dell'associazione - nasce dopo un viaggio in questa landa desertica e desolata abitata 'solamente' dal popolo Saharawi. Qui in mezzo al nulla, qui in mezzo a tutto, qui i valori umani prendono il sopravvento e sono rimasto colpito da questa situazione".

 

Una vicenda raccontata anche nel documentario 'Il muro della vergogna' realizzato per l’associazione Trecasma da Parallelozero e nel libro 'Lost Saharawi', scaricabili gratuitamente (Qui info sull'associazione). 

 

Come nasce l'impegno per il volontariato? "Nel 2006 - aggiunge Maschio, un ingegnere - mi metto a disposizione delle missioni francescane per progettare un convitto a servizio dell'istituto professionale 'trentino' nella favelas in periferia di Lima (Perù). Ho chiesto tutte le indicazioni necessarie per iniziare il lavoro".

 

Ma non funziona così. "Padre Celestino - ricorda - mi disse che non avevano bisogno di me, a meno che non mi fossi recato direttamente sul posto per studiare la situazione e capire le necessità. Sono rimasto 'fregato', ho dormito lì qualche notte: una prova forte, un impatto fortissimo. Mi sono ammalato di volontariato".

 

Il passo successivo è la Sahara Marathon, corre l'anno 2008. "Una scusa - dice il consigliere comunale - per andare in Africa. Questo è un evento sportivo molto particolare, una maratona nel cuore del mondo saharawi per conoscere la loro situazione e le loro condizioni di vita nel deserto più inospitale. Qui ho stretto amicizia con un cagliaritano e un saharawi. Quello è inoltre un momento particolare della mia vita per via della separazione e tra un the sul crinale di una duna, un forte contrasto di emozioni e diversità e una visita nei campi profughi, ritrovo il senso di tutto e decidiamo di dover fare qualcosa per questa popolazione che dipende dagli aiuti umanitari".

Nel 2009 nasce Trecasma, acronimo che sta per Trento-Cagliari e Smara, i luoghi di origine dei quattro amici. Le vicende saharawi iniziano nel 1976, cioè il giorno dopo il ritiro della Spagna dai territori del Sahara Occidentale. La popolazione è costituita da gruppi tribali arabo-berberi che già nel corso del dominio spagnolo avevano cominciato a reclamare l'indipendenza. 

 

Questa però è un'area ricca di fosfati e dopo l'adios della Spagna, Marocco e Mauritania avanzano subito delle pretese sul territorio e si arriva alla guerra. I saharawi perdono e l'area viene divisa, anche 'geograficamente' da un muro militarizzato e minato di circa 3 mila chilometri, 'Il muro della vergogna'.

 

"Metà popolazione - prosegue Maschio - vive nel Sahara Occidentale tra continue violazioni dei diritti umani e l'altra metà nel sud dell'Algeria in cinque campi profughi. Tutti vivono in estrema povertà e basandosi sugli aiuti umanitari. Noi operiamo principalmente in Sahara Occidentale e promuoviamo la costruzione di pozzi per l'acqua, infrastrutture e scuole per bambini in questi villaggi ai confini del mondo".

L'impegno dell'associazione però non si limita al Sahara, ma negli anni ha allargato il proprio raggio d'azione anche in Ghana. "Nel 2011 la Provincia - dice il presidente di Trecasma - ci ha chiesto di seguire un progetto in tre zone di intervento per costruire bacini idrici per la collettività e l'agricoltura e la riqualificazione di una scuola all'interno della discarica nello slum di Accra".

 

Progetti difficili per l'instabilità politica e il continuo cambio di interlocutori, mentre la ristrutturazione della scuola è già andata a buon fine. "Una situazione - spiega - inspiegabile. Lì vengo raccolti i materiali elettrici, li bruciano per ricavare i metalli e intervengono i bambini a mani nude. Esperienze che lasciano il segno".

 

Ma il volontariato non si ferma in Africa, quando può Trecasma interviene anche in Italia. "Abbiamo aiutato - conclude Maschio - una mamma di Assemini in provincia di Cagliari che deve badare a due figli disabili. Siamo riusciti a raccogliere circa 16 mila euro per prendere un furgonato e allestirlo per il trasporto di persone con limitata mobilità. Piccoli gesti e aiuti che possono però cambiare la vita".

 

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