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L'estate senza rifugi? Sat e gestori: ''Lavoriamo per garantire aperture, ma lasciare la montagna senza presidio può essere pericoloso ''

Nel frattempo è arrivata anche la precisazione di Montani e del Cai. La Sat: "Se da questa situazione discenderà una nuova modalità di frequentazione della montagna, improntata a maggiore attenzione e cautela nell’affrontare i sentieri, nello stile di accoglienza e nella relazione tra operatori del settore e clienti, significherà che tutti affronteremo questa nuovo corso con consapevolezza e rispetto"

Di Luca Andreazza - 18 aprile 2020 - 13:39

TRENTO. "Qualsiasi dichiarazione o allarmismo non necessario è anche inutile finché non conosciamo le condizioni". Così Ezio Alimonta, presidente dell'associazione Rifugi del Trentino, sulle parole di Antonio Montani, vice presidente del Cai, riportate sul quotidiano La Repubblica nell'articolo "Tende, sacchi a pelo e cibo negli zaini. L'estate in montagna senza rifugi". Un settore che si trova, come tutti gli altri, a riflettere sulle ripercussioni dettate dal coronavirus.

 

Un pezzo nel quale si dice che escursionisti e alpinisti dovranno adattarsi a gite di un giorno oppure organizzarsi con tenda, sacco a pelo e cibo nello zaino. Un vivere la montagna che sarà più impegnativo, sotto il profilo fisico e tecnico, una crisi che aiuterà a riflettere su un modello che si è spinto oltre i limiti. L'emergenza cambierà le regole anche in montagna. 

 

"Come direttivo - aggiunge Alimonta, titolare dell'omonimo rifugio nelle Dolomiti di Brenta - dobbiamo aspettare finché non ci sarà qualcosa di preciso e faremo il possibile per garantire quello che ci sarà consentito fare. Lasciare la montagna senza presidio può generare solo caos e pericoli, anche d’inverno lasciamo agibili gli spazi invernali delle strutture".

 

Nel frattempo è arrivata anche la precisazione di Montani e del Cai: "Pur essendo vero che possono esserci difficoltà a riaprire i rifugi, soprattutto quelli di alta quota, deve essere chiaro che il Club alpino italiano si è attivato e sta lavorando per scongiurare questa ipotesi".

 

Sono ovviamente settimane intense a tutti i livelli, soprattutto nel comparto del turismo, tante le incertezze per cercare di salvare per quanto possibile l'estate, giorni nei quali i gestori lavorano alacremente per sedersi ai diversi tavoli di confronto con le autorità per trovare le soluzioni praticabili e non perdere quella funzione di storica e primaria di presidi della montagna. 

 

"E' evidente - commenta Angelo Iellici, gestore del rifugio La Rezila in val di Fassa e presidente del coordinamento nazionale dei rifugi - che in questo periodo del Covid-19 sarà ancora più difficile gestire un rifugio. Ma proprio per questo è necessario aspettare la Fase 2 e conoscere i criteri per sviluppare dei ragionamenti condivisi. I rifugi sono presidi della montagna e rientrano in una filiera turistica nazionale importante, siamo per questo insieme e ci sentiamo parte di una rete".

 

Ipotesi tende e sacchi a pelo? "Questa metodologia - evidenzia Iellici - rende un possibile scenario ancora più complesso e fallace dal punto di vista igienico-sanitario, ma anche della sicurezza: queste persone dovranno comunque servirsi dei rifugi, è imprescindibile. Ci sono anche molte responsabilità nei confronti della protezione degli escursionisti in caso per esempio di maltempo. In caso di errori, basterebbe una foto a rovinarci per sempre e potremmo venire attaccati su tutti i fronti, quindi servono delle soluzioni percorribili. Come rifugi siamo luoghi molto visibili e amati, abbiamo bisogno per questo di condividere le responsabilità con il Governo, con le amministrazioni provinciali e regionali, così come con le autorità sanitarie".

 

"E’ improvvido lanciare un allarme in questo modo sulla chiusura dei rifugi d’alta quota nella prossima estate. Attualmente - spiega Anna Facchini, presidente della Sat - sono in corso di studio e verranno tempestivamente diffuse linee guida e proposte di azioni concrete per rendere l’ospitalità nei rifugi coerente con le disposizioni sanitarie".

 

Qualcosa dovrà cambiare, ma è ancora presto per tracciare le conclusioni. "I proprietari e i gestori dei rifugi, privati o associazioni, sono in prima fila - conclude Facchini - per poter aprire le proprie strutture a escursionisti e alpinisti nella prossima estate. Potrebbero avere un numero complessivo di posti letto o posti a sedere ridotto rispetto alla effettiva capacità ricettiva, ma si farà il possibile per garantire ospitalità e presidio. Se da questa situazione discenderà una nuova modalità di frequentazione della montagna, improntata a maggiore attenzione e cautela nell’affrontare i sentieri, nello stile di accoglienza e nella relazione tra operatori del settore e clienti, significherà che tutti affronteremo questa nuovo corso con consapevolezza e rispetto, in una sola parola con saggezza".

 

Insomma, la montagna insegna ad aspettare con pazienza il bel tempo e la giornata migliore per poterla affrontare in sicurezza e godere dei panorami. I rifugi ragionano e aspettano pazientemente di delineare il proprio futuro.

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