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Acav e Sampdoria in Uganda per far giocare oltre 100 giovani con il supporto di ViPo, Aquila, Borgo e Uisp

Negli ultimi tre anni Acav si è concentrata e impegnata per fornire assistenza al milione di rifugiati dal Sud Sudan in fuga dalla sanguinosa guerra civile e arrivati in Uganda alla ricerca di pace e stabilità. Anche ViPo Trento, Aquila Trento, Borgo e Uisp partner del progetto attraverso la fornitura di materiale e attrezzatura

Di Luca Andreazza - 13 maggio 2019 - 18:52

TRENTO. Il calcio come strumento per veicolare messaggi di non violenza, ma soprattutto promuovere la pace e l'integrazione attraverso la pratica sportiva. Gli esempi in letteratura sono diversi, momenti che hanno segnato la storia, anche recente. La comunità trentina si è sempre mostrata particolarmente attenta: gli ultimi casi sono la consegna delle maglie del Calisio a Kinshasha (Qui articolo), mentre alle nostre latitudini ecco Intrecciante, una società mista tra trentini e richiedenti asilo (Qui articolo). Piccoli gesti, che però possono fare molto. Si muove invece in grande Acav, la ong trentina è riuscita, infatti, a coinvolgere alcune squadre del territorio e la Sampdoria per un ampio progetto di educazione in Africa

 

"Cerchiamo di favorire lo sviluppo dell'Uganda e siamo impegnati in diverse azioni come la costruzione di pozzi per l'acqua potabile, il sostegno all'agricoltura, la sicurezza alimentare e la formazione professionale", queste le parole di Elisabetta Bozzarelli, direttrice di Acav-Associazione centro aiuti volontari. Non solo, la Ong trentina lancia un nuovo progetto per provare a cambiare il futuro di alcuni giovani africani.

 

Negli ultimi tre anni Acav si è concentrata e impegnata per fornire assistenza ai rifugiati dal Sud Sudan in fuga dalla sanguinosa guerra civile e arrivati in Uganda alla ricerca di pace e stabilità. La popolazione ugandese si attesta intorno ai 3 milioni. A questi cittadini si aggiunge circa un milione di sudanesi scappati dal Paese vicino.

 

"Nel 2017 Acav ha implementato tredici progetti - spiega la direttrice - tra sviluppo e riqualificazione di molte zone, mentre nel 2018 abbiamo lavorato in diversi settori tra loro interconnessi per implementare una visione di sviluppo che mira a ricadute sociali collettive. Particolarmente incisivi i progetti avviati all'interno del Rhino Camp, campo profughi situato nel distretto di Arua. Qui sono stati riabilitati 20 pozzi, altri 6 sono stati perforati ex novo". 

La realtà trentina, che si spende da oltre 30 anni per aiutare le popolazioni dell’Africa orientale tra la distribuzione di sementi, corretto utilizzo delle risorse idriche e formazione professionale dei giovani, è riuscita a stringere un accordo molto articolato che prevede la collaborazione con l'Ambasciata d'Italia in Uganda e l'Ufficio del Primo ministro della Repubblica dell'Uganda (Ministero della protezione civile), la Sampdoria, la Federazione delle associazioni calcistiche dell'Uganda, il Comitato olimpico internazionale e quello ugandese e l'Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni unite.

 

Un progetto che è riuscito a coinvolgere anche la comunità trentina: ViPo Trento, Aquila Trento, Borgo e Uisp si sono mobilitati per fornire ai giovani ugandesi e ai rifugiati il materiale per poter giocare, come scarpe e attrezzature varie. "L'obiettivo - dice Bozzarelli - è quello di migliorare la coesione sociale e il ripristino della normalità a favore dei giovani residenti negli insediamenti di rifugiati e nelle comunità di accoglienza nella regione del West Nile".

 

L'iniziativa, prevista tra il 17 e il 19 maggio prossimo, intende riunire oltre 100 ragazzi tra i 13 i 19 anni provenienti dai campi di Bidi Bidi, Lobule, Imvepi e Rhino, oltre ai giovani ugandesi dei distretti di Yumbe, Koboko e Arua per allenamenti e un torneo di calcio finale.

 

"Le attività - commenta la direttrice - sono coordinate da allenatori professionisti italiani della Sampdoria. Questa iniziativa è poi completata da alcuni corsi di football managment. In occasione di questo evento viene lanciato anche un programma sportivo di tre anni a favore dei giovani rifugiati, ma anche delle comunità ospitanti. Questo progetto a lungo termine vuole veicolare i valori dello sport per creare percorsi di formazione e coaching".

 

A questo si aggiunge la possibilità di pianificare le infrastrutture locali. Un modo per favorire l'integrazione sociale. Questa è solo l'ultima azione di Acav, sempre più un punto di riferimento per le comunità locali. "Per ogni euro - conclude Bozzarelli - che ci viene messo a disposizione, 94 centesimi vengono utilizzati direttamente in favore dell’Africa e solamente 6 coprono le spese organizzative".

 

 

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