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E' nata la prima associazione di cinesi in Trentino. A crearla il 20enne Hao Wu: "Ci dicono che siamo una comunità chiusa e forse è vero, vogliamo aprirci"

Secondo le ultime rilevazione del 2017, sono 1.210 i cittadini originari della Cina in Trentino. Tra le finalità dell'associazione la promozione di corsi di cinese per le nuove generazioni

Di Giuseppe Fin - 14 gennaio 2018 - 17:50

TRENTO. Lavorano in Trentino, hanno imprese e ristoranti e nonostante la crisi negli ultimi anni gli arrivi di cittadini cinesi sul nostro territorio non si sono mai fermati. Ad oggi sulla carta sono oltre un migliaio quelli presenti in Trentino ma secondo qualcuno sarebbero molti ma molti di più.

 

Una realtà pressoché silenziosa che con gli anni è cresciuta e che oggi, in qualche modo, cerca di riunirsi. Ecco allora che su iniziativa di un giovane 20enne, Hao Wu, è nata la prima Associazione Cinese del Trentino che oltre a valorizzare, tutelare e promuovere la cultura e le tradizioni cinesi e favorire il mantenimento dei legami con la terra d’origine, punta anche a promuovere il dialogo tra la cultura cinese e quelle trentina.

 

Hao, come mai hai deciso di metterti al lavoro per costituire la prima Associazione Cinese del Trentino?

Fino ad oggi non esisteva nulla di simile. Per questo io assieme ad altri abbiamo cercato di creare qualcosa. E' successo che alcuni nostri connazionali  si trovassero in difficoltà e non sapevano a chi rivolgersi. Il numero di cinesi in Trentino è cresciuto negli ultimi anni e serviva un riferimento. Soprattutto, però, mancava un canale di comunicazione tra la comunità italiana e quella cinese.

 

Quanti sono i cinesi in Trentino?

Le statistiche dicono attorno mille persone. Gli arrivi sono iniziati negli anni Novanta. Io personalmente sono arrivato nel 2005 ma mia madre è arrivata in Trentino nei primi anni '90.

 

Quali sono i motivi che hanno portato in passato i cinesi ad emigrare e arrivare in Italia?

Nei primi anni Novanta la Cina era i difficoltà economica e non solo. In molti hanno sentito la necessità di spostarsi e l'Europa per la Cina dell'epoca era un luogo molto avanti e si riusciva a trovare un posto di lavoro. Accanto a questo anche il cambio monetario era molto conveniente.

 

E come mai tua madre ha scelto proprio il Trentino?

C'erano degli amici e dei lontani parenti che già risiedevano in bassa Valsugana. Lei prima è andata in Olanda e poi si è spostata qui dove è riuscita a trovarsi un lavoro. Successivamente è arrivato il resto della famiglia.

 

E cosa fanno i cinesi in Trentino?

In tanti hanno deciso di avviare una propria attività. Negli ultimi anni molti cinesi hanno aperto un negozio oppure un ristorante. Ma piano piano stanno arrivando anche tantissimi studenti universitari. Alcuni decidono di rimanere sul territorio mentre altri tornano in Cina.

 

A che livello è l'integrazione?

La cultura cinese e quella italiana sono molto differenti. Quando facevo le Iti Buonarroti alcuni amici mi dicevano che la mia comunità è molto chiusa e forse è vero. Quello che manca è un canale di comunicazione tra questi due mondi ed è per questo che noi puntiamo a coinvolgere italiani e cinesi.

 

Che attività avete intenzione di mettere in campo con la nuova associazione?

Iniziative di incontro e dialogo sia per bambini che per adulti. Organizzeremo anche dei corsi di cinese per le nuove generazioni. Molte volte i bambini che nascono qui vengono mandati in Cina per imparare la lingua. Sono costretti a separarsi dai genitori e questo non va bene. Penseremo poi all'attivazione di un servizio di mediazione culturale e linguistica, nonché di traduzioni in lingua cinese di notizie e informazioni utili relative ai diversi servizi pubblici presenti sul territorio trentino.

 

Avete una sede?

Abbiamo incontrato il sindaco di Trento Alessandro Andreatta per presentarci e a breve compileremo i moduli per chiedere una sede dove ritrovarci. Ci sono già molte persone che hanno voglia di iniziare.

 

 

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