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L'udienza era privata, la Voce del Trentino diffonde il video del circuito interno del Tribunale. La Procura indaga. De Bertolini: "Atto gravissimo"

Il sito, ormai conosciuto per fake news e topiche clamorose, questa volta pubblica le immagini delle telecamere di sicurezza di un processo con tanto di manette ai polsi dell'imputato. L'avvocata Corona su Facebook denuncia l'accaduto (e l'infinità di notizie false contenute in quelle poche righe). Il presidente dell'Ordine: "Atti illeciti e deformazione della realtà" 

I volti sono stati coperti da noi perché La Voce del Trentino li ha ancora visibili
Di Luca Pianesi - 02 dicembre 2017 - 06:48

TRENTO. "Inaccettabile", "vicenda da censurare", "è l'espressione più deteriore del rapporto tra media e giustizia". Sono queste le parole che usa il presidente dell'ordine degli avvocati di Trento Andrea De Bertolini ed effettivamente non si può che constatare che questa volta si è davvero toccato il fondo. Non bastano le fake news pubblicate con pervicacia scientifica, il clickbaiting e gli articoli costruiti ad arte. Questa volta la Voce del Trentino è riuscita a fare di peggio: pubblicare dei "frame" di un video di un circuito interno di sicurezza del tribunale di Trento.

 

Peggio ancora: pubblicare addirittura una parte di un filmato rubato da una telecamera di sorveglianza di un'udienza camerale, quindi non pubblica, senza autorizzazione e senza nessun rispetto per qualsiasi principio di tutela dell'imputato e di etica giornalistica (ovviamente senza che ci fosse nessun tipo di interesse pubblico a mostrare quelle immagini). Già perché questa vicenda è un surrogato di scorrettezze e atti illeciti che, presumibilmente, avrà molte conseguenze. Le indagini della Procura, infatti, sono già partite e d'altronde non poteva essere altrimenti. 

 

Quanto è successo, infatti, crea un pericolosissimo precedente. Il sistema di sicurezza interno del Tribunale di Trento si è dimostrato talmente fragile da non riuscire nemmeno a proteggere un imputato in un'udienza a porte chiuse. Potrebbe accadere a chiunque e in qualsiasi altro processo? Le immagini diffuse, ovviamente, neanche a dirlo, riguardano un processo a un extracomunitario. Si tratta del ragazzo che ha creato scompiglio in camera mortuaria a Trento, domenica scorsa, finendo poi per ferire alla mano un carabiniere che aveva provato a fermarlo. La notizia era ghiotta per il sito in questione, che ha negli stranieri uno degli obiettivi preferiti contro cui scagliarsi. E, ovviamente, l'ha diffusa a suo modo, colorandola con castronate e informazioni raffazzonate.

 

Ma il colpo da maestri l'hanno messo a segno pubblicando come foto del pezzo l'imputato seduto sui banchi, con manette ai polsi (altra cosa che non si può fare), con a fianco la sua avvocata, Patrizia Corona nientemeno che la Presidente Unione Triveneta degli Avvocati del Triveneto. Ebbene è stata lei a far emergere l'accaduto con un post molto chiaro su Facebook: 

 

 

Il post fa riferimento a molti fatti falsi "in 10 righe di articolo ci sono almeno sei notizie false", spiega l'avvocata. Notizie tutte facilmente verificabili con una telefonata ma che, come al solito, al sito in questione, evidentemente, non interessava verificare: si va da una presunta accusa di tentato furto, falsa, alle minacce, che non ci sono state, dal fatto che durante l'udienza ci sarebbe stato un atteggiamento offensivo, aggressivo e ulteriori minacce da parte dell'imputato, ancora falso, alla conclusione del processo che sarebbe avvenuta col patteggiamento e che vi sarebbe stata anche un'imputazione di procurato allarme, tutto falso. 

 

Ma non basta. Il sito in questione ha cambiato l'articolo dopo le critiche dell'avvocata ma è riuscito a mantenere moltissimi elementi di falsità, nonostante tutto, e a dare ai suoi lettori delle informazioni inventate. Basti per tutte la conclusione: "Il tunisino, che anche oggi ha mantenuto un atteggiamento di mancato rispetto, verso tutti, è stato condannato a sei mesi che dovrà scontare in carcere ma solo perché privo di domicilio". Ebbene l'uomo, che non ha mancato di rispetto a nessuno durante l'udienza (come, tra l'altro, dimostra anche il loro video che mai avrebbero dovuto pubblicare), è stato condannato a sei mesi ma da scontare ai domiciliari, visto che una casa ce l'ha (non è il delinquente senzatetto che si vuole descrivere).

 

Ma se ai fatti riferiti da la Voce del Trentino in maniera assolutamente non conforme con quanto accaduto siamo abituati (quando non sono addirittura inventati di sana pianta), qui c'è anche il gravissimo fatto della foto e del video, ancora pubblico sul loro canale Youtube. "L'accesso a quel video è abusivo - spiega il presidente dell'Ordine degli Avvocati di Trento Andrea De Bertolini - visto che proviene da telecamere del circuito interno del tribunale che stanno lì per ragioni di sicurezza e garanzia non certo per far uscire certe immagini. Quindi l'abuso è evidente. Quella poi era un'udienza camerale non aperta al pubblico quindi c'è un secondo profilo d'illiceità. Terzo profilo l'aspetto delle manette ai polsi: c'è una norma che vieta agli organi di stampa di mostrare qualcuno con le manette ai polsi, figuriamoci durante un'udienza chiusa al pubblico".

 

"Poi - prosegue De Bertolini - c'è l'aspetto etico e giornalistico: è inaccettabile che ci sia un uso così strumentale di un giudicato violando in maniera così palese il diritto al rispetto dell'imputato. Ma non è tutto. C'è la questione legata alla costruzione della notizia. Vi è stata, infatti, un'enfatizzazione di quanto accaduto, una vera e propria deformazione della realtà che non ha precedenti con altri media locali. E' questo l'esempio più deteriore di come si possa costruire un processo mediatico: la verità che si descrive non è coerente con la realtà ma è strumentale ad altri fini. Insomma, questa vicenda non ha nulla di lecito: è la frustrazione del significato delle telecamere che stanno lì a tutelare ordine pubblico e sicurezza".

 

Le telecamere del circuito interno, ovviamente, sono gestite da qualcuno: dal servizio di sorveglianza interno che è appaltato ad un'agenzia. Le segnalazioni in Procura sono già state depositate e le indagini sono aperte. Staremo a vedere.

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