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''Discriminata per quello che faccio, non riesco a trovare una casa'', l'appello di Nina Hernandez

La spogliarellista trentina originaria di Feltre è tra le più affermate del momento. La sua padrona di casa, però, dopo aver visto un manifesto ha cambiato atteggiamento nei suoi confronti. ''Sono disperata, ora sto cercando una nuova casa ma appena scoprono quel che faccio non mi accettano. Eppure ho il garante, un lavoro stabile, pago e non creo problemi. Questo è razzismo culturale'' 

Di Luca Pianesi - 02 dicembre 2018 - 16:01

TRENTO. ''Voglio una casa a Trento ma sono discriminata per il lavoro che faccio anche se sono una persona normalissima. Ho sempre pagato l'affitto, non creo problemi, per me la casa è un punto di riferimento dove stare tranquilla, staccare e riprendermi i miei spazi. E proprio per questo ora sono disperata''. Lisa Gili, in arte Nina Hernandez, fa la spogliarellista e oggi è forse il personaggio di quel mondo più famoso in assoluto del Trentino. E' una star nel suo campo con partecipazioni in film, apparizioni televisive e tantissime richieste per quanto riguarda fiere, eventi e spettacoli.

 

E proprio per via di uno di questi eventi, una delle edizioni di ''Trento Erotika'', la sua situazione personale si è ingarbugliata, al punto da portarla a dire ''sono disperata, non so più cosa fare''. Ma andiamo con ordine: Lisa l'avevamo conosciuta circa due anni fa (QUI ARTICOLO). Studentessa universitaria ha sofferto da ragazza di gravi disturbi alimentari e poi ha trovato il suo riscatto laureandosi con il massimo dei voti a Sociologia con una tesi proprio su questi argomenti. Prima volontaria in Brasile, poi i problemi economici, gli studi fuori sede, il mondo dei night, la caduta, la depressione e la risalita concisa con l'aver trovato, finalmente, un appartamento tutto suo. ''Il mio rifugio, la mia casa dove essere felice e serena - ci spiegava due anni fa -. Un punto fermo dal quale partire e ripartire'', arrivando anche a fare una parte nel film diretto da Michele Placido ''Suburra''.

 

Già perché già due anni fa Lisa, nel suo percorso di rinascita, messi via un po' di soldini e trovata una continuità lavorativa, ha finalmente potuto permettersi un appartamento tutto suo ''ma mi ci sono voluti mesi per riuscirci - racconta oggi - perché appena sapevano cosa facevo mi trattavano come fossi un'appestata. Dopo avermi dato l'ok per il contratto e tutto magari scoprivano chi ero e mi spiegavano che non volevano più affittare, non mi rispondevano più o, al contrario, mi ritrovavo uomini che si volevano approfittare della situazione, viscidi e scorretti. Col tempo ho capito che dire la verità non pagava quindi mi limitavo a dire come mi chiamavo a mostrare garanzie e assicurazioni del caso e se non mi veniva chiesto espressamente omettevo il lavoro che facevo''.

 

Alla fine Lisa aveva trovato una casetta tutta sua e a quella si era aggrappata per riprendersi la sua vita e superare gli ostacoli. ''Poi è arrivato questo evento a Trento - prosegue - dove, ovviamente, ero stata messa sul manifesto davanti alle altre pornostar e spogliarelliste perché ero l'artista del posto. Quel manifesto è finito sui giornali, sugli spazi dedicati lungo le strade, ovunque e così l'ha visto la mia padrona di casa. Se fino a quel momento ero l'inquilina perfetta, gentile, disponibile, che pagava a volte anche in anticipo, da quel giorno ha cominciato a trattarmi male. A dirmi che non andava bene, che dovevo tenere chiuse le tapparelle, ha cominciato a criticarmi su tutto e per tutto. Insomma mi ha reso la vita difficilissima. Mi trovavo post-it attaccati alla porta e mi ha anche chiesto delle spese condominiali raddoppiate rispetto all'anno precedente. Insomma mi ha portato all'esasperazione''. 

 

Lisa si è sentita dire di essere una poco di buono e quello che era il suo ''rifugio'' la sua casa dove rientrare il pomeriggio, dopo le lezioni di thai box, o la mattina dopo le serate di lavoro e i weekend fuori Trento, è diventato un luogo non più accogliente. ''E così mi sono rimessa a cercare casa - racconta ancora la giovane originaria di Feltre ma ormai da anni trentina - e sono ripiombata nella disperazione di due anni fa. Avrò sentito una decina di case ma le risposte tornano ad essere quelle di allora. Io ho il garante, le buste paga, ho tutte le assicurazioni del caso che dimostrano che ogni cosa è in regola che pagherò senza problemi tutti i mesi, ma vengo trattata come un'appestata. E' razzismo culturale, questo. Sono appariscente, faccio un lavoro del quale sono orgogliosa ma che a Trento è considerato poco 'normale' e per questo non mi dovrei meritare nemmeno una casa? Mi sembra pazzesco. Bruttissimo. Non voglio credere che le persone siano tutte così''.

 

Ed effettivamente è davvero pazzesco. Qualcuno dirà 'ma perché non te ne vai da Trento e ti trasferisci in una grande città?' oppure 'ma perché non ti normalizzi con vestiti meno appariscenti?'. Ma la risposta la diamo noi: ''Perché no''. Una persona è libera di esprimersi come meglio crede senza essere giudicata dagli altri per questo. Una casa non la si dà o meno in affitto sulla base di un pregiudizio razziale, culturale o sociale e una persona non deve essere obbligata a cambiare perché lo dicono gli altri. Lisa è così, è contenta di come è paga l'affitto, non crea problemi, ed è affermata sul piano lavorativo. Della serie: ce ne fossero di inquilini così. Se voleste contattare Lisa per aiutarla questa è la sua pagina Instagram.

 

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