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Un anno fa moriva padre Fabrizio Forti. Ecco il ricordo dei detenuti del carcere di Spini

Nel commemorare la sua scomparsa è Piergiorgio Bortolotti a pubblicare in anteprima i ricordi di coloro che sono stati assistiti in carcere dal frate cappuccino: "È stato di esempio per tutti noi, a me ha dato la volontà e la forza di andare avanti con coraggio e fiducia"

Di db - 15 ottobre 2017 - 22:18

TRENTO. Un anno fa moriva padre Fabrizio Forti, uno dei pochi che sapeva fermarsi ad ascoltare. Per molti anni era stato responsabile della mensa per i poveri dei frati Cappuccini a Trento e da sempre in prima fila per aiutare i meno fortunati. 

 

La sua missione erano proprio gli ultimi, i disperati, gli esclusi, che senza pietismo ma sempre pronto a spronarli incontrava davanti a un piatto caldo, sulla porta di un dormitorio o nella cella del carcere di Trento. 

 

Era cappellano del carcere, infatti. E lì ancora se lo ricordano, e lo ricordano con affetto e commozione. Di questo sentimento ne dà ricordo Piergiorgio Bortolotti, storico direttore del Punto d'Incontro, che in un post che commemora la morte di Forti riporta il pensiero di alcuni detenuti del carcere di Spini.

 

"Domani ricorre il primo anniversario della morte dell’amico di p. Fabrizio Forti - scrive Bortolotti - e questo è il ricordo di alcuni detenuti con i quali collaboro alla pubblicazione di 'Dentro', il giornalino interno della Casa Circondariale di Trento".

 

Un detenuto scrive così: "L’ho conosciuto, proprio all’inizio, appena entrato in carcere, subito dopo ferragosto. Una mattina, mentre passeggiavo per il corridoio, lui mi fermò, e con un sorriso mi disse: 'Vedrai che qui a Trento ti troverai bene, basta avere pazienza'. In seguito ho capito che Padre Fabrizio ascoltava le problematiche di ognuno di noi detenuti, volentieri".

 

"È stato di esempio per tutti noi - continua il detenuto - a me ha dato la volontà e la forza di andare avanti con coraggio e fiducia. Un giorno anch’io volerò in un cielo azzurro come un gabbiano, verso la mia libertà. Padre Fabrizio è stato umile, disponibile, una persona carismatica, che sapeva anche scherzare".

 

"Il suo ricordo, il suo spirito, i suoi insegnamenti sono ancora così 'vivi' e 'presenti' in ognuno di quelli che hanno avuto la fortuna di poterlo conoscere - afferma un altro detenuto - e sembra quasi che lui giri ancora di cella in cella con la sua barba bianca e la sua voce profonda, anche perché quasi in ogni cella è presente, appesa da qualche parte, la sua immagine".

 

"Anche la domenica, in chiesa, è sempre presente la sua figura che, dal quadro appeso al muro, pare ammonirci con quel dito puntato, quasi a ricordarci all’infinito quanto era solito dirci: 'Non voltate lo sguardo al passato, non rimuginate sugli errori commessi, ma piuttosto teneteli in un piccolo angolo di memoria per non ricadervi. Volgete lo sguardo solo in avanti verso la vita nuova… Dio è grande e ci perdona!'".

 

Un altro ancora scrive questo: "In realtà non ho mai conosciuto padre Fabrizio. L’ho solo intravisto e scambiato qualche fugace parola. A un anno dalla sua scomparsa la sua figura è ancora presente come lo era da vivo. Ogni tanto si sente citare il suo nome, qualcuno ripete i suoi consigli: 'Padre Fabrizio una volta mi disse questo…'. Oppure: 'Se padre Fabrizio ti sentisse te ne direbbe quattro'".

 

"O ancora: 'Sì, il mio orologio è tutto scassato, ma non voglio cambiarlo perché me lo ha regalato padre Fabrizio'. Da quello che posso capire dagli altri mi pare fosse amorevole, comprensivo e diretto, senza peli sulla lingua e a volte addirittura brusco, ma sempre estremamente umano. Tutti lo sentivano vicino. 'Lui si che mi capiva', questa probabilmente è la frase che mi sono sentito ripetere più di frequente".

 

"La scomparsa di padre Fabrizio Forti ci addolora molto - aveva detto all'indomani della sua morte l'arcivescovo Lauro Tisi - con lui se ne va prematuramente una colonna di quella Chiesa capace di incarnare il Vangelo dei poveri e il volto misericordioso di Dio".  

 

"Padre Fabrizio – aggiungeva monsignor Tisi nel suo messaggio di cordoglio – si è speso per restituire dignità alle persone, fossero piegate dall'indigenza o condannate al carcere. Ha narrato un Dio che non emette giudizi, ma si prende cura di chi fa più fatica. Dio lo ha chiamato durante il Giubileo della misericordia, quella che lui ha esercitato per tutta la vita con fede tenace. Prego – concludeva l'arcivescovo – perché le opere e le idee dell'amico Fabrizio possano continuare a portare frutto". 

 

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