Dal Sud Italia al cuore delle Dolomiti, la nuova vita di Marley con Andrea e Serena. E una pettorina speciale: “Non sono perfetto, ma sono in edizione limitata”
Ha un lieto fine la storia di Marley, giovane meticcio del sud che non vede l’ora di fare escursioni tra le Dolomiti bellunesi. A raccontarla è Andrea, che con la compagna Serena ha scelto di adottarlo. La loro conoscenza è stata seguita da Apaca, che mette in guardia dai rischi di adozioni inconsapevoli: “Il contesto familiare in cui sono catapultati mostra l’impreparazione a un’accoglienza che non può essere corretta”

DOMEGGE DI CADORE. “Al ritorno da ogni passeggiata serale si siede di fronte la porta dello sgabuzzino, dove sa che ci sono i biscotti. Dopo averne mangiato uno, non possono mancare la pulizia con le salviette profumate e una bella pettinata, invece la mattina appena si accorge che siamo svegli sale sul letto e inizia a riempirci di baci".
Sono passate appena un paio di settimane, ma Marley ha già stabilito che questa è la sua nuova routine. Giovane meticcio di circa tre anni (ipotetici, come spesso capita con le storie difficili), Marley è arrivato al rifugio Apaca di Belluno dal sud Italia. “Un cane - fa sapere l’associazione - che si è accompagnato per un po’ di tempo a una famiglia disponibile ma poco preparata alla coesistenza del cane con dinamiche familiari particolari. Marley è arrivato in rifugio con questa narrazione alle spalle, ma dopo soltanto qualche settimana si è dimostrato ciò che in realtà è: un giovane meticcio estremamente docile, affettuoso e collaborativo, che cerca volentieri il contatto e ama il gioco”.
Quello delle adozioni ‘veloci’ è un tema annoso per il mondo del volontariato. Spesso il cambiamento radicale che i cani subiscono, non sempre realizzato in maniera consapevole, crea in loro reazioni a volte sproporzionate, nonché stress fisico ed emotivo. “Non solo - puntualizza Apaca - ma il contesto familiare nel quale sono catapultati mostra fin da subito l’impreparazione a un’accoglienza che, nella maggior parte dei casi, non può essere corretta sia perché il cane è un perfetto sconosciuto, mai incontrato prima e accompagnato quasi sempre da descrizioni sommarie e talvolta false, sia perché le scelte sono basate su emozioni o gradimento estetico, mai su risposte corrette di compatibilità”.
Insomma, si assiste spesso a casi di trasferimenti effettuati senza i dovuti accorgimenti. In questo modo, il cane può difendere il proprio spazio di vita manifestando paure anche in modo aggressivo. “A questo punto - prosegue Apaca - la famiglia più responsabile cerca l’aiuto di un educatore cinofilo, ma se anche questo intervento non risolve la situazione il canile diventa la meta più gettonata”.
Fortunatamente, la storia di Marley ha un lieto fine, perché il rifugio è stato un passaggio temporaneo nel quale ha imparato che “tutto ciò che faceva non avrebbe avuto conseguenze negative” e che, con gli umani, poteva instaurare rapporti di collaborazione. Come quello con Andrea e Serena.
“Ho visto per la prima volta Marley sul sito dell’associazione - spiega Andrea a il Dolomiti - e ho subito chiamato. Abbiamo fatto alcuni incontri in canile, finché l’educatrice lo ha accompagnato a casa nostra”. Come da corretta prassi, infatti, una buona adozione prevede non solo la conoscenza con gli adottanti, ma anche una visita pre-adozione per capire dove il cane andrà a vivere. “Da quello che so - prosegue - nella famiglia di provenienza era maltrattato e la situazione era delicata. Con noi però è sempre stato molto tranquillo, ha legato con entrambi da subito ed è diventato la mia ombra, mi segue dappertutto”.
Non sempre le adozioni funzionano, a volte i cani rientrano in rifugio. Seguire però un iter preciso è sicuramente una sicurezza in più e l’unica strada percorribile per dare agli animali la vita che meritano. “La garanzia di un tempo ridotto da trascorrere da solo - sottolinea Apaca - e la certezza di molta attività da fare in natura hanno definito un quadro complessivo corretto. Anche l’atteggiamento della coppia, disponibile all’ascolto di questo bellissimo meticcio, ha convinto Marley che per lui era arrivato il momento di trasferirsi nella sua casa definitiva. E la sua convinzione è diventata piena quando ha indossato la nuova pettorina con il suo nome e la scritta ‘non sono perfetto, ma sono in edizione limitata’: quindi, pur con qualche inevitabile difetto, unico e insostituibile”.
“Ho sempre avuto cani adottati - conclude Andrea - e Marley già da adulto: certo, a tutti piace il cucciolo, ma in canile ci sono soprattutto cani ormai cresciuti che meritano un occhio di riguardo da parte nostra. Spero inoltre che le persone abbiano capito che il cane non è un oggetto da tenere in giardino: noi viviamo in appartamento con uno spazio esterno, ma lui esce solo con noi perché avere un cane è come avere un figlio, richiede impegno, presenza e fiducia reciproca. Ora lo stiamo abituando a passeggiate più lunghe, ma ha capito da subito dov’è arrivato e non vede l’ora di salire in montagna”.












