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Grazie ad Acav e al Trentino quasi 1.300 bambini vanno a scuola nel campo profughi di Rhino Camp

In Uganda con l'ong trentina che da trent'anni opera in quella fetta di mondo dove ci sono circa 1 milione di profughi (120.000 in un solo campo). Per ilDolomiti hanno scritto un diario. Questa è la prima parte

Pubblicato il - 02 dicembre 2018 - 18:25

TRENTO. Ci sono oltre un milione di profughi in Uganda più di 120.000 stipati solo in questo campo (praticamente lo stesso numero di migranti arrivati in tutta Italia lo scorso anno). Siamo in quell’angolo di terra che si chiama il West Nile ugandese, confinante con il Sud Sudan e la Repubblica Democratica del Congo. Acav, ong trentina vi opera da più di trent’anni, e alcuni operatori sono appena rientrati dal Rhino Camp, il grande campo del Nord dove sono raccolti i profughi fuggiti dal Sud Sudan. Questo è un diario da loro stilato per raccontare quel che si è riusciti a fare in questi mesi in quella terra e per aiutarci a capire la situazione che vivono i rifugiati in quel luogo.

 

Diario di viaggio #1:

Inaugurazione della scuola di Amuru, 1285 bambini hanno accesso ora all’istruzione.

 

Il 21 novembre è stato un giorno particolare a Rhino Camp, il grande campo nel Nord dell’Uganda dove sono raccolti i profughi fuggiti dal Sud Sudan. L’ambasciatore italiano in Uganda, Burundi e Ruanda, Domenico Fornara, ha deciso infatti di portare un evento della “Settimana della cultura italiana” in questo campo che ospita 120 mila persone. Una delegazione trentina con il presidente di Acav Giorgio Boneccher era presente per presentare il lavoro di Acav, l’ong trentina che opera nel campo profughi dal 2016.

 

La giornata è stata caratterizzata da tre eventi importanti: l’inaugurazione della scuola primaria di Amuru, costruita da ACAV grazie al supporto della fondazione San Zeno; la consegna dei diplomi e dei kit di attrezzi alle 102 ragazze che hanno seguito un corso professionalizzante grazie al supporto della Provincia Autonoma di Trento; e una lezione di cucina dello chef romano Fabio Bongianni a 15 ragazze rifugiate sud sudanesi che hanno seguito un corso per diventare cuoche.

 

Arrivati alla scuola di Amuru, ad accoglierci c’erano i 1285 bambini che finalmente possono avere un tetto sotto il quale ricominciare a studiare e ricevere un’educazione che si spera possa fornire loro un futuro migliore. Vedere 1300 bambini tutti insieme è impattante. L’effetto è grande, colorato, e toccante.

 

La maggior parte di questi bambini e ragazzi sono scappati dalla guerra con le loro madri. La figura paterna è spesso assente, gli uomini sono rimasti a combattere chi fra i gruppi ribelli, chi fra le forze governative. I pochi padri che sono nel campo e le tante madri ci tengono seriamente all’educazione dei loro figli.

 

 

Questa scuola rappresenta il primo passo per accedere poi ad un’istruzione secondaria. Per un paese come l’Uganda che è un paese estremamente giovane, metà della popolazione totale ha meno di 14 anni, l’istruzione rappresenta la chiave per il futuro.

 

Sono stati costruiti quattro blocchi per le aule e le latrine, gli insegnanti sono stati reclutati e formati, sono stati forniti i banchi e il materiale scolastico. Restano ancora altri bisogni importanti come l’acqua potabile, che presto arriverà grazie ad un progetto finanziato in parte dal Comune di Trento, e il cibo. Questi ragazzini si ritrovano spesso a scuola senza aver mangiato nulla, con delle conseguenze sulle loro capacità di attenzione e di apprendimento. Le razioni di cibo al campo sono diminuite e le famiglie stentano ad arrivare a fornire un pasto ai loro figli.

 

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