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Al via Vinitaly, tre cantine trentine premiate dalla rivista Usa più autorevole

Vinitaly a Verona mobilita oltre 4 mila 400 cantine, attirando l’attenzione di qualche centinaia di migliaia di consumatori. A questa anteprima, tra le ‘top 107’ solo tre le aziende della nostra regione

Di Nereo Pederzolli - 14 aprile 2018 - 19:50

VERONA. Il vino a stelle e strisce, quello che evoca il bello e rilancia il fatturato del ‘buon bere italiano’. Oltre cento, 107 per la precisione, le cantine nostrane super selezionate da Wine Spectator, rivista Usa ritenuta la più autorevole del pianeta a forma di vino. Opera Wine, anteprima di un Vinitaly chiamato a rispondere alle crescenti strategie promozionali, tra tentazioni da grande kermesse popolare e spinte mirate prevalentemente agli affari

 

Vinitaly che nella città scaligera mobilita oltre 4 mila 400 cantine, attirando l’attenzione di qualche centinaia di migliaia di consumatori. Appuntamento imperdibile per le schiere di appassionati, in costante crescita. Edizione, questa, che si apre non con i soffusi botti dei tappi che saltano dal collo delle bottiglie: con il cupo rombo dei missili trumpiani.

 

Quei tuoni di guerra sulla Siria martoriata, azioni belliche da ‘guerra cibernetica’, interventi che suscitano perplessità tra molti operatori enoici.

 

Preoccupati umanamente, ma pure per qualche ripercussione sull’andamento dell’export, missili che incrinano rapporti preferenziali di un commercio estero – americano in primis – dove il vino Made in Italy mantiene  (e consolida) immagine e affari. I particolari si sapranno tra qualche ora, quando i cancelli della Fiera spalancheranno le porte ai degustatori e all’imponente pattuglia di selezionatori internazionali di vino italiano. 

 

A questa anteprima, tra le ‘top 107’ solo tre le aziende della nostra regione. A far compagnia a Leni Walch, la ‘Lady Termeno’, due griffe trentine molto conosciute, le due più rappresentative non solo tra le Dolomiti. Vale a dire Casa Lunelli con il Giulio Ferrari e la Tenuta dei Marchesi Guerrieri Gonzaga, orgogliosi del loro inconfondibile San Leonardo.

 

Ressa e tourbillon di bicchieri, il tutto con una regia schiettamente americana, echi fonetici esclusivamente in lingua inglese. Un successo oltre ogni aspettativa. Tanta gente, forse troppa. Che impedisce di cogliere al meglio le sfumature dei vini a disposizione, ma che rispetta una procedura dove l’apparire conta quasi più della sostanza. Peccato, perché di chicche da bere sono davvero tantissime.

Archiviata Opera Wine, si passa a Vinitaly. E le occasioni per riassaggiare le interpretazioni più autorevoli certo non mancheranno. Basta lasciarsi condurre dalla curiosità. Con attenzione, senza esagerare.

 

Tra i padiglioni, le varie zone vitivinicole. Con qualche disgressione. In particolare proprio quella che vede il Trentino sparpagliato su vari spazi, nonostante qualche sforzo unitario intrapreso (troppo tardi o con poca convinzione?) solo da poche settimane.

 

Alto Adige compatto, dunque e il Trentino che smista i visitatori negli spazi del Trento Doc, tra quelli del Consorzio Vini, l’area della Grappa e – più lontano – tra i banchi della Fivi – Federazione vignaioli indipendenti – e pure nelle postazioni dei vini biologici. A proposito: i più integerrimi cultori della naturalità vitivinicola si sono dati appuntamento in due distinte ulteriori locazioni, a Villa Favorita, verso Vicenza e a Cerea, nella Bassa veronese. Insomma, qualche confusione si nota, nonostante nell’attrezzata Fiera campeggino manifesti e indicazioni che richiamano il fascino dei vini del Trentino.

 

Impossibile sintetizzare le novità. Ogni azienda da mesi ‘bombarda’ con e-mail e ogni contatto ‘social’ gran parte degli ‘addetti ai lavori’. Con presentazioni o comunicati stampa pressochè identici e assolutamente da ‘non notizia’. 

 

Il tutto mentre si registrano comunque fatturati in espansione – solo il comparto dello spumante Trento Doc cresce a due cifre e sfiora i 100 milioni di euro – e altrettanta dinamicità in fasce di nuovi consumatori, specialmente tra i giovani.

 

Vinitaly che non è solo vino. Pure olio extravergine d’oliva e una serie di golosità che attireranno gli insaziabili nei tour fuori fiera. Con ripercussioni anche tra alberghi, enoteche e osterie delle zone vitivinicole limitrofe Verona, vale a dire Vallagarina compresa.

 

Intanto, prima del tradizionale taglio del nastro, una serie di convegni e infinite degustazioni, onorificenze, attestati, premi e l’ostentazione di pergamene - dove la parola ‘qualità o eccellenza’ abusano in spazio e carattere tipografico - l’attenzione è comunque rivolta agli sviluppi dell’intervento bellico in Siria. Per non distogliere lo sguardo dai listini di borsa.

 

Proprio perchè il vino è sempre più moneta di scambio. Con Verona che ne determina l’andamento.

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