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Contraccezione d'emergenza: la confusione creata dall'associazione cattolica ospite ad Ala. "Fa morire l'embrione"

L'attivista anti-aborto Mazzi della Comunità Papa Giovanni XXIII presenterà il suo libro a Ala il 13 marzo. Lo storico ginecologo di Trento Arisi vuole invece la gratuità della pillola del giorno dopo: eviterebbe moltissimi aborti, con milioni di euro risparmiati da investire nella prevenzione. La petizione presentata alla ministra Lorenzin

Di Giuseppe Fin e Cinzia Patruno - 19 febbraio 2018 - 19:48

TRENTO. “Prendere la pillola del giorno dopo fa morire l'embrione” “Non è un contraccettivo, è abortiva”, “Siamo in una società che ha organizzato in maniera efficiente l'aborto incentivandolo”, “Non è la donna a volere l'aborto”. Le parole sono di Andrea Mazzi dell'associazione cattolica Comunità Papa Giovanni XXIII. Parole che possono risultare fuorvianti.

 

Il paladino degli anti-abortisti sarà ad Ala il 13 marzo in occasione di un convegno, dove presenterà il suo ultimo libro Indesiderate – Storie di ordinarie discriminazioni di donne e bambini in una società abortista”, tratto dai suoi quindici anni di esperienza al fianco di donne in gravidanza in difficoltà.

 

Un evento che sta facendo tappa in diverse zone dell'Italia per denunciare l'aborto. “Anche le donne che vogliono portare avanti la propria gravidanza si trovano davanti ad enormi difficoltà, spesso dovute a un compagno titubante o a genitori che non ne vogliono sapere”, secondo le parole dell'autore.

 

Una presa di posizione che ha fatto nascere azioni non violente in tutta Italia, come momenti di preghiera davanti agli ospedali per protestare contro l'interruzione di gravidanza.

 

“La cosa che mi ha colpito in questi anni – afferma Mazzi - è come dietro alle donne che si trovano in certe situazioni ci sia una società abortista. Davanti ad una gravidanza imprevista, le gestanti che magari sarebbero disponibili a portarla avanti si trovano ad affrontare enormi difficoltà che possono arrivare anche dalla propria famiglia. Viviamo in una società che di fatto ha organizzato in maniera efficiente l'aborto e ne incentiva la pratica”.

 

Per non parlare poi della pillola del giorno dopo, vista dagli anti-abortisti come “qualcosa che va a danneggiare l'embrione”, tralasciando però, qualche passaggio nella fecondazione. Già, perché la pillola del giorno dopo e quella dei cinque giorni dopo (da qualche anno disponibili in farmacia senza bisogno di ricetta) non agiscono sull'embrione fecondato, rendendo di fatto impossibile parlare di aborto.

 

“Da questo punto di vista, per i prodotti che sono messi nel mercato, non c'è alcuna chiarezza se il loro effetto sia contraccettivo o abortivo” sostiene Mazzi, mettendo sullo stesso piano la pillola del giorno dopo e la Ru486, quella abortiva. “Stupisce che oggi – continua – ci siano persone che parlano con facilità di contraccezione visto che esistono studi che dimostrano risultati ben diversi. L'effetto principale di queste pillole è quello di rendere inospitale la parete dell'utero e l'embrione, dopo il concepimento, trovando questa situazione, muore”.

 

Guardando la realtà dell'interruzione volontaria di gravidanza (Igv) in Trentino, gli interventi del 2015 sono stati 726. Un numero che va a confermare un trend di decremento che dura ormai da anni e che, rispetto al 2014, è del 4,2%. Come già avevamo avuto modo di approfondire in passato, il dato deve però essere corretto, sottraendo i casi legati a donne provenienti da altre province e aggiungendo i casi di Ivg di donne trentine che si sono rivolte fuori provincia. Il dato, così conteggiato, è pari a 655 Ivg su donne residenti in Trentino che si sono rivolte a strutture ospedaliere sia provinciali che extra provinciali.

 

A rispondere all'anti-abortista Mazzi è il ginecologo Emilio Arisi, primario di ginecologia all'ospedale Santa Chiara di Trento dal 1993 al 2010, che ha lanciato una petizione con la quale si chiede di rendere gratuita la pillola del giorno dopo. Una petizione che in breve tempo ha guadagnato oltre 1.700 firme. “Per prima cosa, la pillola si chiama contraccezione di emergenza perché ci si trova in una situazione di emergenza. Si utilizza quando c'è un rapporto sessuale e magari si è rotto il preservativo oppure una persona si è dimenticata la pillola per alcuni giorni o altro, e si cerca uno strumento di prevenzione secondario”.

 

L'effetto della pillola contraccettiva è però ben diverso da quello spiegato dagli anti-abortisti. “La loro funzione – ha spiegato Arisi – è quella di ritardare l'ovulazione se presa in tempo adeguato. Se la pillola viene presa quando l'ovulazione sta per venire, allora il ciclo viene portato avanti. Questo determina in pratica la morte di tutti gli spermatozoi”.

 

Sugli studi, invece, riguardanti gli effetti della pillola non ci sono dati certi. “Sono situazioni molto delicate – spiega ancora Arisi – quello che è stato dimostrato con sicurezza dagli studi è che l'eventuale assunzione della pillola in tempi sbagliati non ha poi effetti sul bambino”. Dovesse quindi avvenire una fecondazione, non ci saranno ripercussioni negative sul feto.

 

In merito alla petizione che si sta portando avanti in tutta Italia e che il ginecologo Arisi ha presentato anche alla ministra Beatrice Lorenzin l'obiettivo è quello di far capire che la contraccezione d'emergenza, usata nel momento giusto, riduce gli aborti.

 

“Nelle ultime relazioni del Ministero della Sanità – afferma il ginecologo –, i dati mostrano come la riduzione degli aborti volontari sia dovuta soprattutto dalla vendita della contraccezione di emergenza. Se questa fosse fornita gratis alle donne risparmieremo come sistema sanitario alcuni milioni di euro. Oggi un aborto – conclude Arisi - costa circa 1.500 euro e questi soldi potrebbero essere investiti meglio per fare prevenzione”.

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