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In quota per far fatica...con lo spinning. Ma la montagna c'ha davvero stufato?

Oggi al rifugio Passo Paradiso c'erano decine di persone intente a pedalare da ferme, con musica e istruttori giunte sul posto in funivia. Intanto si moltiplicano i parchi giochi sopra i 2.000 metri, gli aperitivi da città e si discute sul rifugio a sei piani in Valle Aurina. E' la natura che ci spaventa?

Immagine che promuoveva l'evento nel 2016
Di Luca Pianesi - 15 luglio 2018 - 19:06

TRENTO. La montagna c'ha stufato. Deve essere così. Raggiungerla è una passeggiata (nel senso che non serve nemmeno più quella), ci si siede su una cabinovia e senza muovere un muscolo si arriva a 3.000 metri. Una volta in cima, poi, si poggia lo zaino multicolore comprato per l'occasione, perché in montagna si mette lo zaino come al mare si porta la borsa da spiaggia, si slaccia il pile, equivalente del costume, si allentano gli scarponi, un po' come liberarsi dalle infradito arrivati sulla subbia, e prima di sedersi a mangiare (come se non ci fosse un domani) al rifugio magari si giustifica la ''magnata'' facendo un po' di spinning.

 

 

Si avete capito bene: lo spinning, quello che serve a fare sport senza muoversi dal punto dove ci si trova. Quello che serve a sudare quando non si può uscire di casa, quando c'è brutto tempo, quando si vive in una metropoli senza spazi verdi. La cyclette che, guarda caso, la si ritrova sempre più spesso anche a mollo nell'acqua da Rimini a Bibione per il mitico ''risveglio muscolare''. Ah e poi, per chi è davvero stanco, perché l'alta quota, l'aria e il sole, si sa affaticano, c'è la Spa, l'equivalente della piscinetta per chi, alla fine, il bagno nell'acqua salata preferisce non farlo perché nel mare chissà cosa c'è.

 

Insomma, 'sta natura è una noia e lo è diventata anche ad alta quota. Quei cento animali (tra lupi e orsi sommati) che potenzialmente ci possono far venire un po' di strizza, che ci ricordano che se si cammina nel bosco bisogna stare un po' più attenti e che almeno sulle montagne, tra i sentieri e i panorami, è meglio tenere alto lo sguardo staccandosi dallo smarphone e sfilare le cuffiette dalle orecchie, ebbene quei cento animali siamo pronti ad abbatterli perché non pensavamo volessero davvero fare gli animali selvatici nel mondo degli uomini. Quindi via libera alle doppiette perché tutto deve essere a noi congeniale.

 

E allora il Presena diventa perfetto. Tutto è già strutturato: si arriva in macchina, si parcheggia a Passo del Tonale, cabinovia Paradiso con suggestivo panorama e si sale, oggi fino al rifugio Passo Paradiso, ma è da qualche anno che l'idea ha preso piede ed è stata fatta anche in altre strutture. Si arriva praticamente in terrazza, si monta in sella ad una delle decine di bici per lo spinning e tra musica e istruttori, come se si fosse, appunto, a mollo nell'Adriatico o al chiuso in una palestra di Milano, si fa fatica e ci si sforza di sudare in un luogo dove per ''fare fatica'' basterebbe decidere di camminare. E poi, da pacchetto, si può prendere un'altra funivia per godere della Spa di un'altra bellissima struttura: Capanna Presena con vista sul ghiacciaio a quota 2.753 metri. 

 

Vetro, acciaio, aperitivi, tutto a un passo da uno degli ultimi ghiacciai che sopravvivono sulle nostre montagne. Montagne sempre più alla portata di tutti, sempre più vicine alla città. Giusto? Sbagliato? Dipende come la pensate. E allora, mentre infuria la polemica per il nuovo rifugio a sei piani costruito in Valle Aurina, mentre ci si interroga sul perché debbano esistere mega parchi gioco a 2.000 metri di altitudine, con scivoli ricurvi e giochi d'acqua, mentre si fanno raduni con i quad sulle Dolomiti e il Trentino festeggia per essersi ''riappropriato'' della Marmolada, c'è da chiedersi cosa ce ne faremo. La lasceremo essere una montagna o la renderemo qualcosa di simile a un parco giochi? La paura è che la montagna c'abbia davvero stufato.

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