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Settecento persone abbracciano Hervé Barmasse Anche l'ultima di Mese Montagna è un successo

L'alpinista valdostano ha raccontato, passo dopo passo, la propria vicenda umana e sportiva tra fotografie e clip, un mix che ha tenuto con il fiato sospeso il pubblico di Mese Montagna per un'ora e mezza. La kermesse dell'Apt Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi saluta tutti al 2018

Hervé Barmasse sul palco di Mese Montagna
Pubblicato il - 27 novembre 2017 - 13:28

VEZZANO. La kermesse di Mese Montagna si chiude con il botto e saluta tutti all'edizione del 2018. Settecento persone hanno affollato venerdì scorso la palestra del Polo scolastico di Vezzano per ascoltare le parole di Hervé Barmasse.

 

L'alpinista valdostano ha raccontato, passo dopo passo, la propria vicenda umana e sportiva tra fotografie e clip alla narrazione verbale, un mix che ha tenuto con il fiato sospeso il pubblico di Mese Montagna per un'ora e mezza.

 

Ciò che ha colpito di più, probabilmente, non è stata la portata delle imprese che ha portato a termine, che pure lo hanno consacrato come uno degli alpinisti simbolo della nostra epoca, paragonato da taluni a miti senza tempo come Walter Bonatti e Reinhold Messner, ma la grande umanità che ha trasmesso agli spettatori.

 

Barmasse che sceglie di fare carriera nello sci, scostandosi dalla tradizione di famiglia, ma che poi deve riporre ogni sogno nel cassetto a seguito di un bruttissimo infortunio; Barmasse che scopre in un colpo solo il fascino del Cervino e quello dell'arrampicata, quasi una folgorazione, grazie ad un'escursione con il papà Marco; Barmasse che apre nuove vie e porta a termine ascese in solitaria mai riuscite prima sulle Alpi, in Pakistan, in Patagonia, in Cina e in Nepal; Barmasse che rischia la vita scalando per gioco una cascata ghiacciata; Barmasse che apre una via sul Monte Rosa insieme al papà sessantenne; Barmasse che combatte con una pericolosissima ernia al disco, con una ciste alla gola e con infiniti problemi alle ginocchia; Barmasse che rinuncia a conquistare la cima dello Shisha Pangma, fermandosi a tre metri dal traguardo, perché rischiare la pelle non ha mai alcun senso; Barmasse che alla nascita della primogenita, appena due mesi fa, si pone il quesito se fermarsi una volta per tutte.

 

 

Sono queste in sintesi le tappe del racconto, pieno di sentimento e di passione, che ha tenuto con il fiato sospeso il pubblico di Vezzano, lo stesso che ha poi cercato un contatto diretto con Barmasse per strappargli un autografo e una dedica sulla locandina, sul suo libro, su uno zaino, su una maglietta, oppure un immancabile selfie. Lui non si è negato ad alcuno, trattenendosi in palestra fin quando palco, scenografie e parterre sono stati completamente smontati e rimossi.

 

Si è trattato del miglior atto finale possibile per un'edizione di Mese Montagna decollata fin dalla prima serata con Nives Meroi e Romano Benet, che ha visto sfilare anche personaggi come Adam Ondra, Manolo e Federica Mingolla, oltre a quelli che hanno animato i mercoledì sera a Calavino.

 

L'impiego della palestra di Vezzano, al posto del teatro, indisponibile per lavori di manutenzione, lungi dal penalizzare la manifestazione si è infine rivelato una carta vincente, perché ha permesso di creare scenografie ad hoc e di ospitare un numero di persone che è andato oltre le più rosee aspettative, tanto che il conto finale parla di 2.700 presenze nel corso delle quattro settimane.

 

Sulle ali di questo successo, l'Apt Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi e il Comune di Vallelaghi, che organizzano la rassegna in collaborazione con Angelo Giovanetti, la Comunità di Valle, il Comune di Madruzzo, la sezione locale della Sat e il Fraveggio, stanno già dedicandosi all'edizione 2018, il cui cartellone sarà certamente all'altezza di quello proposto quest'anno.

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