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Da Villazzano al Festival di Venezia, l'opera di Soheila Mohebi è nata grazie anche alla solidarietà dei trentini

Dopo il furto dei documenti e dell'attrezzatura cinematografica subito dalla donna e dal marito Razi la comunità trentina si era mobilitata con un crowdfunding e un appello per far ottenere alla famiglia la cittadinanza italiana. Il film 'Una casa sulle nuvole', la cui sceneggiatura ha già vinto il premio dedicato al cinema migrante, racconta la loro storia

Di Cinzia Patruno - 06 agosto 2018 - 13:03

TRENTO. La storia di una famiglia, di un imprevisto che è costato molto, di solidarietà. 'Una casa sulle nuvole' di Soheila Javaheri Mohebi, la regista iraniana residente a Villazzano, è tutto questo, ma non solo. Il suo docu-film, che verrà presentato ufficialmente al 75esimo Festival del cinema di Venezia , è stato chiamato “apolide” dalla critica, proprio come era lei.

 

Era, perché Soheila la cittadinanza italiana l'ha ottenuta. La regista iraniana, che da oltre dieci anni vive a Villazzano con il marito Razi (regista anche lui) e il figlio Sepanta, aveva presentato regolare richiesta nel 2015. La burocrazia non aveva ancora fatto il suo corso quando è capitato l'imprevisto, quello con la 'i' maiuscola raccontato nel suo ultimo, coraggioso film.

Nel dicembre 2016, Soheila e Razi si trovavano su un treno che da Verona li avrebbe portati a Milano Malpensa, dove avrebbero preso un aereo diretto in Iran. Dopo molto tempo, avrebbero potuto abbracciare di nuovo la famiglia di lei e dedicarsi ad un progetto cinematografico. Per questo motivo viaggiavano con la loro attrezzatura, oltre a tutti i necessari documenti che consentissero loro di lasciare il paese.

 

Facile immaginare cosa possa aver significato il furto di quel borsone, contenente i pezzi fondamentali della vita di Soheila e Razi. Come hanno raccontato a ildolomiti.itSiamo diventati cittadini del nulla”.

 

'Una casa sulle nuvole' racconta questa storia, ma anche tutto quello che è venuto dopo: una meravigliosa storia di solidarietà che ha come protagoniste le persone che negli anni si sono legate a Soheila e Razi, sostenendoli in ogni modo possibile dalla petizione per l'ottenimento della cittadinanza italiana al crowdfunding tra gli amici più stretti per l'acquisto della nuova strumentazione.

 

“Il trenta per cento del film – ci spiega la regista Soheila – narra la vicenda del furto, mentre la parte restante racconta quello che è successo dopo, in particolare il coinvolgimento della comunità di amici. Grazie a loro, siamo riusciti a sopravvivere”. Così questi “cittadini del nulla” hanno sentito l'abbraccio di tante persone che hanno saputo aiutarli, dal punto di vista emotivo ma anche attraverso azioni concrete.

 

Soheila e il figlio Sepanta, di appena dieci anni, hanno ottenuto la cittadinanza italiana, mentre Razi è ancora in lista d'attesa. Inutile sottolineare quanto questa condizione si dimostri dannosa per il lavoro di regista di Razi che, oltre a non potere spostarsi fisicamente dall'Italia, non ha accesso a tutti i finanziamenti dedicati ai cineasti italiani, "regolati dall'articolo 5 della legge sul cinema".

 

Sostegni economici di grande importanza, come il premio Mutti, che la sceneggiatura di 'Una casa sulle nuvole' si era aggiudicato nel 2016, il maggiore riconoscimento per il cinema migrante. Attualmente la pellicola sta passando attraverso gli ultimi ritocchi. E' Carlo Missidenti, già David di Donatello nel 2010, ad occuparsi del perfezionamento del suono, mentre Corrado Measso sta ultimando la color correction.

 

In attesa dell'importante proiezione nella speciale cornice del Festival del cinema di Venezia, Soheila vuole lasciare un messaggio, che si sublima attraverso le immagini e le parole di 'Una casa sulle nuvole'. “Non devono esistere confini. La mia più grande speranza è che tutti possano mettersi in cammino. Siamo uomini, non alberi. Non abbiamo radici”. Da qui, la “generazione con la valigia”. Che si augura che il figlio, la sua seconda generazione, possa scegliere liberamente quando e come imbracciare una valigia ma anche quando e come possedere un armadio che vuol dire casa.

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