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Essere donna in Sud Sudan, tra violenze, stupri e mille difficoltà. In Uganda con Acav un centinaio di loro ha imparato una professione

Seconda puntata del diario da Rhino Camp dove 15 ragazze hanno frequentato il corso in catering e cucina, 18 in parrucchiera, 12 in tessitura, 1 in meccanica e 56 in sartoria

Pubblicato il - 06 dicembre 2018 - 20:20

TRENTO. Ci sono oltre un milione di profughi in Uganda più di 120.000 stipati solo in questo campo (praticamente lo stesso numero di migranti arrivati in tutta Italia lo scorso anno). Siamo in quell’angolo di terra che si chiama il West Nile ugandese, confinante con il Sud Sudan e la Repubblica Democratica del CongoAcav, ong trentina vi opera da più di trent’anni, e alcuni operatori sono appena rientrati dal Rhino Camp, il grande campo del Nord dove sono raccolti i profughi fuggiti dal Sud Sudan. Questo è un diario da loro stilato (QUI PUNTATA1)per raccontare quel che si è riusciti a fare in questi mesi in quella terra e per aiutarci a capire la situazione che vivono i rifugiati in quel luogo.Consegna dei diplomi e degli attrezzi a 102 ragazze rifugiate a Rhino Camp, in Uganda.

 

Diario di viaggio #2:

Donne e bambini rappresentano più dell’85% delle persone che sono state costrette a fuggire dal conflitto in Sud Sudan, il 65 % dei profughi ha meno di 18 anni. Le donne hanno testimoniato di essere state vittime di stupri e altre forme di violenza, di aver visto uccidere i propri mariti e rapire i figli che sono stati arruolati come bambini soldato (13.000 i bambini arruolati - Humanitarian Response Plan 2015 Mid year Report).

 

Ci sono pochi posti al mondo dove per le donne è più pericoloso e difficile crescere. In Sud Sudan la stragrande maggioranza delle donne e le ragazze hanno vissuto almeno a una forma di violenza di genere (GBV): si tratti di uno stupro; di un attacco fisico, un matrimonio forzato o precoce, abuso psicologico ed emotivo. Decise a scappare dalle violenze e dalle paure della guerra, molte di queste donne hanno trovato la sicurezza in Uganda, paese che ospita più di un milione e mezzo di rifugiati sud sudanesi.

 

Acav, grazie al sostegno della Provincia Autonoma di Trento, tramite il progetto “il Futuro dell’Africa in Africa” vuole dare a queste giovani donne delle competenze concrete affinché possano ripartire e con le proprie mani assicurare una vita migliore anche alle loro famiglie, un futuro migliore. Le ragazze scelte per i corsi, tra le più vulnerabili del campo profughi di Rhino, hanno tra i 14 e i 19 anni. Hanno passato dei colloqui e hanno frequentato tre mesi di formazione professionalizzante presso gli istituti professionali della regione e poi tre mesi di apprendistato.

 

Il 21 novembre, in occasione della “Settimana della cultura e cucina italiana nel mondo”, è stato consegnato il diploma e il kit di attrezzi per avviare la loro attività. 15 ragazze hanno frequentato il corso in catering e cucina, 18 in parrucchiera, 12 in tessitura, 1 in meccanica e 56 in sartoria. Il clima era gioioso, tanti i sorrisi carichi di speranza e di fiducia, le ragazze erano felici di aver concluso questo ciclo di formazione e apprendistato, pronte a iniziare una nuova tappa della loro vita.

 

Viola Sunday, 22 anni, dice: “Arrivata in Uganda, nel campo di Rhino mi sentivo cieca, non potevo vedere al di là del vivere giorno per giorno la mia vita, ma ora grazie a questo corso posso rivedere di nuovo il mio futuro”. Fa appello ad ACAV perché identifichi più ragazze e far seguire loro il suo stesso percorso.

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

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