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''Che ne sarà di tanti nostri compagni di squadra fra sei mesi?'', la favola dell'Intrecciante tra paure, incertezze e un clima politico sempre più ostile

Il team di Trento che quest'anno disputa il campionato amatori ed è composto da 35 persone (tra loro 16 richiedenti asilo) vive un equilibrio sempre più precario a causa della stretta sull'accoglienza di queste ultime settimane. Parlano i dirigenti che seguono questo straordinario progetto di integrazione: ''Li guardiamo negli occhi, ascoltiamo i loro sfoghi e la loro frustrazione ma non sappiamo rispondere''

Di Luca Pianesi - 21 febbraio 2019 - 12:19

TRENTOChe farò se non trovo lavoro?”, “perché non prendono in considerazione il mio Cv?”, “perché hanno eliminato le lezioni di italiano?”, “come andrò ad allenamento e alle partite se non avrò più a disposizione la tessera trasporti?”, “posso io essere considerato un pericolo per la vostra sicurezza?”, “perché nessuno ci chiede come viviamo sulla nostra pelle questa situazione che ci riguarda in prima persona?”, “che faccio se finisco in strada in attesa di un’espulsione che potrebbe non avvenire?”. Sono queste le domande che rimbalzano senza risposte nello spogliatoio dell'Asd Intrecciante la squadra di calcio di Trento, che da quest'anno disputa il campionato amatori della Figc (QUI ARTICOLO), composta anche da molti ragazzi richiedenti asilo.

 


 

Trentacinque persone, in totale, tra staff tecnico, direttivo e giocatori, che provengono da una decina di paesi del mondo (e 16 ragazzi in attesa di ricevere una risposta alla domanda di asilo). Un team affiatato dove la parola ''straniero'' non ha alcun significato mentre esistono ''amico'', ''compagno di squadra'', ''collega di spogliatoio'' che da qualche tempo vive con sempre maggiore ansia quel che sarà il futuro. Questi ragazzi si stavano integrando con impegno e passione, la sera facevano le corse (in tutti i sensi) per andare agli allenamenti o alle partite, imparavano l'italiano e lavoravano, tra servizio civile e primi contrattini. Da qualche settimana, da quando Fugatti ha deciso di usare il pugno di ferro con questi ragazzi andando a bloccare loro i corsi di lingua, a sospendere quelli di assistenza psicologica e a tagliare i trasporti tutto è cambiato. 

 


 

''Sentiamo forte il dovere e il bisogno di raccontarvi come ci sentiamo in questo momento storico incerto - spiegano la presidente della società Serena Endrizzi, i membri del direttivo Moussa Dia, Beatrice Pani, Malika Mouj, Nicola Serra, Federico Tapparelli e in rappresentanza di tutti i giocatori il capitano Lorenzo Cortelletti e il mister Alberto Cattaruzza -  un momento ostile, di grande paura dello ‘straniero’. Ogni volta che nello spogliatoio nominiamo questa parola ci guardiamo l’un l’altro e ci chiediamo chi è lo straniero e per chi? Siamo sicuri esista? Non tra noi che parliamo tante lingue del mondo, che abbiamo carnagioni differenti, vissuti completamente diversi. Eppure percepiamo le paure dei nostri compagni di squadra, quasi le tocchiamo con mano''.

 


 

Le paure, come detto, sono tantissime. Persone che hanno magari impiegato due, tre anni per arrivare fino a qui, hanno investito tutto in questo viaggio, sono stati torturati e hanno visto cose che noi europei nemmeno immaginiamo, hanno sfidato i deserti e poi il mare e oggi stanno cercando di integrarsi, di costruirsi un futuro migliore nel nostro Paese, si ritrovano inghiottiti in una spirale di odio, insicurezze e dubbi. ''Li guardiamo negli occhi, ascoltiamo i loro sfoghi e la loro frustrazione ma non sappiamo rispondere. A volte - proseguono i membri del direttivo -  abbassiamo lo sguardo incapaci di trovare spiegazioni ragionevoli. Ascoltiamo grandi lezioni di umanità increduli che in molti non vogliano udirle e coglierne il significato più profondo. Che ne sarà di tanti nostri compagni di squadra fra sei mesi? Siamo sicuri di voler ridurre tutto ad un problema di sicurezza e ordine pubblico? Perché non riusciamo a vedere oltre i numeri? Ma soprattutto, come abbiamo potuto dimenticarci la nostra umanità?''.

 

''Ancora una volta - concludono - nessuna risposta. Siamo amareggiati, delusi, incazzati da tanta cecità. Continueremo a correre dietro al pallone l’uno al fianco dell’altro, uniti più che mai, ogni goal un urlo di rabbia e liberazione. Siamo qui, guardateci negli occhi, coraggio".

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