Al Villaggio Sos una panchina rossa per ricordare le donne vittime di femminicidio, a cui è stato rubato un posto nel mondo
La cooperativa che da anni accoglie ragazzi e ora anche mamme con bambini ha scelto un segno che resti per commemorare la giornata per l'eliminazione della violenza contro le donne e l'anniversario della dichiarazione dei diritti del bambino

TRENTO. “Posto occupato è un gesto concreto di attenzione per tutte le donne vittime di violenza. Ciascuna di quelle donne, prima che un marito, un ex, un amante, uno sconosciuto decidesse di porre fine alla sua vita, occupava un posto a teatro, sul tram, a scuola, in metropolitana, nella società. Questo posto vogliamo dedicarlo a loro, affinché la quotidianità non lo sommerga”. Così recita la targa posta sulla nuova panchina del Villaggio del Fanciullo Sos. Nel cuore del parco di Gocciadoro, non può che attirare l’attenzione con il suo rosso scarlatto. Un colore, quello del sangue, che è ormai diventato simbolo dell’inerme per eccellenza, la donna vittima di violenza.

Il Villaggio del Fanciullo di Trento Sos, che da molti anni accoglie bambini e ragazzi e offre loro una casa intesa come struttura ma soprattutto come famiglia, ha scelto di ricordare così la giornata di eliminazione della violenza contro le donne. “Sono due – spiega il direttore Giovanni Odorizzi, da oltre vent’anni alla guida del Villaggio del Fanciullo – le date all’anno che hanno molto a che fare con la nostra realtà. La prima è l’anniversario della dichiarazione dei diritti del bambino, il 20 novembre, e la seconda è il 25 novembre, la giornata contro la violenza sulle donne”. Due date così vicine, che quest’anno hanno visto una commemorazione d’eccezione, solida e durevole. “Gli anni scorsi optavamo per segni che poi però finivano per consumarsi. L’anno scorso, ad esempio, si trattava di un manifesto cartaceo da attaccare alle porte con un pensiero e un disegno. Quest’anno, abbiamo scelto un segno che è più impegnativo per ciascuno di noi, un invito a chi entra a prestare attenzione a questo tema”.
Il primo passo è rendersi conto della portata del fenomeno, quello che ogni anno uccide decine di donne in Italia, lasciando vuoti tanti posti a sedere a teatro e sull’autobus, tante scrivanie ma soprattutto tanti vuoti nel cuore di qualcuno. Un fenomeno che necessita di una riflessione raccolta, che al Villaggio del Fanciullo Sos di Trento è culminata nella lettura di alcuni pensieri. "Quando si violentano, picchiano, storpiano, mutilano, bruciano, seppelliscono, terrorizzano le donne, si distrugge l’energia essenziale della vita su questo pianeta. Si forza quanto è nato per essere aperto, fiducioso, caloroso, creativo e vivo a essere piegato, sterile e domato", diceva Eve Ensler. "Violenza è sentirsi soffocare / è camminare sulle uova / è sentirsi impotenti, / le mani legate. / È non vedere una via di uscita. / Cosa direi agli angeli? / Direi che ancora la strada da percorrere / contro la violenza nel mondo è tanta / e piena di possibilità. / E noi ci siamo già incamminate" recita la poesia scritta "dal campo" da un'operatrice.

Una volta optato per la panchina, si è trattato di scegliere chi si occupasse della sua verniciatura. Un gesto importante, carico di significato. “Ho chiesto – continua il direttore Odorizzi – chi fosse disponibile a dipingere la panchina. Oltre ad un ospite e un educatore, hanno dato la loro disponibilità due mamme con le figlie”. Da quattro anni, infatti, il Villaggio Sos accoglie anche alcune mamme con i loro bambini.
Ma il messaggio più importante da trasmettere resta quello che sono tanti i piccoli atteggiamenti che possono poi condurre ad atti di violenza che arrivano a sfociare nel femminicidio. “Dobbiamo insegnare alle ragazze a non farsi prevaricare, anche se può sembrare un approccio maschilista, purtroppo funziona così. A partire dal cellulare, dai messaggi con un linguaggio violento”. Sperando che, un giorno, questo tipo di accorgimenti non saranno più necessari e che la panchina, seppur un piccolo segno, sia d’aiuto nell’imboccare una strada che ci allontani sempre di più dalla violenza di genere. "Ho giurato - diceva Elie Wiesel, già Nobel per la pace citato durante il momento d'incontro - di non stare mai in silenzio, in qualunque luogo e in qualunque situazione in cui degli esseri umani siano costretti a subire sofferenze e umiliazioni. Dobbiamo sempre schierarci. La neutralità favorisce l’oppressore, mai la vittima. Il silenzio aiuta il carnefice, mai il torturato".














